giovedì 27 aprile 2017

Il (Gio)WE, Bolla! che vorrei - Parte 2

Sempre se tutto va bene, dovrei essere ancora in Giappone, oggi nella fattispecie ad Osaka (ma probabilmente a spaccarmi di treni tra Osaka, Nara e Himeji, chissà...) e il mio ritorno in patria dovrebbe essere imminente. Anche questa settimana si va dunque di "vorrei", giusto per non abbandonare a sé stesso il Bollalmanacco e chissà cosa troverò nel multisala al mio ritorno... ENJOY!

Guardiani della Galassia vol. 2
Posso solo sperare che lo tengano fino al mio ritorno ed effettivamente, in cinque giorni ho buone possibilità che ciò succeda. Più che altro, dovrei riguardarmi il primo "volume" visto che di esso ricordo giusto un paio di scene, la simpatia dei coinvolti, le lacrime alla fine e poco altro. Siccome la questione del padre di Starlord è già stata spoilerata nel trailer, resta solo da capire come Guardiani della Galassia riuscirà ad unirsi al prossimo Avengers: Infinity War e cosa ci sarà dopo i titoli di coda!

The Circle
A parte che è l'ultimo film interpretato da Bill Paxton prima di morire, come thriller distopico parrebbe molto valido. Temo solo la bolsitudine di Tom Hanks e qualche faccetta di troppo di Emma Watson ma a prescindere gli darò una chance!

Esce anche L'amore criminale, alias Unforgettable, diretto da Denise Di Novi (produttrice storica dei primi successi di Tim Burton), thriller che vede Rosario Dawson subire le ire dell'ex moglie del suo nuovo fidanzato. Non mi ispirava tanto da metterlo in elenco ma magari, chissà... potrebbe essere interessante?

domenica 23 aprile 2017

The Guest (2014)

Prima di partire ho fatto in tempo a veder passare in TV quel The Guest di cui avevano parlato già tutti un paio di anni fa, diretto nel 2014 dall'amico Adam Wingard.


Trama: un soldato di nome David si presenta alla famiglia Peterson dicendo di essere amico del primogenito Caleb, morto in guerra. I Peterson lo accolgono come un membro della famiglia ma David non è cortese e carino come sembra...



Aaaah, Dan Stevens!!! Quanta inglesità, quanto aMMore, quanta bellezza, che gran figopaur... ehm... no, scusate, mi è andata in cortocircuito la capoccia ma dovete capire che tra docce, momenti "Aidontuontiutubiioursleivpappapparappappà" che fanno molto Coca Cola anni '90 e millemila inquadrature dell'occhio azzurro del buon vecchio David Haller DICIAMO che mi sono ricordata di essere donna e di avere qualcosa chiamato "ormone impazzito" in grado di farmi sragionare. Ma torniamo a The Guest che, a parte la momentanea fangirlitudine per Dan Stevens (sul quale tornerò ma, a proposito di inglesi fighi, ciao Joseph non mi sono scordata di te, attendo con trepidazione giugno) è un film molto ma molto simpatico e ben fatto. D'altronde, dall'adorabile puccio Wingard me lo aspettavo visto che, tolta quella vaccata di Blair Witch, il suo stile e le sue scelte cinematografiche mi hanno sempre garbato molto, soprattutto quando riprende dei cliché da determinati generi, li frulla, li rimastica e li sputa creando un collage nostalgico e molto apprezzato. In questo caso c'è un po' di thriller anni '80, un po' (tanto) Carpenter, persino un po' di tamarrata alla Van Damme e il cocktail che viene così assemblato e offerto allo spettatore è una di quelle robe leggere che vanno giù che è un piacere, capace di appagare sia la voglia di passare una serata divertente ad alto tasso di ignoranza sia l'occhio di chi guarda, non solo quello femminile. Certo, bisogna sorvolare sulla sceneggiatura dell'altro amico Simon Barrett, fatta di personaggi scemi come un tacco che non si pongono la minima domanda su David e cominciano a portarselo dietro persino per andare in bagno, a mo' di sostituto del figlio/fratello morto, ma questa è la conditio sine qua non per avere da una parte il quadretto pseudofelice della famiglia borghese americana, dall'altra gli inevitabili momenti thriller derivanti da questa situazione paradossale, soprattutto quando il film imbocca la strada dell'horror sci-fi che alla fine non ti aspetti, senza troppi spiegoni per lasciare a "David" quell'aura di fatale mistero che ti porta a pregare di non incrociare MAI la sua strada.


