giovedì 23 marzo 2017

(Gio)WE, Bolla! del 23/3/2017

Buon giovedì a tutti!! Troppa grazia quella di questa settimana, che prevede l'uscita di ben due horror (o quasi), entrambi giunti a Savona. Ottimo antidoto al troppo cinema italiano distribuito in questo periodo e, se vi capitasse, andate a vedere anche La tartaruga rossa, distribuito da martedì e per soli tre giorni nelle solite, pochissime sale fortunate. ENJOY!

Non è un paese per giovani
Reazione a caldo: Ah sì perché il cinema invece...
Bolla, rifletti!: Odio profondo fin dal trailer, con due garzoncelli che decidono di emigrare a Cuba dove, chissà come mai, li aspetta la solita tipa sballona che probabilmente cambierà la loro vita per sempre. Aggiungeteci le canzoni dei Negramaro e avrete il quadro completo della camurrìa che mi prende ogni volta che ne comunicano l'uscita al cinema. 

La cura dal benessere
Reazione a caldo: Evviva!!!
Bolla, rifletti!: Non credevo che lo avrebbero dato, giuro. Probabilmente sarà un diludendo cosmico ma il trailer, a differenza di Non è un paese per giovani, tra anguille e visioni inquietanti mette i brividi e invoglia a guardarlo. Chissà cosa sarà 'sta benedetta cura DAL benessere... Martedì lo scoprirò!

Slam - Tutto per una ragazza
Reazione a caldo: E due. Ma basta!
Bolla, rifletti!: Ok, sarò ancora più specifica: DETESTO il film generazionali italiani, quelli imperniati sui giovani, intendo. In primis, perché solitamente gli attori non sanno recitare nemmeno se li prendi a bastonate. A questo darei una chance solo per Marinelli ma è l'argomento in sé (genitori sedicenni) che proprio non mi ispira, oltre al fatto che è tratto da un romanzo di Nick Hornby, che detesto cortesemente.

Life
Reazione a caldo: Incognita della settimana.
Bolla, rifletti!: Speriamo lo tengano un po' più dei canonici sette giorni, anche perché il bonus horror questa settimana lo spendo già e ho paura di intortare il Bolluomo per accompagnarmi a vedere questo Life. Le recensioni lo descrivono più terrificante di Alien e temo quindi di venire ricoperta di insulti per l'eventuale inganno... se qualcuno lo va a vedere mi dica QUANTO è pauroso, thanks!

Al cinema d'élite si buttano sul morbosetto...!

Elle
Reazione a caldo: Visto e recensito QUI.
Bolla, rifletti!: Vi avverto, in breve: Elle non è un film per tutti. A me è piaciuto molto fino a poco oltre la metà, poi mi è un po' "scaduto", l'ho trovato inconcludente. Però lei è favolosa. 

mercoledì 22 marzo 2017

Wyrmwood - Road of the Dead (2014)

Secondo titolo horror distribuito a fine febbraio dalla Midnight Factory che, per l'occasione, balza nella terra dei canguri e tira fuori questo Wyrmwood - Road of the Dead (Wyrmwood), diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista Kiah Roache-Turner.


Trama: uno sciame di meteore trasforma gli esseri umani in zombi famelici. Barry, tra i pochi rimasti normali, dopo essere stato costretto ad uccidere la moglie e la figlia si allea con altri "sani" per liberare la sorella, presa in ostaggio dall'esercito...



Dopo aver letto l'interessante recensione de I 400 calci ero già pronta a non aspettarmi nulla da Wyrmwood, tranne forse un abominio incommensurabile. Ma, si sa, io i film li guardo senza essere troppo ferrata in materia di montaggio, fotografia e altre finezze simili, basta solo che l'incapacità registica non si traduca, per citare il post di Quantum Tarantino, in "un found footage in cui non succede un cazzo per un’ora e mezza salvo sporadici quanto evitabili spaventerelli e una rivelazione finale che generalmente fa cascare le braccia" (qualcuno ha detto The Gallows: L'esecuzione?). Oltretutto, a me l'approccio Aussie alle cose fa sempre tanta simpatia, anche quando si tratta di un approccio con un cuore più di canna che di panna, quindi non ho potuto non voler bene a Wyrmwood, pur con tutti i difetti che devo riconoscergli. La trama probabilmente è stata scritta per l'appunto su cartine che poi i coinvolti avranno riempito di fumo e consumato nel corso dei quattro anni serviti per completare il film: uno sciame di meteore trasforma gli esseri umani in zombi (almeno si immagina sia quella la causa, ché ovviamente non viene spiegato il motivo della zombanza) e gli unici a rimanere immuni da quello che probabilmente è un virus trasmesso non solo tramite i classici morsi ma anche per via aerea, sono coloro dotati di gruppo sanguigno A positivo. A questo canovaccio gli sceneggiatori hanno aggiunto tamarreide a palate, ibridando l'horror col road movie come i protagonisti fanno con le loro vetture corazzate alimentate ad alito di zombie (il perché le meteore privino di potere combustibile la benzina non ha senso così come ne è priva l'improvvisa trasformazione, in un giorno solo badate bene, dell'esercito australiano in un'accozzaglia di psicopatici decerebrati) e infilandoci anche scienziati pazzi, telepatia, tragici momenti di dolore familiare e, fortunatamente, anche umorismo, alcool e cannoni a palati, ché un film simile non lo si può prendere sul serio, dai.


