martedì 19 agosto 2008

One Missed Call (2008)

Sull'onda dei mille remake americani tratti da qualunque genere e filmografia (soprattutto horror) ecco uscire nelle sale questo One Missed Call di Eric Valette, remake dell'omonimo film del grande Takashi Miike datato 2004, Chakushin Aari.



La trama non si discosta molto da quella degli altri horror giapponesi degli ultimi anni. C'è una maledizione che si ripercuote attraverso un oggetto di uso comune (il cellulare) e che si rinnova ogni volta: le vittime ricevono una chiamata "dal futuro" dove la loro stessa voce preannuncia la loro morte. Il giorno e l'ora indicati dalla chiamata, puntualmente, le morti avvengono, impossibili da fermare, e "qualcosa" sceglie un numero a caso dalla rubrica degli sfortunati per proseguire la catena maledetta. A Foa du Bestentu, direbbe mia madre. Un blando piattume americano, direi io.



La trama e persino alcune scene sono speculari alla versione giapponese, eppure ci sono alcune particolarità che rendono l'originale nettamente superiore. Innanzitutto il remake è, ovviamente, semplificato, come a dire che il pubblico americano non abbisogna di sottigliezze ma solo di fatti.


Chakushin Aari comincia "in medias res", ovvero quando la prima vittima è già bella che andata, e con una sequenza introduttiva di vari personaggi il cui ruolo lì per lì non è ben definito; in particolare il detective da l'idea di essere un necrofilo quando cava dalla bocca di un cadavere, con fare furtivo, una caramella rossa, e viene scoperto da uno dei medici. Nel remake tutto è ben definito e lineare: c'è una prima morte che nell'originale viene solo suggerita ed intravista, e la rivelazione del segreto del detective, che lo colloca nel gruppo degli "eroi" fin da subito. E così via per tutto il film, senza lasciare dubbi o inquietudine che non sia "visibile", palese nelle immagini.

Per quanto riguarda l'orrore, nell'originale bastano una suoneria e la morte delle vittime per incutere ansia. Il remake si avvale invece di visioni di inquietanti personaggi, bambole e pupazzi assortiti che precedono ogni morte, quasi a voler richiamare il finale decisamente bizzarro ed onirico della pellicola di Miike. Purtroppo sono immagini fine a sé stesse, prive di significato alcuno che non sia quello di fare una blanda paura. Anche la paura della protagonista dei "buchi", legata ad un trauma infantile, perde di significato in questa pellicola, diventando un mero accessorio, una particolarità di un personaggio che più piatto non si può.

Nella pellicola originale c'è un sottile e malato filo di perversione che si tende dall'inizio fino al finale, un happy ending decisamente e paradossalmente negativo. Verrebbe quasi da dire che la morale della pellicola giapponese sia che ognuno mostra affetto nel modo che ritiene opportuno, e sta a noi accettarlo. Da qui il perdono dato a colei che, fino alla fine, sembra essere la responsabile della maledizione, ovvero una donna che gode a torturare le proprie figlie, così come faceva un tempo la madre della protagonista. Un universo tutto al femminile, fatto di donne prede di psicosi, terrorizzate dai propri figli e dai legami familiari (da qui l’orrore dato dai feti nell’ultima sequenza dell’originale giapponese) perché non bastano questi ultimi per proteggerci dalla pazzia e per darci la sicurezza di conoscere chi ci circonda. Volete ricercare una simile sottigliezza filosofica nel remake americano? Per carità di Dio.

