venerdì 22 settembre 2017

Dave Made a Maze (2017)

I film migliori si trovano a queste coordinate, c'è poco da fare. E' con questa convinzione in mente che qualche giorno fa ho guardato Dave Made a Maze, diretto e co-sceneggiato dal regista Bill Watterson, trovandomi davanti uno dei gioiellini di questa stagione.


Trama: Dave costruisce un labirinto di cartone in mezzo al salotto e si perde al suo interno. La fidanzata e alcuni amici partono al salvataggio ma l'impresa non è facile come sembra...


Per mille motivi, non ultimo il fatto di avere un blog e conseguentemente anche vivere anche nel terrore di scrivere (seppur involontariamente) le stesse cose riportate dai miei "colleghi", non leggo mai le recensioni dei film che non ho visto o che ho visto ma dei quali devo ancora parlare, se non magari qualche riga qui e là. Dal post di Lucia, per esempio, ho estrapolato quanto bastava per capire che Dave Made a Maze le era piaciuto e a questo entusiasmo della mia guru horror preferita si è aggiunta la mia gioia quando, tra gli interpreti, ho scorso il nome di Adam Busch, indimenticato membro della Troika nerd Buffyana. Queste due cose sono bastate per spingermi a recuperare il film di Bill Watterson ma, a dimostrazione che leggendo poco o nulla arrivo spesso a non sapere bene cosa aspettarmi da una determinata pellicola, mi sono accinta alla visione pensando che avrei guardato un horror quando invece Dave Made a Maze è una di quelle meravigliose opere che travalicano i generi e rinnovano la speranza verso il Cinema inteso come arte. Intendiamoci, non stiamo parlando di uno di quei film incomprensibili o snob, di quelli per intenderci che possono piacere solo ai "Cinefili nell'era dell'internét" (vi conviene seguire la pagina Facebook omonima!), bensì di un lavoro divertentissimo, zeppo d'inventiva e anche in grado di far riflettere. La storia è abbastanza semplice ed è tutta riassunta nel titolo: Dave ha costruito un labirinto. Questo thirtysomething, dal nulla, un giorno realizza un labirinto di cartone "partendo dal centro e creandogli attorno un guscio", il tutto mentre la fidanzata è fuori per lavoro. Il problema è che Dave non riesce più ad uscire dal labirinto perché dentro "è più grande di quel che sembra" e, dopo mille tentennamenti uniti ai moniti terrorizzati del ragazzo, la fidanzata e alcuni amici, tra cui un regista e i suoi collaboratori, decidono di varcare l'ingresso della struttura e partire al salvataggio. E' qui che il film diventa assurdo perché, in effetti, il labirinto di Dave è enorme, in continua espansione e molto, molto pericoloso. Lì dentro la gente si perde, cambia, viene posseduta... muore. Eppure, per quanto mostruoso, il labirinto è anche l'unica cosa che Dave, trentaqualcosa inconcludente, sia mai riuscito a costruire senza abbandonarla a sé stessa e il ragazzo VUOLE portarla a termine, costi quel che costi, per confermare a sé stesso e agli altri di valere qualcosa, di non essere l'ennesimo componente inutile di una società che non ha pietà nei confronti di chi non ha un progetto, un obiettivo o semplicemente non "produce". Lo sfogo di Dave, nella sua semplicità, è uno dei più belli e angoscianti sentiti quest'anno in un film: "Do you know what it means to be broke? It means that you are broken. That you don't work."


In un geniale gioco di parole, il protagonista del film riassume l'essenza degli esponenti della mia generazione, i quali se non hanno soldi, se non lavorano, letteralmente "non funzionano". Dave non funziona, non funziona se rapportato alla sua fidanzata in carriera oppure all'amico regista dotato di un "progetto" e pronto a sacrificare qualunque cosa per esso ed è per questo che il protagonista non riesce a smantellare il labirinto nonostante la morte di molti suoi amici... e nonostante sia arrivato a godere di vita propria, quasi Dave fosse moralmente troppo debole per poterglisi opporre. Quello che comincia come una supercazzola diventa così a poco a poco un percorso verso la crescita del protagonista, un viaggio che è una presa di coscienza, tra responsabilità, consapevolezza, rinunce e l'inevitabile gioco di squadra, perché anche se si è dei perdenti non vuole dire che si debba essere soli e senza amici. Questo assurdo road trip si traduce, ovviamente, in una messa in scena ancora più assurda e bellissima. Ogni stanza del labirinto è stata davvero realizzata in cartone, senza nessun effetto speciale digitale, e sul set ne potevano coesistere al massimo due, così che dopo ogni sequenza la stanza utilizzata veniva smantellata per fare spazio a quella seguente. Sapendo questo, spezza il cuore guardare Dave Made a Maze perché ogni ambiente di cartone è un trionfo di fantasia fatto di mascheroni semoventi, origami, carte da gioco, luci colorate, ombre che si muovono, orifizi inquietanti, stelle filanti, giochi di prospettiva, marionette di cartone (dei capolavori!!!) e qualunque altra cosa possa venirvi in mente per rendere accattivante ed inquietante un lavoro di bricolage che farebbe piangere di commozione Giovanni Muciaccia. Vedere per credere, le scenografie di Dave Made a Maze avrebbero meritato di venire conservate e messe in mostra, magari consentendo agli eventuali visitatori di percorrere il labirinto del titolo, possibilmente senza venire uccisi in un tripudio di stelle filanti e coriandoli come accade ai malcapitati che si perdono nei corridoi senza fine. Ecco, per chi si fosse lasciato ingannare come me dalla presenza di una recensione sul blog di Lucia, Dave Made a Maze non è un horror e nel corso della sua durata non viene spillata una singola goccia di sangue, anzi; l'idea che mi ha dato il film di Watterson è quella di un'opera particolare e dolceamara, una commedia nera che sicuramente non tocca i livelli di assurdità di Swiss Army Man ma le è molto vicina nello spirito, capace di far sorridere, stupire e ovviamente riflettere. Un piccolo gioiellino che, secondo me, non potete proprio perdere!