Quindi Wyrmwood non aggiunge nulla di nuovo al mito dello zombie, se non la speranza che un giorno i nostri cari estinti possano convertirsi in una nuova forma di energia "pulita", tuttavia la pellicola risulta lo stesso molto divertente e inaspettatamente gradevole. Tra un attacco zombie, un barbecue e una scazzottata il ritmo non cala neppure per un secondo, nemmeno quando la faccenda si trasferisce sul piano "psichico", e tutto viene condito da abbondanza di sangue spalmato a palate nemmeno si trattasse di disgustosa gravy sauce sulle schnitzel, con aggiunta di miasmi verdastri che escono dalle bocche spalancate dei poveri morti viventi. Sarà che ormai The Walking Dead ha raggiunto livelli di bassezza inenarrabili e la noia nella blasonata serie regna sovrana ma mi sono ritrovata più volte a pensare "che figata, Rick e i suoi poracci a questi gli spicciano casa!": i dialoghi saranno banali quanto volete ma sono la quintessenza della rilassatezza e badassitudine Aussie ed è un piacere vedere i protagonisti accanirsi contro gli zombi e scambiare momenti di maschia strafottenza. Nota di merito al make up, a mio avviso molto ben fatto, e anche all'attrice Bianca Bradey la quale, in quanto unica eroina femmina nel film, se la crede davvero tantissimo, sia come arrampicatrice di travi prima che come incantatrice/regina degli zombi poi, anche se quegli occhietti bianchicci non si posso guardare, figlia mia. Insomma, probabilmente Wyrmwood farà inorridire chi apprezza i morti viventi di Romero e chi cerca un minimo di "sentimento" o profondità nel genere (credo anche chi pretende coerenza e verosimiglianza a tutti i costi, ahimé) ma in quanto prodotto realizzato con due dollari australiani e tanta amicizia è perfetto per passare una serata in lieta ignoranza. Fatecelo un pensierino!

Kiah Roache - Turner è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo e finora unico lungometraggio. Australiano, anche produttore e tecnico degli effetti speciali, ha 38 anni.


L'edizione DVD della Midnight Factory è composta da due dischi, uno col film e un altro con un buon numero di contenuti speciali (trailer, backstage, scene tagliate, interviste, produzione e post-produzione e il documentario I diari di Wyrmwood); non ho avuto modo di guardare la pellicola in italiano ma dai sottotitoli mi sembra che stavolta almeno l'adattamento sia valido anche se è sempre un problema riproporre un accento e un lessico particolare come quello australiano. Tornando a Wyrmwood, siccome le riprese avvenivano a tempo perso nei weekend, il film ci ha messo quattro anni per venire completato al punto che Yure Covich, l'attore che interpreta lo sfattone che incontra Barry all'inizio, ha dovuto abbandonare il set a causa di altri impegni e il suo personaggio (che avrebbe dovuto essere la spalla comica del protagonista) è stato eliminato dopo poche scene. Non temete: lo sfattone dovrebbe tornare, assieme ai personaggi di Barry e Brooke, e agli attori che li interpretano, nella serie Wyrmwood TV, spin-off televisivo del film, ancora in fase di scrittura quindi campa cavallo. O forse no, vista la velocità con la quale ne vengono sfornate decine al mese. Nell'attesa, se Wyrmwood vi fosse piaciuto recuperate Dead Snow, Dead Snow 2 e magari anche Shaun of the Dead. ENJOY!

martedì 21 marzo 2017

John Wick - Capitolo 2 (2017)

Dopo l'entusiasmo generato dal primo capitolo potevo non andare a vedere John Wick - Capitolo 2 (John Wick: Chapter 2), nuovamente diretto da Chad Stahelski?


Trama: finita la mattanza del primo capitolo John Wick cerca di ritirarsi a vita privata ma viene richiamato in attività dal camorrista Santino D'Antonio, deciso a scalare i vertici della criminalità mondiale...


Nel 2014 John Wick era stata una bella sorpresa, un action anni '80 tamarro al punto giusto, con un protagonista sufficientemente duro ed inespressivo e alcune finezze di fondo che facevano venire voglia di averne di più. Il di più è arrivato tre anni dopo, con un film che mostra John Wick ancora incazzato nero per la morte della moglie e dell'amato cagnussu (e basta, santo cielo!), ancora desideroso di pace e ancora circondato da gente che lo rivorrebbe in azione a tutti i costi. Stavolta la sceneggiatura, se tale la si può definire, scava maggiormente all'interno di quel mondo organizzato di assassini e criminali che era la parte più affascinante del primo capitolo: apprendiamo infatti (o forse lo dicevano già in John Wick ma chi se lo ricorda...) che il mondo è governato da una sorta di cosca criminale internazionale, un G7 del crimine tipo, un'organizzazione ancora diversa da quella che gestisce l'Hotel Continental ma ad essa strettamente legata. Questi due gruppi, ai quali bisogna aggiungerne un terzo che richiama molto i Morlock degli X-Men, evitano di pestarsi i piedi a vicenda grazie ad un ferreo codice fatto di regole che non bisognerebbe infrangere, pena la scomunica e la perdita non solo della vita ma anche e soprattutto di protezione e privilegi. In base ad una di queste regole, John Wick è costretto ad accettare di "rientrare nel giro" quando il camorrista Santino D'Antonio (nome meno banale e pizzaspaghettimandolino no?) gli chiede di ammazzare la sorella Gianna presentandogli un cosiddetto pegno, sorta di patto suggellato all'epoca in cui John voleva andare in pensione e passare la vita con l'amata moglie. Altro non aggiungerò sulla trama, ché tanto il succo è riassumibile, da qui in poi, in "John Wick spara in testa a laGGente" con pochissime varianti, tra le quali una molto interessante in cui l'intera New York si trasforma in un covo di assassini e le incursioni in un Hotel Continental che, se volete il mio parere, meriterebbe un film a parte con Ian McShane e Franco Nero come protagonisti assoluti. Rileggendo ciò che ho scritto finora mi sono resa conto di suonare poco entusiasta ma il fatto è che stavolta, nonostante la presenza di molti momenti ridicoli (la sparatoria silenziosa è esilarante, della pretestuosissima sequenza iniziale non voglio neppure parlare altrimenti scoppio a ridere), l'atmosfera generale è troppo seria e alcune scene d'azione ripetitive.


