martedì 10 ottobre 2017

Blade Runner 2049 (2017)

Nonostante avessi tutto contro (weekend con matrimoni, il terrore del Bolluomo all'idea di affrontare tre ore di film, gli orari maffi del Multisala), sabato sono riuscita a vedere Blade Runner 2049, sequel di Blade Runner diretto dal regista Denis Villeneuve.


Trama: durante un'operazione di routine il Blade Runner replicante K scopre un segreto che minaccia di sovvertire l'ordine mondiale e, durante le indagini, viene a conoscenza di cose che riguardano il suo stesso passato.


L'inevitabile premessa del post è che, pur avendo apprezzato moltissimo il Blade Runner di Ridley Scott, non sono mai stata una di quei fan che ne ricordano ogni singola battuta, né mi sono fracassata la testa sull'ambiguo finale, di fatto credo di non avere mai visto neppure tutte e tre le versioni del film realizzate nel corso degli anni ed immesse sul mercato dell'home video. Sono quindi andata a vedere Blade Runner 2049 col cuore molto leggero, senza contare che Villeneuve è un regista che mi piace tantissimo, e giustamente sono riuscita così a godermi un film che, nonostante le quasi tre ore di durata, scivola via che è un piacere, tenendo incollato lo spettatore allo schermo non tanto per la trama, pur interessante, ma per l'incredibile bellezza delle sequenze girate da Villeneuve; probabilmente, senza nulla togliere a Scott e senza desiderio di attirarmi gli strali dei fan di Blade Runner, nel 1982 gli spettatori sono rimasti ipnotizzati davanti allo schermo allo stesso modo, immersi nella nebbia, nella pioggia oscura e negli incredibili giochi al neon di una Los Angeles cosmopolita, mentre le orecchie si aprivano stupite alle note di un Vangelis sparato a tutto volume. L'omaggio di Villeneuve a quelle vecchie atmosfere tecno-noir è palese, così come lo è quello di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch per quel che riguarda la colonna sonora, eppure Blade Runner 2049 non è semplicemente una strizzata d'occhio continua ai fan ma un film malinconico e grandioso dotato di una sua personalità, fatto di creature che si dibattono alla ricerca di risposte su sé stesse e possibilmente di un motivo per continuare ad esistere, siano esse replicanti in crisi d'identità, demiurghi desiderosi di velocizzare il progresso, intelligenze artificiali innamorate o vecchi detective che hanno rinunciato a tutto per proteggere le cose più importanti della loro vita. Il futuro o, per meglio dire, il presente dei protagonisti si riallaccia così in modo naturale al mitico passato in cui Rick Deckart arrivava a mettere in dubbio il suo ruolo di Blade Runner e a scoprire l'amore, il tutto filtrato attraverso gli occhi artificiali di un replicante diventato cacciatore dei propri simili eppure lo stesso incredibilmente umano, talmente bisognoso di relazioni da arrivare a crearsene una con un'Intelligenza Artificiale creata appositamente per soddisfare i desideri degli utenti, quella Joi così simile nei modi e nell'interazione col suo "padrone" da ricordare lo struggente Her di Spike Jonze. I misteri che circondano l'ultimo ritrovamento di K diventano così l'inizio di un percorso non solo verso la verità e verso la possibile risposta alle domande che gli spettatori si ponevano da trent'anni ma anche verso riflessioni più ampie relative ad umanità, ricordi e considerazioni "scomode" sulla vita artificiale, magari non delle più innovative viste al cinema negli ultimi anni ma comunque capaci di tenere desta l'attenzione dello spettatore.