Oddio, se proprio Dan Stevens volesse incrociare la mia, di strada, che venga, lo aspetto, ma detto questo (Bolla ripigliati!) buona parte della riuscita del film è da imputare proprio all'attore inglese. Il quale, lo ammetto, mi è piaciuto molto di più in Legion ma qui ha quella perfetta ambiguità da Giano bifronte, che ti conquista col sorrisino, il consiglio fraterno, l'addominale scolp... la gentilezza, la faccetta da bravo ragazzo e poi ti fredda con lo sguardo di ghiaccio dello psicopatico capace di uccidere gente a caso senza stare troppo a pensarci su, profondendosi in freddissimi ma spettacolari corpo a corpo e sparatorie che John Wick, scansati un attimo, vecchiodimmerda. I momenti più riusciti, sul versante attoriale, sono in effetti quelli in cui il ragazzo duetta con la particolare Maika Monroe (colpevole di quella colonna sonora un po' così, che ha devastato i maroni del Bolluomo e che però, a ripensarci, non sta nemmeno male all'interno del film e soprattutto ricorda tanto Carpenter, It Follows e Refn), in un gioco di sguardi e atteggiamenti talmente carichi di sottintesi erotici che a registi e sceneggiatori meno "onesti" sarebbe scappato di mano portando all'inevitabile e banalissima scopata mentre qui si mantiene, aggiungo con molta coerenza, a "semplice" livello di tensione. Meno bene gli altri attori, anche se qualche faccia simpatica spunta qui e là (Ciao, Ethan Embry!), ma benissimo per quel che riguarda regia, fotografia e scenografie, con quei meravigliosi colori isterici nell'horror labirinto del finale, tra giochi di specchi e fumo anni '80, che catapultano lo spettatore in quel decennio tanto amato al giorno d'oggi senza fargli venire il tipico mal di testa da strizzata d'occhio. Quindi, riassumiamo: protagonista figo, molto figo, tremendamente figo, tamarreide, thriller, orrore, gente che muore male, colonna sonora straniante e colori fluo. Siete ancora qui a leggere? Ma che diamine, andate subito a guardare The Guest!

#Ciaone
Del regista Adam Wingard ho già parlato QUI. Dan Stevens ("David"), Maika Monroe (Anna Peterson) e Ethan Embry (Higgins) li trovate invece ai rispettivi link.

Lance Reddick interpreta il Maggiore Carver. Americano, ha partecipato a film come Godzilla, Attacco al potere, John Wick, John Wick - Capitolo 2 e a serie quali La tata, CSI: Miami, Numb3rs, Lost e American Horror Story. Anche produttore, ha 55 anni e sei film in uscita.


Chase Williamson interpreta John Hardesty. Americano, ha partecipato a film come John Dies at the End, Beyond the Door SiREN. Anche produttore, ha 29 anni e sette film in uscita.


Il film è stato pesantemente tagliato e ridotto di durata dopo i primi, insoddisfacenti test screening: sono stati eliminati tutti gli spiegoni relativi a cosa sia davvero David, cosa gli sia successo, perché agisca in questo modo e in cosa consista il programma militare in cui è stato coinvolto. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate il primo Halloween, Drive e magari qualche bel thriller anni '80 come Il patrigno. ENJOY!

venerdì 21 aprile 2017

The Bye Bye Man (2017)

E' uscito il 19 aprile, giusto per il compleanno della sottoscritta, The Bye Bye Man, ultima distribuzione cinematografica a marchio Midnight Factory, diretta dalla regista Stacy Title. Avranno fatto il colpaccio come le ultime volte? Ehm no. Non proprio.


Trama: trasferitisi in una nuova casa, tre ragazzi scoprono, vergato all'interno di un cassetto, il nome del Bye Bye Man. Da quel momento saranno affetti da malesseri e visioni, costretti a diffondere il nome di questo pericoloso essere...