Non mi reputo un'esperta di film action zamarri o di "cinema di menare" (probabilmente se volete leggere una recensione competente di John Wick 2 dovete andare QUI), per carità, ma mi è sembrato che John Wick - Capitolo 2 riciclasse spesso e volentieri gli stessi stunt, con intere e lunghissime sequenze in cui Keanu Reeves, quando non ammazza alla prima i ventordici nemici che gli si parano davanti sbucando da ogni dove, li atterra con un paio di mosse di sottomissione rotolanti e poi li secca con un headshot ben piazzato. Questa routine si ripropone due o tre volte e sinceramente preferisco soluzioni un po' più fantasiose, che magari contemplino armi improprie particolari come una matita, un'automobile, pistole utilizzate a mo' di mattoni da lanciare, ecc. ecc. Di fatto, l'unica sequenza memorabile è quella sul finale, interamente ambientata in un labirinto di specchi e luci al neon che permette al regista di giocare un po' con prospettive e macchina da presa, oltre all'emozionante conclusione, che si svolge davanti allo splendido angelo della Bethesda Fountain in Central Park (location che grazie ad Angels in America mi smuove sempre un desiderio irrazionale di trovarmi lì in contemplazione), il resto francamente puzza un po' di già visto e gli attori non aiutano. Keanu Reeves fa John Wick e va bene, da lui mi aspetto una performance granitica, ma Riccardo Scamarcio è semplicemente imbarazzante, un blocco di tufo imbolsito, monoespressivo e autodoppiatosi con la verve di un paramecio (nulla credo rispetto al vedere quel gianduia di Luca Argentero che imita il Brad Pitt di Fight Club nell'imminente Il permesso, cercate il trailer poi ne riparliamo); non va meglio a Claudia Gerini, che ricordavo splendida e brillante e che invece mi si è riproposta col volto tumefatto da probabili ritocchi estetici nei panni di un'improbabile e moscia femme fatale, mentre perlomeno a tenere alto il buon nome del Cinema italiano ci pensa il già citato Franco Nero che, assieme a Ian McShane, interpreta l'unico personaggio davvero memorabile del film. Ribadisco: nel terzo John Wick ESIGO che il ruolo degli Hotel Continental sia preponderante perché tra assassini invulnerabili e tamarreide stavolta vince la fredda ed elegantissima burocrazia, mi spiace.


Del regista Chad Stahelski ho già parlato QUI. Keanu Reeves (John Wick), Riccardo Scamarcio (Santino D'Antonio), Ian McShane (Winston), Claudia Gerini (Gianna D'Antonio), Laurence Fishburne (Bowery King), John Leguizamo (Aurelio), Franco Nero (Julius), Peter Serafinowicz (Sommelier), David Patrick Kelly (Charlie) e Peter Stormare (Abram) li trovate invece ai rispettivi link.

Common (vero nome Lonnie Rashid Lynn) interpreta Cassian. Americano, più conosciuto come rapper che come attore, ha partecipato a film come Wanted - Scegli il tuo destino, Comic Movie, Now You See Me - I maghi del crimine, Selma - La strada della libertà, Suicide Squad e ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore, ha 45 anni e cinque film in uscita.


Lo avevo intuito dal finale ed è quasi certo che John Wick sarà una trilogia, quindi aspettatevi il ritorno di Keanu Reeves nei panni dell'eroe titolare tra qualche anno, magari con Samuel L. Jackson che, a quanto pare, muore dalla voglia di partecipare. Nell'attesa, se John Wick - Capitolo 2 vi fosse piaciuto recuperate John Wick e aggiungete Deadpool così da farvi due vere risate. ENJOY!

domenica 19 marzo 2017

La bella e la bestia (2017)

Non ce l'ho fatta ad aspettare. Con un misto di attesa e presagi di sventura, venerdì sono corsa a vedere La bella e la bestia (Beauty and the Beast), versione live action dell'omonimo capolavoro Disney diretto dal regista Bill Condon. E com'è quindi 'sto ennesimo remake?


Trama: Belle, atipica ragazza francese, finisce in un castello abitato da una Bestia e dai suoi servi, tutti trasformati in oggetti semoventi da una maledizione. Solo se la Bestia, un tempo principe viziato e crudele, riuscirà ad amare e ad essere riamato a sua volta la maledizione scomparirà ma il tempo stringe...


Non starò a parlare della storia de La Bella e la Bestia, in quanto il film di Bill Condon ne è una riproposta fedelissima con pochissime aggiunte irrilevanti alla comprensione della trama, qualche variante poco fastidiosa e un paio di canzoni in più: se volete una disamina completa del più bel film d'animazione mai realizzato dalla Disney la trovate QUI. Allo stesso modo, non starò a sottolineare come La bella e la bestia originale sia un capolavoro che questo live action non solo non supera (era palese e scontato) ma neppure raggiunge, anche se vorrei puntualizzare come le espressioni e i movimenti della  Belle animata nei tre momenti chiave della pellicola (quando viene imprigionata dalla Bestia, quando è indecisa se lasciarlo al suo destino e quando sul finale si rende conto di amarlo) e, soprattutto, gli incredibili tocchi horror gotici di cui il film del 1991 è zeppo qui se li sono proprio sognati, privando la pellicola di gran parte del suo fascino. Fissate queste premesse, posso però solennemente dire che La bella e la bestia di Bill Condon è un gran bel film, più che altro è un gran bell'omaggio alla pellicola originale e in particolare alla sua anima musical, perfettamente rispettata. Molti hanno giustamente parlato di film inutile, ché qui non si parla di reinterpretazione quanto piuttosto di una riproposta quasi filologica di dialoghi, melodie (se ne può parlare, ché lo score dell'originale in determinati momenti topici era fenomenale, qui un po' meno), numeri musicali e persino inquadrature, con alcune sequenze prese pari pari dal film di Trousdale e Wise, quindi perché guardare questo quando esiste l'originale? Verissimo, per carità, questa è in effetti una domanda alla quale non so rispondere ma, al di là degli obiettivi prettamente economici della Disney, forse la scelta di un non fan tra l'uno e l'altro film dipende semplicemente dal gusto personale: c'è chi non ama l'animazione e chi magari preferisce un connubio di attori veri e personaggi creati in CGI per godersi la storia di Belle e la Bestia, chissà. Sta di fatto che in molti, me compresa, hanno applaudito alla fine de La bella e la bestia ed è lo stesso applauso che mi è scattato in automatico quando ero andata a vedere il musical originale a Milano, scaturito dalla sensazione di avere davanti un opera nuova che rispetta ciò che ho tanto amato e lo ripropone attraverso un mezzo diverso e magari più spettacolare e congeniale ad alcuni spettatori.