Bill Watterson è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo film come regista. Americano, anche attore, ha 44 anni.


Adam Busch interpreta Gordon. Infamissimo Warren della serie Buffy l'ammazzavampiri, ha partecipato a film come Léon e ad altre serie quali Dr. House, Grey's Anatomy e CSI - Scena del crimine. Americano, anche regista e produttore, ha 39 anni.


Nick Thune, che interpreta Dave, era il Willoughby marito di Chloe apparso nella seconda stagione di Non fidarti della str**** dell'interno 23. Detto questo, se Dave Made a Maze vi fosse piaciuto recuperate Labyrinth ed Essere John Malkovich. ENJOY!

giovedì 21 settembre 2017

70 anni di Re!


Stephen King oggi compie 70 anni.
La mia storia d'amore col Re dura da 23 anni, un'inezia, me ne rendo conto.
Era il 1994, avevo 13 anni, e non so perché dallo scaffale dei libri della Standa (santo cielo, la STANDA!) avevo scelto di prendere La lunga marcia. Non ricordo proprio il motivo di questa scelta, nessuno che conoscessi leggeva King all'epoca, forse è stato un suggerimento estrapolato da qualche editoriale di Dylan Dog, vai a sapere. Tra l'altro, la scelta era caduta nemmeno su un libro di Stephen King, anche se allora il suo nome campeggiava in copertina, ma uno del "cattivissimo" Richard Bachman, il cui fascino malandrino e cupo mi ha fatta capitolare.
Da allora, lo zio Stevie mi ha fatto compagnia d'estate, sul terrazzo dove consumavo avidamente ogni suo romanzo su cui mi fosse consentito mettere le mani, d'inverno durante le lunghe influenze da passare a letto, nelle altre stagioni a pranzo e cena, nei momenti di relax, durante i viaggi in autobus, treno, aereo, lontano lontano fino in Australia, baluardo contro i momenti difficili durante i quali tutta la mia famiglia era distante ma non lui, non lo Zio del Maine; a Natale, Epifania o compleanno, quale regalo più gradito di un libro del Re?, nelle bancarelle, nei negozi di seconda mano prima ancora che nelle librerie (ché quella maledetta edizione di Ossessione che vedevo da ragazzina e che i miei genitori non mi hanno mai comprato me la sogno ancora la notte, maledizione!!), in Italia, all'estero, on line, nei fumetti, tramite il figlio Joe Hill, al cinema e in TV... Stephen King è sempre stato, e spero ancora sarà a lungo, una costante della mia vita.
E non scherzo quando dico che lui, per me, è lo zio lontano, quello che mi ha insegnato il piacere delle storie, prima ancora della lettura.
Ancora tanti auguri, Zio Stephen... e che il Ka ti sia sempre propizio!

(Gio)WE, Bolla! 21/09/2017

Buon giovedì a tutti! Questa è la settimana che più aspettavo/temevo, poiché le uscite sono ottime e abbondanti e non c'è tempo per vederle tutte! Quindi bando alle ciance e... ENJOY!

L'inganno
Reazione a caldo: Evvai!!
Bolla, rifletti!: Non speravo che uscisse anche qui, sono sincera. Remake Coppoliano di un film inquietante e bellissimo, spero possa dare alla storia originale quel twist malinconico che solo questa grande regista sa imporre. La settimana prossima andrò a vederlo, stay tuned!

Noi siamo tutto
Reazione a caldo: Ecco, allora rimanete così.
Bolla, rifletti!: No, vi prego, lo young adult deprimente a base di amore e persone malate non lo merito. Lo lascio tutto, ma proprio tutto, a voi!

Valerian e la città dei mille pianeti
Reazione a caldo: Evviva!
Bolla, rifletti!: Accolto da sputi e pernacchie, arriva anche in Italia l'ultimo lavoro di Luc Besson, tratto da una psichedelica bande dessinée franzosa. Sospendo il giudizio fino alla visione ma secondo me, complice anche un trailer molto serioso, gli spettatori lo hanno schifato perché si aspettavano tutt'altro rispetto alle atmosfere particolari del fumetto. Vedremo.

Kingsman - Il cerchio d'oro
Reazione a caldo: Non vedo l'ora.
Bolla, rifletti!: Avevo adorato quella supercazzola del primo Kingsman e riguardandolo qualche sera fa la voglia di scoprire cosa ne sia stato di Eggsy, Lancillotto e compagnia è aumentata sempre di più. Mi aspetto tamarreide e assurdità a palate!

Al cinema d'élite un road movie tutto italiano...