Ma, ribadisco, quello che a me è saltato letteralmente all'occhio non è tanto la bravura degli sceneggiatori nel creare una storia senza sbavature e coerente con ciò che aveva mostrato Scott negli anni '80 (continuo a dire che Blade Runner per me è un ricordo più visivo che narrativo) quanto piuttosto la bellezza delle riprese di Villeneuve, che si riconferma regista elegante ed incredibilmente emozionante. I grattacieli immersi nel fumo e nella nebbia, i mezzi volanti così piccoli al confronto della megalopoli da venirne inghiottiti, l'incessante pioggia, il punto di vista che si allarga da un punto preciso per mostrare allo spettatore la grandiosità di strutture regolari praticamente infinite, il caos di neon nei bassifondi della città, l'interazione col gigantesco e coloratissimo ologramma di una Dea, una scazzottata in mezzo ai video olografici di un vecchio hotel, l'aspetto malato di una Las Vegas radioattiva, la neve malinconica, soprattutto i colori caldi che si alternano alle ombre e ai riflessi acquatici del sancta sanctorum di Niander Wallace sono tutti ricordi che mi bruciano nel cervello da sabato sera e sono immagini che spero di non dimenticare mai più, rese ancora più emozionanti dalla bellissima colonna sonora di Zimmer e Wallfisch. E se rivedere Harrison Ford nei panni di Deckart non mi ha fatto né caldo né freddo (come ho scritto su Facebook, due bestemmie e qualche modo di dire ligure in bocca e sarebbe diventato la controfigura di mio padre) e Jared Leto sarà anche andato in giro con le lenti opache per provare davvero cosa vuol dire essere ciechi ma il suo personaggio mi ha detto proprio poco, ho apprezzato enormemente non solo Ryan Gosling ma anche e soprattutto la dolcissima e sensuale Ana de Armas, Dave Bautista (nonostante compaia pochissimo) e la bastardissima Sylvia Hoeks, alla quale è bastato un cambio di tinta per sembrare quasi orientale oltre che una stronza da primato. Mi soffermo un attimo su Ryan Gosling. Sono io la prima ad essermi quasi spaccata il cranio contro quello del Bolluomo nel momento in cui, all'unisono, siamo scoppiati a ridere quando non ricordo quale personaggio si è complimentato con K per sapere anche sorridere, però l'interpretazione "fissa" del bel Ryan è assolutamente perfetta in questo caso e quella faccetta da cane bastonato mi è entrata talmente dentro che sul finale ho persino speso una lacrima, commossa dalle vicende di questo replicante "più umano degli umani" e gabbato da un destino beffardo. D'altronde, non è che Harrison Ford sia mai stato un attore granché espressivo e invecchiando sul suo volto si percepisce sempre una sola emozione: quella del vecchio incarognito perché alla riunione di condominio non è riuscito ad impedire che si stanziassero fondi per l'ascensore nuovo. A parte questo sproloquio finale, confermo la bellezza di Blade Runner 2049, un film che più di altri quest'anno merita di essere visto al cinema, alla faccia dei detrattori e degli incassi miserrimi che sta avendo in patria.


Del regista Denis Villeneuve ho già parlato QUI. Ryan Gosling (K), Dave Bautista (Sapper Morton), Robin Wright (Tenente Joshi), Ana de Armas (Joi), Jared Leto (Niander Wallace), Harrison Ford (Rick Deckart) e Sean Young (Rachael) li trovate invece ai rispettivi link.

David Dastmalchian interpreta Coco. Americano, ha partecipato a film come Il cavaliere oscuroPrisonersAnt-Man, The Belko Experiment e a serie quali E.R. Medici in prima linea, CSI - Scena del crimine Twin Peaks. Anche sceneggiatore e produttore, ha 40 anni e cinque film in uscita tra cui Ant-Man and the Wasp.


Sylvia Hoeks interpreta Luv. Olandese, ha partecipato a film come La migliore offerta. Ha 34 anni e un film in uscita.


Edward James Olmos riprende il ruolo di Gaff dopo Blade Runner. Americano, ha partecipato a serie quali Il tenente Kojak, Starsky & Hutch, Chips, Miami Vice, CSI: NY, Dexter, Agents of S.H.I.E.L.D. e ha lavorato come doppiatore per episodi de I Simpson e per il corto Blade Runner: Black Out 2022. Anche, ha 70 anni e sei film in uscita, tra i quali Coco e The Predator.


Mackenzie Davis interpreta Mariette. Canadese, ha partecipato a film come Sopravvissuto - The Martian e a serie quali Black Mirror e Halt and Catch Fire. Anche produttrice, ha 30 anni e un film in uscita.


Lennie James interpreta Mister Cotton. Conosciuto come Morgan della serie The Walking Dead, ha partecipato a film come I miserabili, Snatch - Lo strappo e Lockout. Inglese, anche sceneggiatore, ha 52 anni.


David Bowie era la prima scelta di Villeneuve per il ruolo di Wallace ma il cantante è morto prima che cominciassero le riprese; il regista Ridley Scott ha invece lasciato il posto al collega (rimanendo come produttore), probabilmente per girare Alien: Covenant. Tra Blade Runner e il suo sequel ci sono tre corti, uno diretto da Shinichiro Watanabe, ovvero Black Out 2022 e due diretti da Luke Scott, ovvero 2036: Nexus Dawn (con Jared Leto) e 2048: Nowhere to Run (con Dave Bautista); se Blade Runner 2049 vi fosse piaciuto avete quindi un bel po' di roba da recuperare! ENJOY!




21 commenti:

  1. Non mancherò di vedere questo film, spero mi piaccia xD

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  2. Grande film, nonostante la lunghezza regge benissimo (e in certi casi anche supera) il capitolo originale.

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    1. Ecco, io sinceramente non mi sento di fare confronti. Come ho detto, l'originale l'ho visto ed apprezzato ma non lo metto nel novero dei miei film prediletti, pur riconoscendogli la natura di capolavoro. Questo sequel è molto più di quello che mi sarei aspettata ma, anche qui, ho preferito altri lavori di Villeneuve, più "personali" forse. Però visivamente è uno spettacolo.