Spettacolare è infatti la definizione che calza meglio al nuovo La bella e la bestia, non a caso quasi un musical in tutto e per tutto. A differenza del ridondante, fastidiosissimo Cenerentola di Branagh, qui scenografi, costumisti e responsabili degli effetti speciali hanno dato il bianco: dalla creazione del vertiginoso castello della Bestia, agli splendidi abiti di Belle (lasciamo perdere l'iconico abito giallo/oro, che mi si è serrato lo stomaco per l'invidia al pensiero di come debba essersi sentita Emma Watson ad indossarlo, in generale è proprio la rivisitazione degli abiti "normali" di Belle ad essere splendida, arricchita da un gusto francese e bohemien tutto particolare), dalla stanza rococò dove viene rinchiusa Belle alla ricostruzione della taverna di Gaston, tutto è realizzato in maniera talmente ricca e allo stesso tempo "familiare" da far venire la pelle d'oca. Se vogliamo parlare dei numeri musicali, alla già citata canzone di Gaston mi sono trattenuta dal saltare sulla poltrona e mettermi a ballare, durante la sequenza del ballo la Bestia si profonde in un movimento talmente sensuale che ho pensato "ce n'è!", mentre il numero di Stia con noi è animato talmente bene che basterebbe anche solo quello per compensare il prezzo dell'inutile (e sottolineo inutile) 3D e aggiungo che fortunatamente tutte le creature generate al computer sono ben diverse dall'orripilio mostrato nei trailer e ben distanti dalle tremebonde lucertole di Cenerentola o le fatine di Maleficent (tolto che Mrs Bric con quegli occhietti inquietanti non mi è proprio piaciuta ma de gustibus). Favolosa anche la svolta gay di LeTont, una carta giocata quasi come inside joke eppure senza essere portata all'eccesso né coperta di ridicolo: il personaggio si distacca anzi dal ruolo di "scemo" mostrato nell'originale film Disney per diventare una specie di "coscienza" che Gaston tuttavia rifiuta, un diverso che non riesce a sostenere ciecamente il suo amato quando le azioni di quest'ultimo diventano troppo immorali anche per lui e vanno ad infrangere l'illusoria perfezione dell'apparenza del rozzo Capitano.


Detto questo, difetti ce ne sono, per carità. Non ho apprezzato la reiterazione di alcune cose, come per esempio la ricomparsa della fata sul finale (quasi un ripensamento di quest'ultima mentre invece nell'originale Disney i tempi della maledizione venivano rispettati), né le sgradevoli giustificazioni della natura viziata del Principe oppure il racconto della madre di Belle, evocato tra l'altro da una specie di teletrasporto magico a dir poco ridicolo, oltre che affatto funzionale ai fini della trama, e purtroppo le atmosfere horror del confronto tra la Bestia e Gaston (soprattutto il progressivo scambio di ruoli tra i due, che vede sul finale un Gaston mostruoso e una Bestia umanissima nel suo rassegnato dolore) sono andate completamente perdute, cosa gravissima. Passando all'adattamento italiano, ho trovato quello delle canzoni oltre il terrificante e solo la mia capacità di sostituire mentalmente ai testi nuovi quelli che adoro fin dall'età di 10 anni, chiudendo mente ed orecchie al nuovo abominio, mi ha salvata dall'orrore, nonostante qualche bestemmia sia comunque volata, non lo nego: la differenza tra i due adattamenti è impietosa e se è vero che quello attuale è più vicino all'inglese, ci sono momenti in cui la metrica non riesce a rispettare la melodia e il ritmo, senza contare che quello del 1991 era molto più delicato, adulto e fantasioso. Anche la voce nuova della Bestia fa accapponare la pelle ma fortunatamente la nuova canzone cantata dal personaggio, Evermore, è splendida sia in italiano che in inglese e nella nostra lingua ricorda molto i pezzi più belli ed intensi di Notre Dame De Paris, cosa che ha contribuito a rendermela ancora più gradita. L'unico difetto che non ho riscontrato è l'interpretazione di Emma Watson: credevo l'avrei odiata ma non è stato così e, nonostante il migliore del cast sia Luke Evans col suo favoloso Gaston (pur senza petto villoso), questa nuova Belle dallo sguardo fiero e volitivo mi è piaciuta davvero molto, soprattutto quando dimentica di rimettersi a posto la gonna e va in giro mostrando i mutandoni della nonna. Degna figlia di un inventore folle e smemorato! Quindi, in soldoni, La bella e la bestia del 1991 tutta la vita ma anche quello nuovo merita lodi e carezze invece di sputi ed ignominia.


 Di Emma Watson (Belle), Luke Evans (Gaston), Ewan McGregor (Lumière), Ian McKellen (Tokins), Emma Thompson (Mrs. Bric) e Stanley Tucci (Maestro Cadenza) ho già parlato ai rispettivi link.

Bill Condon è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come L'inferno nello specchio (Candyman 2), Demoni e dei, The Twilight Saga - Breaking Dawn parte I e II e Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto. Anche sceneggiatore (ha vinto l'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale di Uomini e dei), produttore e attore, ha 62 anni.


Dan Stevens interpreta Bestia. Inglese, favoloso David Haller in Legion, ha partecipato anche alla serie Downton Abbey. Anche produttore, ha 35 anni e cinque film in uscita.