Easy - Un viaggio facile facile
Reazione a caldo: Sembra valido!
Bolla, rifletti!: Commedia grottesca a base di paesaggi lontani e personaggi peculiari, questo "road movie con cadavere" sembra uno di quei film da recuperare appena sarà disponibile in home video!

mercoledì 20 settembre 2017

La notte brava del soldato Jonathan (1971)

Siccome domani dovrebbe uscire in tutta Italia (ma figuriamoci se a Savona succederà) L'inganno di Sofia Coppola ho deciso di recuperare il film di cui è remake, La notte brava del soldato Jonathan (The Beguiled), diretto nel 1971 dal regista Don Siegel e tratto dal romanzo omonimo di Thomas P. Cullinan.


Trama: durante la guerra civile americana un soldato nordista ferito viene accolto in un collegio di sole ragazze, stanziato in Virginia. Inizialmente diffidenti davanti al nemico, insegnanti e allieve si ritroveranno presto ad essere pericolosamente attratte dall'uomo...


Ho cominciato la visione di La notte brava del soldato Jonathan (che poi il soldato si chiama John quindi non capisco perché intitolarlo così...) senza troppe aspettative, convinta che mi sarei trovata davanti un melodrammone lento e datato, invece ho avuto la fortuna di vedere un film angosciante e a mio avviso parecchio "avanti" per l'epoca, al punto che leggere on line di come L'inganno ne sia una versione più "divertente e gentile" mi ha fatto passare interamente la voglia di guardare la pellicola di Sofia Coppola. Di divertente e gentile nel film di Siegel non c'è proprio nulla per fortuna e la cosa è chiara fin dall'inizio, con la carrellata dei suoni di guerra che accompagna i titoli di testa, per poi sfumare nella melodia fiabesca che introduce l'innocente Amy, bimbetta in cerca di funghi nel bosco che s'imbatte all'improvviso nel nemico. Il nemico ha le fattezze familiari e decisamente piacenti di Clint Eastwood, attore verso cui lo spettatore già all'epoca era spinto a provare determinate emozioni positive, non certo a riconoscerlo come villain, se mi passate il termine; eppure, la prima impressione che si ha del bel Clint è assimilabile all'incontro con un serpente nell'erba, un serpente pronto ad infiltrarsi nell'Eden tutto femminile creato da Miss Martha e corromperlo col fascino e l'inganno, approfittando dei cuori "deboli" di un branco di donne. Da esponente del sesso femminile, non posso non riconoscere a La notte brava del soldato Jonathan un fondo di maschilismo compiaciuto, concretizzato in una sceneggiatura che dipinge le donne alternativamente come zoccolotte in erba (la splendida e sensuale Carol), zitelle indurite dalla vita che davanti alla vista di un uomo si sciolgono come burro e verginelle ingenue pronte a promettere amore eterno al primo streppone che le intorta con un paio di promesse e ovviamente a perdonarlo in caso di tradimento, tuttavia la pellicola è anche inusitatamente crudele e alcune sequenze farebbero la gioia di un thriller-horror alla Misery non deve morire oppure di un revenge movie. La morale della pellicola infatti potrebbe essere "attenti a non giocare coi cuori delle fanciulle perché non si sa mai come potrebbero reagire" ma non è solo questo aspetto a rendere il film di Siegel inquietante e in qualche modo "sbagliato".


A rendere scomoda la poltrona dell'eventuale spettatore c'è la claustrofobica messinscena che trasforma il collegio femminile di Miss Martha in un mondo altro, un'oasi di pace all'interno di una zona di guerra che in realtà nasconde qualcosa di ancora più oscuro, dei segreti che minacciano di distruggerne l'armoniosa facciata. Incesto, violenza, schiavitù e depressione sono le manifestazioni tangibili di un disagio alimentato dall'isolamento e dal terrore di ciò che si trova fuori dai sicuri cancelli della villa, che potrebbero essere varcati da un momento all'altro da soldati alleati ma vogliosi, disposti ad offrire protezione dai nordisti in cambio delle grazie di un gruppo di belle signorine, ed è in questa situazione già altamente esplosiva che va ad inserirsi con anche troppa baldanza il "soldato Jonathan", convinto di poter diventare il gallo del pollaio. La regia di Siegel alimenta quest'atmosfera oscura con sequenze oniriche che sono un mix tra i sogni erotici dei coinvolti e un serpeggiante senso di colpa (il parallelo tra la deposizione del corpo di Cristo e quello di John è blasfemo ma colmo di significati), al quale si aggiungono le immagini di animaletti condannati a un ben triste destino e flashback che chiariscono la mentalità dei protagonisti e li sbugiardano rivelando la doppiezza delle loro parole, soprattutto per quel che riguarda il personaggio di Clint Eastwood. Quest'ultimo, dal canto suo, si "limita" a recitare la parte del bel manzo, elargendo generosamente baci, abbracci e anche di più, mentre invece il cast femminile è perfettamente in grado di reggere qualsiasi sguardo in camera e spedire dritta giù per la schiena dello spettatore abbondanza di brividi. Geraldine Page nel ruolo di Miss Martha è la quintessenza della matrona inflessibile con lo sguardo folle ma la migliore è forse Elizabeth Hartman, la cui apparente delicatezza d'animo cela una furia terrificante, per non parlare poi di un paio di giovani attrici costrette in ruoli abbastanza scomodi, in odore di pedofilia. Altro non aggiungo per non rovinare la sorpresa a chi non avesse mai visto La notte brava del soldato Jonathan, dico solo che, nel caso L'inganno non dovesse arrivare nelle vostre sale, il film di Don Siegel è sicuramente un ottimo, sorprendente sostituto.


Di Clint Eastwood, che interpreta John McBurney, ho già parlato QUI.

