domenica 28 agosto 2016

ABCs of Death 2.5 (2016)

A volte ritornano. Come da prassi, il post dedicato a ABCs of Death 2.5, costola nata da ABCs of Death 2, sarà spezzettato in tante minirecensioni, all'interno delle quali troverete in rosso i miei corti preferiti. Prima di cominciare vi dico solo che ABCs of Death 2.5 è frutto del concorso indetto on line per cercare il ventiseiesimo regista del secondo film (per la cronaca aveva vinto Robert Boocheck col suo M is for Masticate, finito nella pellicola "titolare") quindi la qualità dei corti non è proprio di livello eccelso...


M is for Magnetic Tape di Cody Kennedy e Tim Rutherford (Canadesi, registi della serie Straight to Video: The B-Movie Odissey)
E si comincia con un po' di trash. Tre minuti di delirio in videotape, con arroganti ed esilaranti effetti speciali d'accatto a base di videotape, ultraviolenza e ninja. Don't ask, come antipasto va benissimo.

M is for Maieusiophobia di Christopher Younes (Inglese, al suo primo lavoro)
Il segmento disturbante arriva alla traditora dopo le risate ambientate nel videostore. Girato con pupazzi in plastilina e la tecnica della stop motion, il corto di Younes racconta di una donna affetta dalla "paura di partorire" e vi lascio solo immaginare a cosa ciò potrebbe portare. Colonna sonora minimal ma da brivido, mi ha ricordato i migliori episodi di Salad Fingers.


M is for Mailbox di Rodrigo Gasparini e Dante Vescio (Brasiliani, registi del film O Diabo Mora Aqui)
Corto innocuo e simpatico, con un twist inaspettato sul finale. Belli gli effetti speciali, bravi gli attori, tecnicamente parlando uno dei migliori segmenti della raccolta, forse un po' banale nel tema.

M is for Make Believe di Summer Johnson (Americana, al suo primo lavoro)
Make believe significa "fare finta" e il corto è intrigante per il modo in cui rapporta l'innocenza di due bimbe alla trivialità di una morte violenta. Purtroppo l'idea è interessante ma la messa in scena è sul pietoso andante, con una pessima fotografia.

M is for Malnutrition di Peter Czikrai (Slovacco, regista di un altro corto intitolato Good Night)
Tipico spin-off zombie con qualche contaminazione da Ai confini della realtà. Crudele e ben girato, è sicuramente uno dei corti migliori, nonostante il tema non proprio originalissimo.


M is for Manure di Michael Schwartz (Canadese, regista di altri due corti horror)
Ovvero, storia di una creatura di merda che si vendica di un uomo di merda. Belli gli effetti speciali ma gli attori sono al limite del dilettantesco.

M is for Marauder di Steve Daniels (Americano, al suo primo lavoro)
Dopo sei corti abbastanza tradizionali arriva l'immancabile delirio d'autore, girato con un bianco e nero che omaggia palesemente Russ Meyers e presenta una ben strana accozzaglia di bikers e adoratori del demonio. Bello davvero.


M is for Mariachi di Eric Pennycoff (Americano, prevalentemente montatore, al suo secondo lavoro come regista)
Altro simpatico divertissement, che gioca sul contrasto tra Death Metal e musica tradizionale messicana. Un esilarante trionfo di sangue e violenza che si può tranquillamente riassumere con un "quando ce vo', ce vo'!".


M is for Marriage di Todd E. Freeman (Americano, classe 1976, regista di film come Wake Before I Die e Cell Count)
M is for MEH. Non l'ho capito, non m'ha detto nulla, voleva sicuramente omaggiare Cronenberg e il suo body horror ma i dialoghi sono di una banalità sconcertante. C'è di peggio all'interno dell'antologia, va bene, però questo a mio avviso è uno dei corti più deboli del film.

M is for Martyr di Jeff Stewart  (Americano, regista di film come The Reunion)
Altra idea brillante messa in scena in modo egregio, tra lo sconcertante e il divertente. Dimenticate il martirio francese, non è nulla di così devastante ma sicuramente il protagonista del corto non subisce un bel destino.


M is for Matador di Gigi Saul Guerrero (Messicana, ha diretto parecchi corti horror)
Ennesima macellata, ma girata con stile e con un finale liberatorio. Affascinanti i costumi e molto belli gli effetti speciali e il make-up, probabilmente da questa idea verrebbe fuori un bello slasher.


M is for Meat di Wolfgang Matzl (Austriaco, al suo primo lavoro)
Altro episodio animato, stavolta con inquietanti personaggi fatti di... prosciutto crudo. Giuro. Come sempre, i corti animati sono i più disturbanti, forse perché c'è qualcosa nella stop motion che proprio mi inquieta, ma fortunatamente non siamo ai livelli del segmento di Christopher Younes.

M is for Mermaid di Ama Lea (Americana, regista di un altro corto intitolato Red Red)
Attori improponibili, soprattutto la tizia che interpreta la sirena, ma il corto è divertente e ha un finale cattivissimo che lo rende ancora più simpatico.


M is for Merry Christmas di Joe e Lloyd Staszkiewicz  (Inglesi, registi di altri corti horror contenuti nell'antologia Shortcuts to Hell e il suo seguito)
M is for Meenchiata. Questo e il segmento successivo sono probabilmente i peggiori della raccolta, di Merry Christmas salvo solo l'accento inglese del Krampus (che poi, perché dovrebbe avere un accento inglese???), l'aspetto horror è praticamente inesistente. Meglio recuperare il film di Michael Dougherty.