Kevin Kline interpreta Maurice. Americano, lo ricordo per film come La scelta di Sophie, Il grande freddo, Un pesce di nome Wanda (che gli è valso l'Oscar come Miglior Attore Non Protagonista), Bolle di sapone, Charlot - Chaplin, Creature selvagge, Tempesta di ghiaccio, In & Out, Sogno di una notte di mezza estate e Wild Wild West; inoltre, ha prestato la voce per film come Il gobbo di Notre Dame. Anche regista, ha 70 anni.


Gugu Mbatha-Raw interpreta Spolverina. Inglese, ha partecipato a film come Free State of Jones, Miss Sloane e a serie quali Doctor Who e Black Mirror. Ha 34 anni e quattro film in uscita.


Josh Gad, che interpreta LeTont, è la voce originale del pupazzo Olaf di Frozen. A Ryan Gosling era stato offerto il ruolo della Bestia ma ha rifiutato per partecipare a La La Land; Emma Watson ha invece fatto il contrario, preferendo essere Belle invece di recitare nel film di Chazelle. Ian McKellen è invece ritornato sui suoi passi visto che, nel 1991, aveva rinunciato a doppiare Tokins. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate La bella e la bestia originale e al massimo anche quello di Christophe Gans. ENJOY!

venerdì 17 marzo 2017

Loving (2016)

E' uscito ieri in tutta Italia il film Loving, diretto e sceneggiato nel 2016 dal regista Jeff Nichols nonché candidato all'Oscar per la Migliore Attrice Protagonista.


Trama: Mildred e Richard, lei nera e lui bianco, si sposano a Washington D.C. contravvenendo tuttavia alle leggi razziali dello Stato in cui vivono, la Virginia. Condannati a venticinque anni di esilio dallo stato, i coniugi Loving cominciano un calvario fatto di cause legali che li farà arrivare fino alla Corte Suprema...



Normalmente, ormai lo avrete capito, non sono cattiva con i film che non lo meritano. Per venire stroncato dalla sottoscritta un film dev'essere una trashata invereconda, recitato da bestie, oppure non essere all'altezza del regista e degli interpreti coinvolti. Ormai dovreste anche sapere che mi piacciono molto le pellicole basate su vicende realmente accadute, soprattutto quando dette vicende raccontano aspetti della storia americana, così piena di contraddizioni da non smettere di affascinarmi. Come si intrecciano queste due premesse così diverse all'ultimo film di Jeff Nichols?Loving, incentrato su un importantissimo capitolo della lotta americana per i diritti civili, avrebbe dovuto per logica coinvolgermi tantissimo, commuovermi, farmi giustamente infuriare per il destino toccato ai poveri Mildred e Richard, coppia interrazziale costretta a fuggire dalle leggi di uno Stato che riteneva illegale un matrimonio legalmente contratto. Invece, e mi fa male dirlo visto che nutrivo molte aspettative e che Jeff Nichols è un autore che mi piace molto, ho passato due ore e fischia immersa nel tedio più assoluto e conseguentemente ne risentirà anche il tono del post, che non sarà una stroncatura ma nemmeno un apprezzamento della pellicola in questione. Diciamo che, dal mio ignorantissimo punto di vista, a Loving avrebbe innanzitutto giovato una durata più breve, in quanto i concetti di ingiustizia e amore vengono espressi alla perfezione già in un paio di dialoghi ed inquadrature, non serviva dilatare i tempi fino ad abbattere lo spettatore; solitamente non soffro i film lunghi ma ritrovarmi, à la Homer Simpson, a pensare alle scimmiette ballerine durante la visione di Loving è stato indicativo dello scarso interesse provato. Le parentesi legate al mondo dei motori tanto amato da Richard (meccanico e "massacan", cosa volere di più?), le cause legali intentate per telefono, gli interminabili scorci di campagna atti ad enfatizzare la semplicità dei protagonisti e la natura del paese retrogrado ma bellissimo in cui sono nati e cresciuti appesantiscono un film già trascinato sull'orlo del baratro da un casting valido ma, a posteriori, infelice.


Parliamo un attimo di Joel Edgerton. Per carità di Dio, sicuramente Richard Loving sarà stato uno di quegli uomini taciturni, ignoranti ma di buon cuore, gretti e musoni ma esemplari come lavoratori e padri di famiglia, quelli che si vedono spesso nei paesini di campagna e che non esiterei a definire "liguri" in qualche modo, quindi l'interpretazione di Joel Edgerton è oggettivamente perfetta, davvero. Però, consentitemi di dire, pesante ed invalidante come una palla al c***o. Già il film è lungo come la quaresima e Nichols è riuscito a farmi percepire cinque ore invece di due, in più devo continuamente vedere sbiascicare Edgerton con quella faccia sconfitta e i capelli biondi tagliati a spazzoletta, che a momenti sembra un reduce de Il villaggio dei dannati? Anche no, vi prego. L'unica gioia del film è Ruth Negga, della quale potrei stare a magnificare le lodi per ore (magari non quando interpreta Tulip in Preacher ma la colpa lì è degli sceneggiatori). Anche lì, non è che il personaggio abbia chissà quale aura carismatica, però la Negga ha il fascino di un'attrice anni '20, ha una bellezza particolarissima e la sua interpretazione trattenuta conferisce ancora più forza d'animo alla figura di Mildred, donna che ha rinunciato alla famiglia, agli amici e alle sue radici per amore e ha sopportato per anni una situazione terribile, con una dignità ed un contegno a dir poco strabilianti. Se non fosse stato per Ruth Negga, unica stella fulgida di una pellicola senza infamia né lode e non a caso fonte dell'unica candidatura per gli Academy Awards, forse non avrei neppure finito di guardare Loving. Ma, considerata l'accoglienza ricevuta a Cannes e nei circoli cinefili, molto probabilmente sono io che non capisco una cippa quindi non datemi retta e se doveste trovarlo distribuito in qualche cinema vicino andate a vederlo.


Del regista e sceneggiatore Jeff Nichols ho già parlato QUI. Joel Edgerton (Richard), Marton Csokas (Sceriffo Brooks) e Michael Shannon (Grey Villet) li trovate invece ai rispettivi link.