Com'era quella storia del "non pensare all'elefante rosa" e tu, ovviamente, BAM! da quel momento pensi SOLO al leggiadro pachiderma? Non lo dicevano anche in Inception? Ecco, più o meno The Bye Bye Man segue questo concetto, partendo dal presunto reportage di una "vera" leggenda metropolitana intitolata The Bridge to Body Island ed inclusa da Robert Damon Schneck nel suo libro The President's Vampire. In base a questa leggenda, pare che il Bye Bye Man fosse un killer realmente esistito negli anni '30, che si spostasse in treno e che, avendo cominciato a perdere la vista, si fosse letteralmente costruito un cane coi pezzi delle vittime (da rinnovare periodicamente), amena bestiolina che riusciva a condurlo, per l'appunto, da coloro che pensavano o pronunciavano il suo nome. Così ci siamo levati anche l'incomodo del cane demoniaco e delle visioni del treno, che ovviamente non vengono minimamente spiegati nel corso di The Bye Bye Man, in quanto lo sceneggiatore Jonathan Penner (marito della regista, by the way) ha preferito concentrarsi su una storia di visioni e matti fuori di testa. In pratica, la leggenda dice che è il Bye Bye Man stesso ad ucciderti, mentre nel film neanche si scomoda, lascia che tre semplici parole ti incasinino il cervello e ti portino a fare secchi amici e famiglia per poi percularti con un ditino ungulato e darti in pasto al mostrocane: incrocio tra la maledizione di Samara e Candyman, questo nuovo boogeyman è, in pratica, colui al quale dovremmo imputare le colpe di chi sbrocca e stermina gente senza un motivo, quindi eliminandolo scomparirebbero probabilmente anche la D'Urso e quell'inquietante psicologo del TG5. Il problema è che, a quanto pare, il Bye Bye Man non si riesce a eliminare perché "qualcosa" è sempre lì a spingerti a balbettarne il nome, quindi a diffondere il virus del Male Dylandoghiano (seh, magari) e l'unico vero pregio di questa storiella raffazzonata è il pessimismo cosmico che la impregna, un senso di ineluttabilità che neppure il solito viaggio verso chi dovrebbe detenere il sapere riesce a cancellare.


Insomma, avrete capito che The Bye Bye Man è fuffosetto, un film che andrebbe giusto bene per una serata estiva a base di pop corn e horror supercazzola, non fa paura nemmeno per sbaglio però a tratti fa tanto ridere (il che, preso con lo spirito giusto, non è nemmeno un male). La risata sgorga spontanea grazie ad attori particolarmente cani, un terzetto di poveri mentecatti che, a mio avviso, già sbagliano in partenza ad andare a convivere in tre (due fidanzati e il migliore amico di lui, mandingo che si farebbe qualunque donna respirante): la biondina slavata da il meglio di sé quando finge spasmodici attacchi di tosse, il cioccolatino è inespressivo come pochi e il protagonista tocca picchi di ilarità involontaria quando cerca di prendere di petto il Male e ostentare sicumera, ritrovandosi incaprettato in due secondi netti (a proposito di incaprettamenti: quanto è gratuita la scena di sesso verso il finale? E, ancora meglio: perché John viene portato in cantina con le caviglie legate ma appena si sveglia le corde sono sparite? Mah). Della tizia darkettona non parlo che è meglio, vista la somiglianza vaga con Neve Campbell le auguro ruoli migliori di quello della Cassandra de noantri, mentre non posso invece evitare di compiangere Carrie Ann Moss e, soprattutto, Faye Dunaway, che come caspita ci sia finita in un horror dozzinale come questo è qualcosa che esula dalla mia comprensione. Considerato anche che a gore, inquietudine e persino jump scare siamo messi malissimo e che la parte migliore del film, sia come costumi che come scenografie, sono i pochi flashback ambientati negli anni '70, ritengo che domani mi sarò già dimenticata di The Bye Bye Man, alla faccia del boogeyman del titolo, che verrà seppellito nei recessi della mia mente dalla mancanza di infamia o di lode. Venisse mai a bussarmi alla porta verrà comunque abbracciato e consolato, ché povera bestia è talmente male imbelinato da far tenerezza.