Don Siegel (vero nome Donald Siegel) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come L'invasione degli ultracorpi, Ispettore Callaghan: Il caso Scorpio è tuo!, Fuga da Alcatraz ed episodi di serie quali Ai confini della realtà. Anche produttore, attore e sceneggiatore, è morto nel 1991, all'età di 78 anni.


Geraldine Page interpreta Martha. Americana, ha partecipato a film come Il giorno della locusta, In viaggio verso Bountiful (ha vinto l'Oscar come Migliore Attrice Protagonista) e a serie quali Il tenente Kojak; ha lavorato come doppiatrice per il film Bianca e Bernie, dove ha prestato la voce a Madame Medusa. E' morta nel 1987, all'età di 62 anni.


Melody Thomas Scott, che interpreta la giovane Abigail, è diventata col tempo una delle attrici principali della soap opera Febbre d'amore di cui tuttavia non ho mai visto una puntata. Clint Eastwood e Jo Ann Harris (all'epoca quarantunenne lui e ventiduenne lei) hanno avuto una love story che è durata anche dopo la fine delle riprese; questo è stato anche il film durante cui Eastwood si è cimentato per la prima volta con la regia, realizzando un dietro le quinte di 12 minuti dal titolo The Beguiled: The Storyteller, interamente focalizzato sul lavoro di Don Siegel. Grande esclusa dal film è stata invece Jeanne Moreau, fortemente voluta dal regista per il ruolo di Miss Martha ma invisa ai produttori. Nell'attesa che esca L'inganno, se La notte brava del soldato Jonathan vi fosse piaciuto recuperate Brivido nella notte, sempre con Clint Eastwood e sempre del 1971. ENJOY!

martedì 19 settembre 2017

Antropophagus (1980)

Sì, mi sono riguardata Antropophagus, film scritto e diretto da Joe D'Amato nel 1980. E senza nemmeno che me lo chiedesse Obsidian. La follia è vicina ma c'è un motivo. (in)seguitemi un po'.


Trama: un gruppo di turisti sbarca su un'isoletta greca solo per scoprire che un mostro cannibale ha ucciso tutti gli abitanti e ora ha scelto loro come nuove prede...



La mia storia con Antropophagus risale alle superiori. A diciannove anni fa, se devo dare retta ad Ale e Paola, che proprio nel 1998 si sono messi assieme; la mia amica Paola a quei tempi era una persona meglio, poi è stata circuita da quell'horroromane di Ale, che ha contestualmente cominciato a spacciarmi horror sopraffini, ovvero tutte quelle camurrìe italiane di serie Z uscite tra gli anni '70 e '80. Una delle videocassette prestatemi da Ale all'epoca era stata, per l'appunto, Antropophagus, forse accompagnata addirittura dall'altro schifo immondo rivalutato col tempo, Buio omega. Avete idea di cosa fosse, per una cresciuta a pane e horror americani, vedere robe così agghiaccianti e realizzate con due lire? Altro che venire folgorata sulla via di Damasco come Quentin Tarantino, ricordo benissimo di aver passato un'ora di noia mortale, di avere spento con un urlo la TV durante la temibile scena del "coniglio" e di essere andata in bagno a vomitare, giurando su ogni divinità che non avrei mai, mai, mai, mai più guardato Antropophagus in vita mia e passando anni a maledire Joe D'Amato, George Eastman e persino il padrone/macellaio di quella povera bestia. Con l'avvento di internet, vai a sapere per quale motivo, ho messo su un dvd una versione di Antropophagus trovata anni fa sul mulo e l'ho lasciata lì a prendere polvere e vecchiaia, al punto che qualche sera fa, mossa dall'insano desiderio di mettermi alla prova, il supporto digitale mi ha fatto il gesto dell'ombrello rifiutandosi di farmi vedere il film. A casa mia, questo significa guerra ed ecco che finalmente, testardamente, infattamente e prepotentemente, mi sono incaponita e ho ripescato la pellicola di Joe D'Amato, riuscendo così a vedere 'sto benedetto nonché disgustoso finale di cui parlano tutti i libri dedicati ad un certo tipo di cinema. Dopo quasi vent'anni. All'anima. E quindi, dopo tutto questo tempo, ho fatto pace con D'Amato e col suo sanguinolento amico spellato?