Ruth Negga interpreta Mildred. Nata in Etiopia, ha partecipato a film come World War Z e a serie quali Misfits, Agents of S.H.I.E.L.D. e Preacher. Ha 35 anni.


Nick Kroll interpreta Bernie Cohen. Americano, ha partecipato a film come Vi presento i nostri; come doppiatore, ha lavorato nei film Sausage Party - Vita segreta di una salsiccia, Sing e nelle serie American Dad!, I Griffin e I Simpson. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 39 anni e un film in uscita.


La storia dei coniugi Loving è stata raccontata in un documentario del 2011, The Loving Story, da cui sono stati tratti buona parte dei dialoghi presenti nel film di Nichols, e in un film TV del 1996, Mr. and Mrs. Loving, con Timothy Hutton nella parte di Richard Loving. Se Loving vi fosse piaciuto potreste recuperare entrambi e aggiungere Selma - La strada per la libertà, Una moglie per papà e Lontano dal paradiso. ENJOY!

giovedì 16 marzo 2017

(Gio)WE, Bolla! del 16/4/2017

Buon giovedì a tutti! Benvenuti al consueto appuntamento settimanale in cui scoprirete cosa NON è uscito a Savona. No, scherzo, stavolta è andata bene: a parte l'ammorbante Loving che non si vede ma di cui parlerò domani, questa settimana la passerò al cinema... e nella casa nuova! *ansiansiansiansia!!* ENJOY!!!

La bella e la bestia
Reazione a caldo: Ho il terrore. Giuro.
Bolla, rifletti!: Ho odiato Maleficent. Ho tollerato a malapena Cenerentola. Il libro della giungla mi è piaciuto, dai. Le loro versioni a cartoni animati, però, chi se le è mai filate di pezza? Qui invece si parla del rischio di vilipendere IL cartone animato Disney per eccellenza, il più bello mai realizzato, quello che amo e ricordo a memoria, fotogramma per fotogramma, canzone per canzone, dialogo per dialogo. E non c'è neppure Vincent Cassel. Andrò a vederlo domani, il post uscirà spero domenica. E spero sia un post di gioia, non di diludendo.

The Ring 3
Reazione a caldo: Sette giorni...
Bolla, rifletti!: Ripasso: check! Televisioni coperte: check! Timore che sia una puttanata: check! Il ritorno di Samara dopo un decennio? Mah, speriamo bene ma secondo me l'acqua del pozzo l'avrà arrugginita non poco... Comunque: visione in sala martedì, post immagino venerdì.

John Wick 2
Reazione a caldo: Hell YEAAAH!!!
Bolla, rifletti!: Ho adorato la tamarreide del primo John Wick, inaspettata e fresca come un ignorantissimo bagno di sangue. Al secondo capitolo si aggiungono scenari italiani, quindi posso solo sperare in una cafonata ben peggiore. D'altronde, la benedizione de I 400 calci ce l'ha quindi domenica andrò in fiducia!

Al cinema d'élite si respira aria francese!

Un tirchio quasi perfetto
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Il ritorno in suolo italico di Dany Boon, impegnato nel ruolo di un Paperone d'oltralpe. Immagino sia una robetta carina per una serata disimpegnata ma, come avete visto, c'è tanta di quella "ciccia" al cinema che questo posso anche saltarlo! 

mercoledì 15 marzo 2017

The Last Showing (2014)

Arriva in DVD e Blu Ray, grazie alla Midnight Factory, il film The Last Showing, diretto e sceneggiato nel 2014 dal regista Phil Hawkins.


Trama: destituito dal ruolo di proiezionista, l'anziano Stuart si ritrova dietro al banco dei popcorn di un multisala. Furente, decide di girare il SUO horror e coinvolge un'ignara coppietta nell'operazione...



Come si fa a non voler bene a Robert Englund? Nonostante alla veneranda età di 69 anni un po' del suo fascino sia venuto meno, sostituito da una morbida aria da nonnetto, i suoi occhi e il suo sorriso inquietante sono rimasti gli stessi, così come l'incredibile dignità e la classe (manca la calma, semicit.) con le quali affronta da sempre ogni ruolo, anche il più imbarazzante e qualcunohaddettoMarcheseDeSade???? Chi ha parlato? Chicca**ohapparlato? Ehm, scusate, devono esserci delle interferenze. Robert Englund, si diceva, con la sua sola presenza mi impedisce automaticamente di voler male a determinati film che, probabilmente, senza di lui meriterebbero perpetua ignominia. E' un po' il caso di questo The Last Showing il quale, pur non essendo nulla di che, diventa perlomeno simpatico grazie al vecchio Englund, che gigioneggia nei panni del proiezionista scornato evitando scivolate nel patetico ed appropriandosi piuttosto di una cattiveria un po' naif, da vecchio barbogio appunto. Della serie: i giovani d'oggi non valgono un ca**o, non ci sono più le stagioni di una volta, qui dove sorge il multisala un tempo era tutta campagna, cose così. Quale vendetta migliore di prendere due poveri, innocui stron*i e punirli per le colpe di tutti i giovinastri irrispettosi, infilandoli a forza in un horror scritto, diretto ed interpretato proprio dall'ex proiezionista Stuart? Non chiediamoci perché per recuperare dignità un proiezionista dovrebbe riciclarsi regista, quando sarebbe stato molto più sensato fare come Udo Kier in Cigarette Burns e usare le interiora dei gestori dell'UCI Cinemas Fiumar... ehm... del multisala utilizzato nel film a mo' di pellicola; vedere Englund manovrare i due poveri cristi come se fossero delle marionette e destreggiarsi in operazioni di montaggio e doppiaggio, oltre che regia e "casting", è comunque un divertimento sufficiente per una serata disimpegnata.