Di Douglas Smith (Elliot), Doug Jones (Bye Bye Man), Carrie-Ann Moss (Detective Shaw) e Leigh Whannell (Larry), ho già parlato ai rispettivi link.

Stacy Title è la regista della pellicola. Americana, ha diretto film come Una cena quasi perfetta. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 47 anni.


Faye Dunaway interpreta la vedova Redmon. Americana, la ricordo per film come Chinatown, L'inferno di cristallo, I tre giorni del condor, Quinto potere (che le è valso l'Oscar come migliore attrice protagonista), Il villaggio dei dannati, Occhi di Laura Mars, Supergirl - La ragazza d'acciaio, Insoliti criminali, Giovanna D'Arco e Le regole dell'attrazione, inoltre ha partecipato a serie quali Colombo, Alias, CSI e Grey's Anatomy. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 76 anni e tre film in uscita.


Un paio di curiosità sui vari interpreti: Lucien Laviscount, che interpreta John, era nel cast della prima stagione di Scream Queens, Erica Tremblay, che interpreta la cuginetta di Elliot, è la sorellina dell'adorabile Jacob Tremblay e infine Jonathan Penner, marito della regista, interpreta Mr. Daizy. Se The Bye Bye Man vi fosse piaciuto recuperate Candyman e qualsiasi altro horror con un boogeyman degno di questo nome. ENJOY!

giovedì 20 aprile 2017

Il (Gio) WE, Bolla! che vorrei - Parte 1

Se tutto va bene oggi dovrei essere già da qualche giorno in suolo nipponico, sperabilmente alle prese con una sbronza post-誕生日, quindi non ho idea di cosa approderà al multisala di zona. Ecco però un paio di uscite che, almeno sulla carta, parrebbero interessanti e meritevoli di una visione... ENJOY!


The Bye Bye Man
Il trailer è bello e l'idea di base che da esso si evince, ovvero quello di uno spirito che ti spinge a compiere azioni nefande quando ne nomini il nome o quando lo pensi (impossibile non pensare a qualcosa quando ti viene detto: "Non dirlo, non pensarlo"!), sembra impossibile da rovinare. Eppure, ci sono riusciti. Ne parliamo domani, grazie alla programmazione di Blogger e a un'anteprima.

Baby Boss
Praticamente, il ritorno di Baby Herman in tempi non sospetti, ovvero quando i millenials non sanno neppure di chi sto parlando. Scherzi a parte, mi intriga l'idea di un bebé in giacca e cravatta impegnato a sconvolgere il mondo del fratellino di sette anni. Purtroppo, la voce di Alec Baldwin, che pare sia una delle cose migliori del film, in Italia ce la sogniamo.


domenica 16 aprile 2017

イースターおめでとう!



Sto scrivendo questo post quando mancano ormai solo nove giorni alla partenza ma quando leggerete queste righe dovrei ragionevolmente essere arrivata in Giappone, per un sospiratissimo e tanto atteso secondo viaggio nelle meravigliose terre nipponiche.
Per un paio di settimane non ci sentiremo quindi ma, grazie alla programmazione di Blogger, qualche post spunterà, di tanto in tanto (e poi conto di mettere un po' di foto su Facebook e Istagram, anche se sono quelli personali!) così magari non abbandonerete il mio piccolo blog vecchierello.
Nel frattempo, buona Pasqua a tutti voi e ricordatevi, il 19 aprile, di alzare un calice in onore della mia rinnovata vecchiaia... io farò altrettanto con un bicchiere di sake!
またね!

venerdì 14 aprile 2017

Ralph Spaccatutto (2012)

Nel 2012 il regista Rich Moore, anche in veste di co-sceneggiatore, realizzava Ralph Spaccatutto (Wreck-It Ralph) e io ho dovuto attendere fino alle feste natalizie del 2016 per guardarlo e addirittura aprile per pubblicare il post!!