Sì e no. Come vedete, non riesco ad essere ironica come quando scrivo di altre "perle" d'italico orrore. Questo perché Antropohagus mi fa schifo a pelle, mi mette ansia nonostante la pochezza degli effetti speciali (quella testa finta dentro al secchio, santo cielo...), la cagnoleria (?) degli attori, la messa in scena goffa, la colonna sonora raccapricciante (la micidiale combinazione simil-sirtaki/simil-sarabanda Handeliana rischia di far esplodere le orecchie ai più sensibili, occhio) e alcuni palesi errori di regia/sceneggiatura/consecutio temporum, talmente grandi da causare un sanguinamento oculare post rotazione a velocità warp. Per esempio, quando Maggie viene trascinata via dal mostro, dall'inquadratura si evince benissimo che gli amici di lei non potevano non vederli: erano lì a un metro!! Poi ci sono gattini e pipistrelli che vengono letteralmente lanciati addosso agli attori, persone che non sanno leggere le carte eppure se la credono tantissimo, gente che arriva in un'isola sconosciuta ma, chissà come, ha già in tasca la chiave del cimitero per giocare scherzoni alle amiche, gente che mangerebbe il figlio senza scrupoli ma non Marta, Marta no, Marta ci dispiace e diventiamo pazzi, mi raccomando, ville di due piani che, magie del montaggio, si ritrovano con settantadue rampe di scale, manco fossero un grattacielo newyorchese, soprattutto c'è un cannibale sprecone, che alle sue vittime tira un morso e poi bon, il resto lo lascia ai ratti oppure lo nasconde sotto lenzuola (comprarsi un frigo pare brutto?) che le sciocche protagoniste non mancano di sollevare non una ma due, tre volte, neanche la solfa cambiasse e sperassero di trovarci sotto un buono per il parrucchiere invece che un cadavere putrescente. E però. E però caSSo, la "scena del coniglio" rivolta lo stomaco ancora oggi, nonostante sappia che di coniglio si tratta. E però George Eastman fa paura anche e soprattutto con quel trucco raffazzonato che gli hanno messo in faccia, e lo so che è assurdo pensare che qualcuno possa diventare un mostro di simile bruttezza "solo" per essersi dato al cannibalismo ma l'idea di un paesino abbandonato dove costui scorazza libero di morderti la giugulare qualche brivido me lo da. E però Antropophagus appoggia sulla schiena dello spettatore un bel carico di disagio, anche per tutti i difetti elencati sopra, ché quella musichetta ti entra nelle orecchie e nonostante tutto capisci che Joe D'Amato e George Eastman erano una bella associazione a delinquere, capace di sfornarti il cult horror così, a tradimento, e di sconfiggere la mia solita vena polemica. Secondo me, signori, sono venti anni di trauma a frenarmi, quindi non posso fare altro che togliermi il cappello e dichiararmi sconfitta da Antropophagus, anche se non riesco comunque a consigliarvi di guardarlo, questo mai.


Del regista e co-sceneggiatore Joe D'Amato ho già parlato QUI mentre Serena Grandi, che interpreta Maggie ed è accreditata come Vanessa Steiger, la trovate QUA.

Tisa Farrow (vero nome Theresa Magdalena Farrow) interpreta Julie. Americana, sorella di Mia Farrow, la ricordo per film come Manhattan e Zombi 2. Ha 66 anni.


Margaret Mazzantini (accreditata come Margaret Donnelly) interpreta Henriette. Diventata famosa come scrittrice e anche moglie di Sergio Castellitto, come attrice ha lavorato in film quali Un cane sciolto 2, Il barbiere di Rio, Libero burro e Non ti muovere. Anche sceneggiatrice, ha 56 anni.


George Eastman (al secolo, Luigi Montefiori) interpreta Klaus Wortmann, alias Antropophagus, ed è il co-sceneggiatore della pellicola. Nato a Genova, ha partecipato a film quali Fellini - Satyricon, La collina degli stivali, Amico stammi lontano almeno un palmo, Il richiamo della foresta, Baba Yaga, Cani arrabbiati, Bordella, Regalo di Natale, Deliria e La rivincita di Natale. Anche regista e produttore, ha 75 anni.


Zora Kerova (vero nome Zora Ulla Keslerová) interpreta Carol. Nata a Praga, ha partecipato a film come La casa dalle finestre che ridono, Cannibal Ferox, Lo squartatore di New York, Quando Alice ruppe lo specchio, Il fantasma di Sodoma e Papà dice messa. Ha 67 anni.


Mark Bodin, che interpreta Daniel, era già nel cast di un'altra pietra miliare dell'horror di serie Z italiano, ovvero Alien 2 sulla terra. Antropophagus è stato uno dei video nasty banditi in Inghilterra negli anni '80 e solo nel 2002 è approdato sul suolo inglese, tagliato di 8 minuti (nella fattispecie mancano un paio di morsi alla gola, la scena del "coniglio" e il finale in cui il mostro si autocannibalizza, di fatto in questa versione il film finisce brutalmente con il colpo di picozza e stop); dal 2015 si può trovare anche lì la versione uncut, benché vietata ai minori di 18 anni. Nel 1981, Joe D'Amato (col nome di Peter Newton) e George Eastman sono tornati a collaborare e hanno girato un horror dal titolo Rosso sangue; la pellicola è stata distribuita negli USA come sequel di Antropophagus (e addirittura come sesto capitolo della saga degli zombie romeriana, don't ask) ma, sebbene anche Rosso sangue sia finito nell'elenco dei video nasty e "riabilitato" solo quest'anno, tra i due film non c'è alcun legame. Esiste però un remake intitolato Anthropophagus 2000, girato nel 1999 da Andreas Schnaas come omaggio al defunto Joe D'Amato, praticamente identico nella trama ma ambientato nientemeno che a Borgo San Lorenzo, in Toscana. Se vi fosse piaciuto Antropophagus recuperate entrambi i film, io evito tranquillamente! ENJOY!



domenica 17 settembre 2017

La fratellanza (2017)

Avrei tanto voluto parlarvi di Leatherface ma tant'è, qui non è uscito e in quanto anteprima italiana sarà difficile reperirlo ancora per un po'. Ho così ripiegato su un film arrivato in sala la settimana scorsa, ovvero La fratellanza (Shot Caller), diretto e sceneggiato dal regista Ric Roman Waugh.


Trama: un broker padre di famiglia viene condannato per omicidio stradale dopo aver fatto un incidente da ubriaco. L'uomo finisce in un carcere dove non c'è distinzione tra assassini recidivi e semplici vittime della sfortuna e, per sopravvivere, è costretto ad unirsi a una delle gang che lo popolano...