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  3. Ne parlerò domani, impegni permettendo. Concordo sull'alone malinconico e sull'incredibile spettacolo visivo: Un'esperienza rara sotto quest'ottica! Nel complesso mi é piaciuto anche se é rimasta qualche perplessità. Sicuramente meglio di molti film dello stesso genere degli ultimi anni :)

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    1. Ti dirò che alla fine anche il mio fidanzato è rimasto un po' perplesso a me invece è sembrato che tornasse tutto. Ma alla fine, davvero, non era la cosa importante vista l'incredibile bellezza del film :)

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  4. Visto la sera stessa dell'uscita, una pellicola stupenda, lontana dal fan service che ci hanno propinato ripescaggi analoghi di vecchi titoli. Visivamente sbalorditivo, ma possiamo dire che tecnicamente è una pellicola talmente perfetta da risultarlo pure troppo e mostra un lato debole. Nel riallacciarsi al capitolo precedente deve per forza allungarsi e secondo me spalma forse troppo la parabola di K andando ad intaccare le emozioni che la sua storia riesce a scaturire. Pochi registi sarebbero stati capaci di realizzare una pellicola simile, che riprende tutte le coordinate stilitico/narrative dell'originale, ma nel proporle lo fa in modo del tutto personale, creando uno spettacolo unico e allo stesso tempo confermando quanto il film precedente fosse qualcosa di incredibile e difficile per l'anno in cui approdò nei cinema.

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    1. Assolutamente. Se tutte le "operazioni commerciali" fossero così non ci sarebbe da arrabbiarsi per il proliferare di sequel, remake e ritorni al passato.
      L'abilità di Villeneuve (e degli sceneggiatori, ovviamente), come dici, è stato quello di omaggiare il passato e reinterpretarlo in modo personale senza però snaturare i semi piantati all'epoca da Dick e Scott.

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  5. Dopo il plauso di Ford ero un po' spaventato...
    La tua promozione invece la prendo come una cosa positiva. Almeno spero. Non deludermi. ;)

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    1. Due parole, anzi, tre: Ana de Armas. Vedrai se non sbaglio!

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  6. Non mi ha convinto del tutto, ma già che - come ben dici - non sia solo una mera strizzata d'occhio all'originale è già una grande vittoria. Una vittoria incorniciata benissimo.
    Più che altro, il personaggio di Jared Leto poi che fine fa?

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    1. Me lo immagino a tirare giù dei pipponi pseudo new age dopo

      SPOOOOOILERR la morte di Luv FINE SPOILER

      facendo cadere i marroni a tutti i replicanti che hanno la sfortuna di incontrarlo.

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  7. A me non ha smosso il cuore, ma il comparto tecnico è qualcosa di mastodontico. Da scuola di cinema per quanto riguarda fotografia e regia.

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    1. Io sul finale la lacrimuccia l'ho spesa. Non come in Arrival ci mancherebbe XD

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    2. È comunque un film monumentale.

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  8. Anche a me è piaciuto molto. Purtroppo in questi giorni non ho tempo per scrivere ma concordo con molte cose che hai detto, in special modo il paragone con "Her" (anche a me è subito venuto in mente vedendo Joi).
    Ad ogni modo ottimo film, sotto ogni aspetto. Certo non avrà la forza, l'importanza e la visionarietà dirompente dell'originale (che comunque va contestualizzata al periodo in cui è uscito) però è grande cinema, una fantascienza adulta, che si prende tutto il tempo che vuole, non rincorre il marketing e riesce perfino a commuovere, anche solo con la tecnica (fotografia e scenografie sublimi). Non sono d'accordo però sul vecchio Harrison ;) secondo me invece "buca" ancora assai lo schermo, molto più del (come al solito) monoespressivo Gosling.

    E poi, beh, amore incondizionato per Ana de Armas ! :)

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    1. Oh, non fraintendermi: AMO Harrison Ford, lo amo ormai con l'amore di una figlia, però sia qui che ne Il risveglio della forza fa la parte del vecchio incazzoso XD Gosling... non lo so, con lui ho un rapporto ambivalente. Non mi piace troppo come attore, eppure anche qui ha il suo perché, ha quella profondità nascosta sotto quella faccia da peerla fissa che mi porta a non volergli male né a disprezzarlo.

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  9. Sulla riunione di condominio stavo piangendo dal ridere.
    Sono curiosissima, non vedo l'ora di vedere questo film.

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    1. Quella della riunione di condominio piace a molti, in effetti XD
      Scherzi a parte, vallo a vedere, ti piacerà molto!

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  10. Non mi aspettavo che potesse uscire un ottimo film.. Nemmeno io mi sento di fare raffronti. Ottimo

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    1. Fare confronti con l'originale secondo me è inutile, bisogna prendere entrambi i film per le bellezze che sono :)

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