Vecchie glorie a parte, purtroppo The Last Showing è poca roba, più che altro è poco più di un thriller (e mi domando perché mai sia vietato ai minori di 14 anni): il bodycount è uno dei più bassi visti recentemente e, nonostante vengano nominati i torture porn, Le colline hanno gli occhi II, Nightmare e Candyman, gli unici morti ammazzati soccombono a colpi di pistola piuttosto che a seguito di fantasiose torture cinematografiche o a bagni di sangue da riproporre in glorioso technicolor. Il risultato complessivo è quindi moscerello ed è un peccato visto che i corridoi di un cinema, per quanto moderno, e le sue sale buie avrebbero potuto regalare molte gioie allo spettatore mediamente appassionato di horror. Tolto Robert Englund, anche il resto del cast non brilla particolarmente: la ragazza della coppia è letteralmente non pervenuta, una biondina sciapa qualsiasi presa nella marea di attricette che probabilmente ogni giorno infestano i casting di tutto il mondo, mentre Finn Jones se la cava un po' di più (se però questo è il massimo che possiamo aspettarci da Iron Fist non ce la posso fare, cerchiamo di tirare fuori un po' di carisma altrimenti altro che heart of Shou-Lao!). Il tizio di colore che interpreta il direttore del cinema mi ha fatta invece pentire di avere guardato il DVD con la traccia in lingua originale perché, alla faccia dell'ambientazione britannica, l'accento di costui rischia di far sanguinare le orecchie anche al più scafato degli spettatori. Visto però che "Thanks for being such a good sport" è stato tradotto con "La ringrazio per essere stato così sportivo" non vi consiglio di sfruttare la traccia italiana, piena di mille altri piccoli refusetti che potrebbero rovinarvi la visione di un film non memorabile ma tutto sommato simpatico.

Mah.
Di Robert Englund, che interpreta Stuart, ho già parlato QUI.

Phil Hawkins è il regista e sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto film come The Butterfly Tattoo, Being Sold e The Four Warriors, ovviamente mai visti in vita mia. Anche produttore e attore, ha 33 anni e tre film in uscita.


Finn Jones interpreta Martin. Inglese, ha partecipato a film come Wrong Turn 5 - Bagno di sangue e a serie quali Il trono di spade. Ha 29 anni e sarà Iron Fist nell'imminente serie omonima e in The Defenders.


L'edizione italiana della Midnight Factory presenta un libretto introduttivo e parecchi extra tra i quali tre scene eliminate, alcune estese, trailer, backstage e interviste a Robert Englund, agli altri attori principali, al regista, alla produttrice Alexandra Baranska e al direttore della fotografia Ed MooreThe Last Showing vi fosse piaciuto potreste recuperare la saga di Saw o almeno il primo film. ENJOY!

martedì 14 marzo 2017

The Ring 2 (2005)

A 'sto giro il ripasso è stato facile ed indolore visto che la saga americana di The Ring si era fermata nel 2005 con The Ring 2 (The Ring Two), diretto nientemeno che da Hideo Nakata.


Trama: Rachel e il figlio Aidan hanno cambiato città ma lo spirito inquieto di Samara non smette di perseguitarli, persino senza l'ausilio della fatale videocassetta...


A scanso di equivoci, The Ring 2 mi era sembrato una camurrìa già all'epoca dell'uscita cinematografica e la mia difficoltà a tenere gli occhi aperti durante la visione recente ha confermato la mia impressione. Ha un bel da fare Hideo Nakata a creare immagini oniriche, eleganti richiami all'acqua, sequenze incentrate su Samara che non si limitino a ricopiare pedissequamente quelle giapponesi o le più famose del remake americano, il problema di The Ring 2 è che la trama non solo è soporifera ma anche di una banalità sconcertante. Messa da parte la maledizione della videocassetta (alla quale si accenna giusto all'inizio ma andrebbe visto il corto Rings per capire l'estensione ormai virale del video maledetto), The Ring 2 si concentra quasi esclusivamente sul passato di Samara e sul fatto che la pargola defunta si è incapricciata di Rachel, probabilmente perchè è stata l'unica ad averle dato attenzione nel corso degli anni. Siccome Rachel l'ha di fatto "liberata" alla fine del film precedente, Samara non è intenzionata ad ucciderla, bensì a farla diventare la propria mamma, e per fare questo cerca di possedere il bimbo più inquietante del mondo, quell'Aidan che crescendo non è migliorato affatto, per inciso. Il film dunque procede lento, lentissimo, tra visioni di Samara che ogni tanto spunta tra le ombre, cervi che si catafrangono sulle automobili, bambini sempre più freddi e molli, tv che si accendono da sole, scorci di passato, fenomenali poteri psichici e l'onnipresente pozzo. Insomma, basterebbe togliere Samara dall'equazione ma il risultato cambierebbe poco e avremmo probabilmente l'ennesimo film imperniato sulle possessioni demoniache o spirituali, una sorta de Il presagio meets J-Horror, con risultati a dir poco risibili.


Quindi, in sostanza, non saprei cosa altro dire su The Ring 2 se non sottolineare il modo elegante e paraculo con cui lo sceneggiatore Ehren Kruger ha scelto di sorvolare non solo sulla trama di Ringu 2, fatta di maledizioni perpetrate nel tempo, spiriti che si moltiplicano a causa della codardia dei coinvolti (e pensare che il corto Rings, sempre sceneggiato da lui, faceva ben sperare!) e stranissimi esorcismi elettronici ma anche sulla trama di Spiral, che probabilmente avrebbe mandato in pappa il cervello di qualsiasi americano tanto folle da guardarlo. Per quanto riguarda gli effetti speciali, non si distaccano dalle soluzioni trovate in The Ring, l'unica differenza è una terrificante ed efficace scalata del pozzo da parte di Samara (l'unico momento che mi ha messo davvero i brividi), per il resto le immagini televisive mi sono sembrate ancora più fasulle e il make up della mostrA anche troppo invasivo, oltre che poco fantasioso, però sono molto belli i giochi d'acqua, preponderanti rispetto al primo capitolo. Tra gli attori, segnalo la presenza di Sissy Spacek nei panni della vera madre di Samara, un ruolo che non le rende affatto giustizia, mentre Naomi Watts e il piccolo Aidan Dorfman, all'epoca ormai dodicenne e meno "bimbo" rispetto al primo film quindi ancora più inquietante, portano a casa la pagnotta ma senza sforzarsi più di tanto, quasi non ci credessero neppure loro, nonostante il film sia parecchio imperniato sul difficile recupero di un rapporto madre-figlio tra i due. Insomma, The Ring 2 non è un film memorabile e già dodici anni fa mostrava come il franchise avesse ormai più poco da dire quindi non oso immaginare cosa tireranno fuori col terzo capitolo. Attendiamo con (s)fiducia.