Immaginate di essere un riccastro dalla bella vita, con una moglie stupenda e un figlio piccolo e carino a rallegrarvi le giornate. Immaginate di uscire una sera con gli amichetti altrettanto abbienti, bere un bicchiere di troppo e fare un incidente d'auto mentre, invece di tenere gli occhi sulla strada e le mani al volante, vi distraete per dare il cinque al collega d'ufficio, causandone la morte. In America non vanno tanto per il sottile: che abbiate impugnato una pistola e compiuto una strage oppure abbiate commesso il peggiore errore della vostra vita il risultato è lo stesso, vi tocca il carcere duro assieme alla peggiore feccia della società. Ah, ma che gentili. Oh, magari poi succede così anche in Italia ma io del sistema carcerario nostrano conosco solo la realtà della sit-com Belli dentro (che vergogna...) quindi mi sono stupita del fatto che, già la prima sera di carcere, lo sfigatissimo Jacob, futuro Money, fosse costretto a condividere un enorme stanzone con novellini incaprettati da omaccioni villosi. Insomma, non dico di metterlo in una cella privata con la TV ma almeno fare distinzione tra i vari convitti ed impedire che persone innocenti fino al giorno prima si ritrovino chiuse assieme a dei mostri potrebbe essere una buona idea. Anche perché potrebbe succedere come ne La fratellanza, ovvero che il broker impegnato nell'unico esercizio fisico settimanale di una partita di basket tra colleghi si trasformi, onde sopravvivere, in una macchina da guerra capace di arrivare, nel giro di pochi anni, ai vertici della malavita carceraria. E senza nemmeno diventare il fidanzatino di qualcuno, guarda a volte la fortuna! La fratellanza parte quindi da questo assunto abbastanza sconvolgente per rappresentare il dramma umano di un uomo costretto a farsi mostro per non soccombere alle dure regole del carcere e anche per proteggere la famiglia che lo aspetta fuori, sacrificando ogni cosa per un bene superiore pur rimanendo fondamentalmente una brava persona, ancora in grado di distinguere i "buoni" dai "cattivi", per quanto possa essere assurda una simile distinzione nel mondo della malavita. Per fortuna, l'aspetto valido de La fratellanza è proprio il rifiuto di dividere i personaggi in categorie nette (per quanto alcuni stereotipi del genere vengano utilizzati, si veda lo sbirro corrotto) e di lasciarli invece gravitare all'interno di aree grigie più o meno cupe, moglie del protagonista compresa, senza concedere loro happy ending o redenzione. Il tutto mentre, sullo sfondo, assistiamo alla più classica trama da gangsta movie, tra scambi di armi, scontri tra gang, informatori, poliziotti duri e puri e boss della mala che muovono le loro pedine anche da dietro le sbarre.


A Ric Roman Waugh (già regista di un film a tema come Felon - Il colpevole) evidentemente l'ambientazione carceraria e il mondo di questi criminali incalliti devono piacere molto perché è palese il gusto con cui indugia su corpi quasi interamente tatuati, sudore, sporcizia e tanto, tanto sangue, spillato nel modo più brutale ed efficace possibile, mentre la cinepresa coglie ogni dettaglio del volto tormentato del protagonista, tra sguardi fuggenti, espressioni dove la disperazione fatica a rimanere nascosta e movimenti nervosi, come quelli di una tigre in gabbia. Lentamente ma inesorabilmente si arrivano così a provare pietà e anche una sorta di rispetto per il "Money" di Nikolaj Coster-Waldau, costretto da impietose esigenze di scena ad esibire sì un fisico della madonna e un disagio interiore che il buon vecchio Jamie Lannister si sognerebbe, ma anche un paio di baffi da Village People che fanno decisamente a pugni con l'ambiente "virile" dipinto nel film, zeppo di cosiddetti fratelli (da qui il titolo italiano) che in teoria dovrebbero dare la vita l'uno per l'altro. Nonostante quest'ultimo, inquietante dettaglio, c'è da dire che l'attore fa un lavoro ottimo e assieme ad un Jon Bernthal sempre più bravo e perfetto per i ruoli da carogna (aspettiamo The Punisher su Netflix, ovviamente!!) spicca su un cast composto da facce da galera terrificanti, gente che a vederla in giro comincerei a scappare a velocità WARP! per evitare di venire violentata o peggio. Diciamo che Waugh non indora affatto la pillola e non cerca neppure per un secondo di rendere affascinante il mondo in cui viene a trovarsi Money, sottolineandone la pericolosità in tutti i modi possibili, sia per quel che riguarda i malviventi che per quel che concerne i poliziotti, in primis quelli costretti a fare da "controllori" per i detenuti in libertà vigilata. Anche per questo motivo La fratellanza è un film magari non innovativo ma comunque assai apprezzabile, soprattutto se vi piace questo genere di pellicole. E anche se siete fan di Game of Thrones, perché no? Baffoni a parte, Coster-Waldau è sempre un bell'omino, lo dico dai tempi de La madre!


Di Jon Bernthal, che interpreta Frank, ho già parlato QUI mentre Holt McCallany, ovvero The Beast, lo trovate QUA.

Ric Roman Waugh è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Snitch - L'infiltrato. Anche stuntman, attore e produttore, ha 49 anni e un film in uscita.