M is for Mess di Carlos Faria (Brasiliano, al suo primo lavoro)
M is for Ma che caSSo ho visto? Storia di un uomo che defeca dall'ombelico. Stop. Va bene, in assenza di giapponesi bisognava inserire il segmento weird ma questo è davvero imbarazzante e, di fatto, manca della capacità tipicamente nipponica di affrontare con sprezzo della vergogna determinati argomenti.

M is for Messiah di Nicholas Humphries (Canadese, ha diretto film come Death Do Us Part e Charlotte's Song)
Altro episodio privo di infamia o lode, salvabile solo per la bella ambientazione e i costumi. Ancora devo capire dove volesse andare a parare il regista ma anche in questo caso non parliamo del corto peggiore della raccolta.

M is for Mind Meld di Brett Glassberg (Americano, al suo primo lavoro da regista)
Ecco il segmento più arduo da guardare, composto da una serie di torture inenarrabili che a malapena sono riuscita a sostenere. Dei tre minuti di corto, di fatto, ne avrò probabilmente guardati due. Brr.


M is for Miracle di Álvaro Núñez (Spagnolo, al suo primo lavoro da regista)
Questo l'ho molto apprezzato per la follia intrinseca del "miracolo" e per la terrificante immagine finale che, giustamente, è la più riportata dai pochi siti che parlano di ABCs of Death 2.5. Gli spagnoli hanno sempre una marcia in più, anche quando si tratta di low budget.


M is for Mobile di Baris Erdogan (Turco, al suo primo lavoro da regista)
Più thriller che horror, un simpatico corto che racconta di un killer alle prese con strani sms. Come spesso accade, il segreto della riuscita dell'opera è un finale spiazzante.

M is for Mom di Carles Torrens (Spagnolo, classe 1984, ha diretto film come Apartment 143)
Improbabile storia d'amore ambientata in una realtà postatomica che probabilmente ha lasciato dietro di sé mostri mutanti non necessariamente zombie. Bellissimo sia dal punto di vista della sceneggiatura, della regia, della fotografia e dell'amore per i dettagli, M is for Mom è uno dei corti più belli della raccolta.


M is for Moonstruck di Travis Betz (Americano, classe 1976, ha diretto film come Joshua, Lo e The Dead Inside)
Sarà che il mio cervello a questo punto era già saturo ma ho trovato questo corto animato di una mosceria e una pochezza rare. Ridatemi la plastilina e proibite l'introduzione delle figurine di carta semoventi in un'antologia horror, ve prego.

M is for Mormon Missionaries di Peter Podgursky (Americano, ha diretto altri corti ed episodi di serie TV)
Sempre perché forse a questo punto ero già assuefatta a qualsiasi cosa avrebbero potuto gettare in questo calderone horror (ma oh, quanto sbagliavo...), questo corto non mi ha detto nulla. Ennesima variante sul tema violenza e tortura, viene salvato anch'esso dal twist finale e da interpreti discreti.

M is for Mother di Ryan Bosworth (Americano, ha diretto film come Black Sabbath)
Semplice e diretto, come un incubo. Non vi dirò mai a quale madre si faccia riferimento ma sappiate che non è una bella cosa.

M is for Muff di Mia Kate Russell (Australiana, ha diretto altri corti horror ma è principalmente make up artist)
Non proprio horror, a parte il momento splatter finale, ma molto molto carino e simpatico, con un bellissimo lavoro sulla colonna sonora e un'attrice cicciotta ed espressivissima. A voi scoprire cosa sia la "death by muff" del titolo originale.


M is for Munging di Clint Kelly e Jason M. Koch (Americani, Kelly è al suo primo film da regista mentre Koch  ha diretto film come 7th Day)
M is for Ma anche no. Una roba disgustosa che nemmeno vi sto a descrivere, che spero di dimenticare nei mesi a venire. Brutto brutto, sia per il tema che per come è stato realizzato, nonostante l'apprezzamento mostrato dai fan di tutto il mondo.

M is for Mutant di Stuart Simpson (Australiano, ha diretto film come El monstro del mar!)
Purtroppo il film si conclude con una belinata che potrebbe probabilmente piacere giusto al vecchio Takashi Miike, con sparatorie, mutanti e mostrini volanti attaccati alla pellicola con lo sputo. Da un australiano giuro che mi sarei aspettata di più.

Riassumendo, ABCs of Death 2.5 è  uno spin-off della serie principale decisamente poco riuscito. Il difetto principale dei corti non è tanto la natura semi-amatoriale della maggior parte di essi quanto piuttosto la scarsa fantasia che li caratterizza. Sinceramente, al terzo segmento basato solo ed esclusivamente su ultraviolenza e secchiate di sangue mi sono rotta un po' le scatole e siccome mi è parso di capire che i corti siano stati scelti in base ai voti ottenuti su internet, mi chiedo anche quale sia l'attuale livello dei fan dell'horror ubicati soprattutto in America. In conclusione, se non siete più che appassionati lasciate perdere, altrimenti consiglierei il recupero di The ABCs of Death e The ABCs of Death 2 i quali, con tutti i loro difetti, sono mille volte meglio di questo spin-off. ENJOY!

























2 commenti:

  1. Sembrano cattivelli e assurdi al punto giusto... Quasi quasi li recupero. Al "corto" horror faccio un'eccezione!

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    1. Piuttosto recupera quelli dei primi capitoli, questi sono un po' maffi...

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