Trama: Ralph è il cattivo del videogioco Felix Aggiustatutto Jr. ma col tempo si è stufato di vivere da reietto, odiato da tutti gli abitanti del videogame. Per provare a Felix e gli altri di essere in grado di diventare un eroe, cerca di rubare una medaglia d'oro da Hero's Duty ma finisce per errore nel gioco Sugar Rush, un mondo fatto di dolciumi dove gli abitanti si fronteggiano in spericolate corse coi go-cart...



Chissà perché, dopo mesi di attesa, avevo finito per snobbare Ralph Spaccatutto. Ho cercato ma non trovo traccia nel blog dei motivi che mi hanno spinta ad andare a vedere Vita di Pi piuttosto che il film Disney di quell'anno, quindi posso solo pensare che le recensioni tiepide degli appassionati mi avessero dissuasa dall'affrontare quello che, a conti fatti, è un omaggio ai videogiochi vintage. Da ignorante qual sono, credevo che Felix Aggiustatutto fosse un gioco realmente esistito, invece pare che l'abbia inventato la Disney, ma ciò non toglie che il film sia pieno di riferimenti più o meno velati a famosissimi personaggi del mondo videoludico quali Sonic, i protagonisti di Street Fighter (che si beccano le citazioni migliori, peraltro), Qubert, Pac-Man e mille altri che, in quanto poco appassionata del genere, non ho potuto riconoscere. Al di là di questo gioco citazionista, quella di Ralph Spaccatutto è una validissima e "tipica" storia Disney, con una bella morale di fondo. Ralph è costretto "per contratto" ad essere cattivo ma giustamente si è stufato di dover per questo essere isolato dai suoi comprimari "buoni". Per mettere una pezza alla sua condizione cerca di diventare un Eroe, snaturando completamente il suo modo d'essere e combinando solo casini, ignorando le sue abilità di distruttore in quanto portatrici sane di catastrofe e sguardi indignati; l'incontro con Vanellope, glitch del videogioco Sugar Rush incarnatosi in una bimbetta sboccata e peperina, gli aprirà ovviamente nuovi orizzonti e lo porterà a capire che essere sé stessi non significa necessariamente rimanere bloccati in una determinata etichetta, basta solo convincersi (e convincere gli altri) di essere in grado di usare le proprie capacità e predisposizioni al meglio. Voler essere qualcos'altro (o qualcun altro) è solitamente fonte di guai per tutti, soprattutto quando le nostre azioni sono mosse da invidia e disperazione, sentimenti negativi che è sempre meglio tenere sotto controllo per riuscire al meglio nella vita. Se tutto ciò vi sembra pedante, sappiate che messo su schermo con la sceneggiatura scoppiettante di Rich Moore e compagnia la cosa risulta molto più convincente, oltre che emozionante e divertente, soprattutto grazie all'intelligente scelta di affidare il timone della storia a due anti-eroi come Ralph e Vanellope che di buono, zuccheroso e perfettino non hanno proprio nulla.


Oltre alle divertentissime citazioni che, purtroppo, ho recepito solo per metà, e al gusto vintage che tuttavia nel 2016 risulta già stra-abusato (almeno per me ma, oh, come sempre viva gli anni '80, ci mancherebbe!!!) Ralph Spaccatutto vince innanzitutto per l'assenza di canzoncine e poi per l'abilità con la quale designer e animatori hanno saputo riproporre visivamente un insieme di mondi fantasiosi e ognuno dotato della propria personalità. L'idea geniale di raccontare il micro-cosmo di una sala giochi, dove nell'orario di chiusura i personaggi comunicano tramite un porto franco che somiglia tantissimo alla Central Station di New York, prevede un'infinità di ambienti e character design realizzati ognuno secondo uno stile diverso di videogame: c'è lo sparatutto, il gioco anni '80, l'ambiente zuccheroso simile ai vari Candy Crush di Facebook, il picchiaduro, ecc. ecc. Di base il character design dei personaggi ha qualcosa di simile per tutti (tranne per quelli non originali, chiaro) eppure ogni abito, taglio di capelli, modo di camminare inserisce ciascun eroe in un contesto ben preciso, anche quando si trova fuori dal suo ambiente. In tal senso, le scenografie hanno dell'incredibile e non si limitano a riproporre i luoghi tipici del singolo videogioco ma immaginano e creano elementi che vanno oltre ciò che ai giocatori è consentito di vedere: la festa in casa di Felix è esilarante ma il modo in cui vengono utilizzati i dolci che compongono l'universo di Sugar Rush ha del geniale e creano un insieme di mezzi, case e abiti che, se venissero messi in commercio, probabilmente farebbero la felicità di ogni ragazzina appassionata di pupazzetti. E poi, diciamocelo, Ralph Spaccatutto vince anche solo per il suo geniale ed ironico utilizzo dei flashback "traumatici" e per la migliore coppia vista sullo schermo negli ultimi anni (coppia che, per inciso, spero torni nell'annunciato Wreck-It Ralph 2!) quindi dategli una chance e non aspettate tanto quanto ho fatto io per guardarlo.