Nikolaj Coster-Waldau interpreta Jacob. Danese, conosciuto per il ruolo di Jamie Lannister nella serie Game of Thrones, ha partecipato anche a film come Il guardiano di notte, La madre e ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore e sceneggiatore, ha 47 anni e un film in uscita.


Jeffrey Donovan interpreta Bottles. Americano, ha partecipato a film come Sleepers, Il libro segreto delle streghe: Blair Witch 2,  J. Edgar e a serie quali Millenium, Jarod il camaleonte, CSI: Miami, Monk e Fargo. Anche produttore e regista, ha 49 anni e un film in uscita.


Emory Cohen interpreta Howie. Americano, ha partecipato a film come Come un tuono, Brooklyn e War Machine. Ha 27 anni e due film in uscita.


Se La fratellanza vi fosse piaciuto recuperate Le ali della libertà e Animal Factory. ENJOY!


venerdì 15 settembre 2017

Marie Antoinette (2006)

Ormai un mese fa è passato in TV Marie Antoinette, diretto e sceneggiato nel 2006 dalla regista Sofia Coppola, e finalmente anche io che ho sempre adorato le opere legate alla rivoluzione francese e alla figura dell'iconica regina di Francia sono riuscita a vederlo!


Trama: Maria Antonia d'Asburgo-Lorena, figlia dell'imperatrice d'Austria Maria Teresa, viene promessa in sposa al Delfino Luigi di Francia e mandata a Versailles per il matrimonio. Lì, la giovane Marie Antoinette è costretta a sottostare alla rigida etichetta di corte, a sopportare un marito incapace di toccarla e a subire le maldicenze di nobili e cortigiani...



Guardando Lady Oscar dall'età di sette anni, è normale che sia rimasta affascinata dalle vicende della Rivoluzione Francese e dalla figura di Maria Antonietta, probabilmente la regina più amata/odiata della storia. Chi era davvero Antonietta? La demonessa dello sperpero e della lussuria che teneva in gran dispetto e odio tutto il popolino (pronunciando magari, con rossetto nero d'ordinanza, bufale quali "Il popolo non ha pane? Che mangino brioche!", come accade nella scena più tristemente ironica del film) oppure, semplicemente, una ragazzina ingenua venutasi a trovare nel posto sbagliato al momento sbagliato? La verità, probabilmente, sta nel mezzo anche se ci sono fior di biografie da leggere e sulle quali ragionare, ma sicuramente il ritratto realizzato da Sofia Coppola pende più verso la seconda ipotesi, avvalorata dalla biografia di Antonia Fraser, molto popolare negli USA. La regista, anche in veste di sceneggiatrice, ci mostra fin dall'inizio Maria Antonietta come una ragazzina di buon cuore catapultata in un mondo ostile e spersonalizzante: la ragazza, penultima di sedici figli, è stata ceduta dalla madre come "oggetto" per suggellare l'alleanza tra Francia e Impero Austriaco e viene di fatto abbandonata alla mercé di una Corte sconosciuta, totalmente disinteressata ad Antonietta come "persona". Ad appena quattordici anni, la futura regina di Francia viene da una parte allettata dalla promessa di una vita fatta di agi e lussi, dall'altra la sua natura di donna e il suo valore come essere umano vengono subordinati alla sua capacità di mettere al mondo un erede e di invogliare in primis il Delfino di Francia a giacere con lei, così da adempiere ai suoi doveri. Di fatto, l'unico modo per mantenere un vincolo tra Francia e Austria era proprio dare alla luce un bambino figlio di entrambi i regni, in caso contrario Maria Antonietta sarebbe diventata inutile e probabilmente Re Luigi XV (che già avrebbe dovuto sposare una delle figlie più anziane di Maria Teresa, rimasta sfigurata dal vaiolo) l'avrebbe rimandata dritta a casa dall'Imperatrice; vinta dallo sconforto, dalle parole fredde della madre, dal disinteresse del futuro Luigi XVI, dall'insofferenza verso una vita fatta di regole rigide e protocolli di ferro, ad Antonietta non rimane altra possibilità che fare come qualsiasi ragazza moderna, ovvero darsi allo shopping, ai peccati di gola, alle feste, a tutto ciò che potrebbe darle un'illusione di libertà e felicità, per quanto momentanea.


Sofia Coppola si concentra quindi sull'aspetto più "Bling Ring" della vita di Maria Antonietta, soprattutto nella prima parte del film, accentuandone la frivola modernità con i tanto discussi ammiccamenti alla moda contemporanea (ah, quelle Converse, quei coloratissimi macaron di Ladurée, per non parlare della colonna sonora!) e sorvolando su episodi iconici della vita della sovrana, più legati ad una questione sociale, in primis la famigerata vicenda della collana. A dire il vero, probabilmente per lo spettatore che non conosce a menadito tutte le vicende che hanno portato alla Rivoluzione Francese risulterà anche difficile capire perché ad un certo punto i popolani vorrebbero fare fuori Antonietta e i suoi famigliari, visto che i pesanti problemi di deficit e lo squilibrio tra nobili e il cosiddetto "terzo stato" vengono appena accennati nel film, ma è anche questa scelta a rendere affascinante la pellicola della Coppola. La regia elegante e il montaggio vorticoso, la sovrabbondanza di dettagli per quel che riguarda scenografie e costumi, che inghiottono letteralmente la protagonista, e la fotografia dai colori accesi trasformano la vera Versailles prima e il vero Petit Trianon poi (se siete stati in entrambi i posti non potrà fare a meno di esplodervi il cuore, io vi avviso) in un limbo atemporale capace di sedare i sensi e placare momentaneamente il dolore, un eden dove le brutture della società non arrivano ma dove bisogna anche faticare per rimanere umani e conservare, paradossalmente, qualcosa che sia possibile definire proprio. La seconda parte, quella che coincide con la maternità e maturità di Antonietta, è ben più malinconica e riflessiva della prima e anche lo stile di regia asseconda questo cambiamento di atmosfera, accompagnando lentamente la Sovrana verso il triste destino prefigurato nel finale con eleganti immagini di morte, tra gramaglie e quadri dove i bimbi ritratti scompaiono come se non fossero mai esistiti, mentre la realtà irrompe con forza e violenza in una vita scandita da riti fasulli e assurdamente coreografati... ma non per questo meno vera.