Sugli attori, poche parole da spendere, anzi nulla. Scialbi e reduci da produzioni televisive, i soliti banali 40enni che recitano la parte di 25enni. Interessante vedere le differenze sociali tra le due versioni, le diverse abitudini dei giovani, il sesso e l’alcool che la fanno da padroni nella società Americana, mentre in quella giapponese i rapporti anche tra coetanei sono sempre tenuti su un profilo assai più basso. Poi la cultura dei cellulari, impossibile stare senza, con i ragazzi giapponesi che al tavolo si scambiano i numeri e i telefoni al posto dei nomi come fosse uno status simbol quello di avere la rubrica piena. Si vede che amo il Giappone? Sì, lo ammetto. Lo amo, e un giorno andrò a Tokyo vestita come una Gothic Lolita. I have a dream…

Eric Valette è il regista di questa pellicola. Francese, ha all’attivo alcuni film di genere ed episodi di alcune serie TV. Ha 31 anni e un film in uscita.




Shannyn Sossamon, Hawaiana, interpreta Beth, la protagonista traumatizzata dell’ancor più traumatico remake. Ha partecipato a film come Le regole dell’attrazione, Il destino di un cavaliere, e alcuni episodi di Law & Order. Ha 30 anni e due film in uscita.



Edward Burns interpreta il Detective Andrews. Questo attore ha avuto il suo momento di gloria negli anni novanta, partecipando a pellicole come Salvate il Soldato Ryan e 15 minuti – Follia omicida a New York, perdendosi poi nel decennio successivo in filmetti, oppure partecipando a telefilm come Will & Grace. Ha 40 anni e due film in uscita.

  
E dulcis in fundo concludo con Ray Wise. E chi è, direte voi? Blasfemi!! Nessun figlio degli anni 90 è mai andato a letto senza farsi la fatidica domanda: chi ha ucciso Laura Palmer? Ecco, parte della risposta è nella faccia di costui, protagonista memorabile del Twin Peaks televisivo. In questo film interpreta Ted Summers, imbonitore televisivo pseudoreligioso che non si fa scrupolo a sfruttare la maledizione per fare audience (un novello Costanzo?). Il nostro ha una filmografia sterminata: ha partecipato a un episodio di Charlie’s Angels, Dallas, Riptide, A-Team, Hunter, Moonlighting, Walker Texas Ranger, Star Trek, Beverly Hills 90210, Streghe, Dawson’s Creek, 24, CSI, Bones,  al remake de Il Bacio della Pantera, Robocop, Twin Peaks: fuoco cammina con me e Jeepers Creepers II. Ha 61 anni e 4 film in uscita. 
 



E ora il trailer di Chakushin Ari... con la musichetta bella bella ^___^






3 commenti:

  1. utente anonimo19 agosto 2008 23:55

    Un film che non ho visto, non essendo un grandissimo amante del genere horror.
    Ma quella locandina mi colpì subito... da lontano sembrava la faccia di un grosso insetto... altro che bocche o.O

    Tralascio quindi commenti sul film, limitandomi a generali considerazioni... il cinema americano ha senza ombra di dubbio degli stereotipi ben marcati... un film horror deve fare paura con scene cruente, sconvolgente a livello di effetti speciali.
    Non serve niente di recondito, niente sottigliezze o approfondimenti su dati particolari... è un prodotto commerciale e come tale deve essere impostato per funzionare... sto dicendo sciocchezze? XD

    per i jappo invece le cose sono ben diverse... il loro è un mondo oscuro a vari livelli... un mondo dove si vedono uomini con le parrucche di gommapiuma, costumi sgargianti, palazzi di cartone a dimensione d' uomo, stuntmen specializzati nel saltare per aria appena sfiorati, studentesse che vanno in giro con le uniformi dei cartoni animati (bada bene, non è il contrario!)..... questo è il vero orrore con cui per anni hanno plagiato le nostre giovani e innocenti menti occidentali... e il peggio è che nessuno ancora comprende sia solo l'inizio...


    o.O


    Reeve

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  2. Hai mai visto VisitorQ?
    Te lo chiedo perchè a mio avviso costituisce l'apice di un certo cinema estremo e patologico.
    Miike è davvero grande!

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  3. Ammetto di non averlo mai visto, ma me lo procurerò ^__^
    E sì, Miike piace un sacco anche a me anche se spesso non lo capisco ç__ç

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