Del regista e co-sceneggiatore Rich Moore (che presta la voce ad Aspro Bill e Zangief) ho già parlato QUI. John C. Reilly (Ralph), Sarah Silverman (Vanellope), Jack McBrayer (Felix), Alan Tudyk (Re Candito) e Dennis Haysbert (Generale Ologramma) li trovate invece ai rispettivi link.

Jane Lynch è la voce originale di Calhoun. Americana, ha partecipato a film come Il fuggitivo, Fatal Instinct, Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi, 40 anni vergine, Talladega Nights - The Ballad of Ricky Bobby, Alvin Superstar, Paul e a serie quali Party of Five, Una famiglia del terzo tipo, Dharma & Greg, Dawson's Creek, Una mamma per amica, X-Files, La zona morta, La vita secondo Jim, Friends, CSI - Scena del crimine, Weeds, Desperate Housewives, My Name is Earl, Due uomini e mezzo e Criminal Minds; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie I Griffin, American Dad!, The Cleveland Show, I Simpson, Manny Tuttofare, Phineas and Ferb e nei film L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri e Shrek e vissero felici e contenti. Anche produttrice, ha 57 anni e un film in uscita, il seguito di Ralph Spaccatutto.


Come ho già accennato, l'anno prossimo dovrebbe uscire il seguito di Ralph Spaccatutto, in cui, apparentemente, Ralph spaccherà internet. Non vedo l'ora. Nell'attesa, se il film vi fosse piaciuto recuperate Big Hero 6 e la trilogia di Toy Story. ENJOY!

giovedì 13 aprile 2017

(Gio) WE, Bolla! del 13/4/2017

Buon giovedì a tutti!! Questa settimana escono giusto due film interessanti, Planetarium e Personal Shopper: il primo a Savona non è neppure arrivato, il secondo sì ma non al multisala, cosa che mi impedisce di andarlo a vedere in quanto... beh, lo scoprirete domenica. Per Pasqua. ENJOY!

Fast & Furious 8
Reazione a caldo: Anche basta, dai.
Bolla, rifletti!: Otto. Otto film. Persino il trailer mi infastidisce, santo cielo. Credo che quella di Fast & Furious sia l'unica tamarreide che non sopporto, chissà perché.

Moglie e marito
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Innanzitutto, invidia per la posa in cui si trova Kasia Smutniak nella locandina, dico davvero. Però lo scambio di corpi, con conseguente involgarimento di lei al limite del ridicolo, non si può vedere nel 2017, dai.

Lasciati andare
Reazione a caldo: Meh2.
Bolla, rifletti!: Questa poteva essere la settimana dei 2 euro al cinema, con 'ste due commedie italiane nobilitate da bravi attori. Invece, pagare prezzo pieno per vedere Servillo in crisi di mezza età, peraltro accompagnato da una co-protagonista che prenderei a schiaffi già dai trailer, è una cosa che non farei.

L'unico film interessante esce al cinema d'élite proprio la settimana in cui per me andare al cinema è impossibile!

Personal Shopper
Reazione a caldo: Uhm!
Bolla, rifletti!: Mezzo thriller, mezzo dramma psicologico, un po' paranormale, mi intriga talmente tanto che potrei anche sorvolare sul fatto che c'è Kristen Stewart come protagonista, Purtroppo chissà quando riuscirò a vederlo...

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