Capita così che, nonostante liberté, egalité et fraternité siano dei concetti santi e condivisibili, sul finale si arrivi persino a versare qualche lacrima per la bellissima Antonietta della Dunst e per quel babbalone di Jason Schwartzman nei panni di Luigi XVI, alla faccia di tutto il "nulla" di cui abbonda lo stilosissimo Marie Antoinette e di tutta la colorata ricchezza che viene sbattuta in faccia con disprezzo sia allo spettatore che al popolo di Parigi. Gli sguardi malinconici di Kirsten Dunst, il sorriso forzato di chi si impegna con tutta sé stessa per piacere inutilmente, lo sguardo gioioso di chi finalmente ha trovato l'amore vero, che sia di uno svedese tutt'altro che freddo oppure dei propri bambini, persino la forza con la quale la protagonista sceglie di essere, finalmente, Regina di Francia fino all'ultimo sono tocchi di profondità che rendono il personaggio umano ed impossibile da odiare, fin dalla prima scena del film. Anzi, oso dire che Marie Antoinette è un film talmente bello, in ogni suo aspetto, che persino Asia Argento (per quanto cagna maledetta sempre e comunque, in saecula saeculorum, amen) mi è sembrata perfetta nei panni della favorita del re, con la sua naturale volgarità e l'incapacità di proferire verbo in una lingua comprensibile, anche se la povera Du Barry non era certo così vajassa ed ignorante come spesso la si dipinge. A dire il vero, alla Coppola rimprovero solo di avere messo un mollo privo di carisma come Jamie Dornan ad interpretare l'affascinante Conte di Fersen, ché se Lady Oscar avesse visto questo antenato di Mr. Grey probabilmente avrebbe scelto di rimanere uomo per il resto dei suoi giorni. E ora, siccome sto scrivendo troppe cretinate, concludo qui il post, ribadendo la bellezza di Marie Antoinette e consigliandovi di non aspettare troppo per recuperarlo come ho fatto io; nell'attesa che esca L'inganno la settimana prossima potrebbe essere un ottimo antipasto... buono quasi quanto i famosi e proibitivi macaron di Ladurée!


Della regista e sceneggiatrice Sofia Coppola ho già parlato QUI. Kirsten Dunst (Maria Antonietta), Jason Schwartzman (Luigi XVI), Judy Davis (Contessa de Noailles), Rose Byrne (Duchessa de Polignac), Asia Argento (Contessa du Barry), Molly Shannon (Zia Vittoria), Shirley Henderson (Zia Sofia), Danny Huston (Imperatore Giuseppe II), Sebastian Armesto (Conte Louis de Provence), Tom Hardy (Raumont) e Steve Coogan (Ambasciatore Mercy) li trovate ai rispettivi link.

Rip Torn (vero nome Elmore Rual Torn Jr.) interpreta Luigi XV. Americano, ha partecipato a film come Il re dei re, L'uomo che cadde sulla Terra, Coma profondo, L'aereo più pazzo del mondo... sempre più pazzo, RoboCop 3, Giù le mani dal mio periscopio, Ancora più scemo, Men in Black, Men in Black II, Palle al balzo - Dodgeball, Men in Black 3 e a serie quali Alfred Hitchcock Presenta, Colombo, Will & Grace e 30 Rock mentre come doppiatore ha lavorato nel film Hercules. Anche regista e produttore, ha 86 anni.


Jamie Dornan interpreta il Conte Hans Axel Von Fersen. Irlandese, meglio conosciuto come Mr. Grey di Cinquanta sfumature di grigio e Cinquanta sfumature di nero, ha partecipato a serie quali C'era una volta. Ha 35 anni e cinque film in uscita.


Il film ha vinto giustamente un Oscar per i Migliori Costumi, andato nelle sante mani di Milena Canonero. La parte di Luigi XV era stata offerta ad Alain Delon il quale però ha rifiutato, sentendosi inadatto al ruolo; per problemi di impegni pregressi, invece, sia Angelina Jolie che Catherine Zeta-Jones hanno dovuto rinunciare ad interpretare la Contessa du Barry, lasciando così tristemente il posto ad Asia Argento mentre a Judy Davis, che è finita a interpretare la Contessa de Noailles, era stato offerto il ruolo di Maria Teresa D'Austria. Se Marie Antoinette vi fosse piaciuto dovete OVVIAMENTE recuperare lo splendido anime Lady Oscar (o il manga di Ryoko Ikeda e magari anche Innocent di Shin'Ichi Sakamoto) e aggiungere L'intrigo della collana, giusto per completare un pezzetto di storia che nel film della Coppola manca. ENJOY!

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