Del regista Hideo Nakata ho già parlato QUI. Naomi Watts (Rachel), Gary Cole (Martin Savide), Sissy Spacek (Evelyn), Ryan Merriman (Jake), Emily Vancamp (Emily) e Daveigh Chase (che compare come Samara solo negli spezzoni presi dal film precedente) li trovate invece ai rispettivi link.

Simon Baker (vero nome Simon Baker-Denny) interpreta Max Rourke. Australiano, ha partecipato a film come L.A. Confidential, L'intrigo della collana, La terra dei morti viventi, Il diavolo veste Prada e serie quali I racconti della cripta, Home and Away e soprattutto The Mentalist. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 48 anni e un film in uscita.


Elizabeth Perkins interpreta la Dottoressa Emma Temple. Americana, ha partecipato a film come Big, I Flinstones, Miracolo nella 34sima strada, Pazzi in Alabama, 28 giorni, Come cani & gatti, Ghostbusters e a serie quali Monk e Weeds; come doppiatrice ha lavorato in Alla ricerca di Nemo. Ha 47 anni e un film in uscita.


Questo avrebbe dovuto essere il film d'esordio di Mary Elizabeth Winstead, che interpreta la giovane Emily, ma purtroppo le sue scene si vedono solo nella versione unrated di The Ring 2; Richard Kelly e Noam Murro hanno invece rifiutato di dirigere la pellicola, lasciando il posto a Hideo Nakata che, per la cronaca, aveva già diretto il Ring giapponese. Come già detto nel post, The Ring 2 segue The Ring ed ignora completamente Ringu 2 e Rasen ma se vi interessasse sapere come sono connessi i vari film vi rimando alle note del post su The Ring, così se il film vi fosse piaciuto sapete cosa recuperare. ENJOY!

domenica 12 marzo 2017

The Ring (2002)

Siccome il 16 marzo dovrebbe uscire The Ring 3 in tutta Italia e probabilmente anche a Savona, ho deciso di fare un po' di ripasso con i remake americani della saga nipponica dedicata a Samara/Sadako, cominciando proprio con The Ring, diretto nel 2002 dal regista Gore Verbinski.


Trama: dopo la morte della nipote in circostanze misteriose, la giornalista Rachel comincia ad indagare e scopre l'esistenza di una videocassetta che condanna lo spettatore a morire sette giorni dopo averla guardata.


Questo sarà un post strano, diviso tra passato e presente, nel quale cercherò di essere  più sentimentale e allo stesso tempo più obiettiva possibile. Cominciamo per l'appunto con un momento amarcord. Quella sera lontana di ormai quindici anni fa, seduta al cinema e pronta a guardare The Ring, non avevo assolutamente idea del fatto che esistessero i film di Hideo Nakata o, meglio, lo sapevo ma non avendoli mai visti ero assolutamente "vergine" e la storia di Samara e della videocassetta maledetta mi aveva colta impreparata e conseguentemente uccisa di paura. Ricordo in particolare (e come faccio a dimenticarlo) di essere quasi morta durante la sequenza finale, quella che mostra il destino di chi arriva al settimo giorno e si ritrova alla mercé della cattivissima ragazzina; l'immagine della mocciosa dai lunghi capelli neri che, tra scatti, freeze frame e stacchi improvvisi di montaggio, usciva dalla TV pronta a ghermire il malcapitato di turno mi aveva sconvolta al punto che, arrivata a casa, avevo staccato le spine di tutti gli apparecchi televisivi e, per buona misura, li avevo anche coperti con un asciugamano, per la gioia di mia madre che si era finalmente resa conto di avere una figlia scema. Dopo quella volta, ho rivisto The Ring almeno in altre 3/4 occasioni, l'ultima assieme al Bolluomo (visione interrotta da un blackout che ha convinto il povero Mirco, già impaurito di suo, a non proseguire oltre), e non sono mai riuscita a voler male al remake di Verbinski, nonostante risulti, se paragonato all'originale nipponico, la solita pappetta premasticata e sputata nel piatto del pubblico bue occidentale che abbisogna di spiegoni, retroscena, effetti speciali e make-up ben preciso, così da non lasciare nulla al dubbio o all'immaginazione. Col tempo, fortunatamente, si è attenuata un po' la paura di Samara, sebbene sia la sequenza iniziale che la già citata scena finale mi stringano ancora oggi il petto e non possa quindi dire che The Ring sia un film noioso o poco efficace, eppure riguardandolo qualche sera fa ho dovuto constatare che qualcosa è cambiato in me oppure che gli anni non sono stati proprio clementi con questa pellicola.


Rivedendo The Ring per la quinta volta sono stata colpita come un maglio dalla sua aria "finta". La fotografia è piagata da un filtro che rende ogni immagine verdastra (il che ha senso visto il legame tra Samara e l'acqua) e le immagini dell'acero ripreso al tramonto feriscono gli occhi per quanto sono alterate digitalmente; sicuramente è una scelta stilistica, come se i personaggi dopo aver visto la videocassetta maledetta fossero letteralmente entrati in una dimensione "altra", irreale, però credetemi se dico che i quindici anni passati si sentono tutti. Lo stesso vale per il video di Samara, che a differenza dell'originale giapponese sembra davvero "il lavoro di uno studente di cinema" (come viene detto ironicamente nel film), privo di anima e mai davvero inquietante, per non parlare di alcuni elementi tratti direttamente da esso, come la disgustosa scolopendra in CGI che sembra appiccicata allo schermo (a differenza della mosca. Quella è sempre molto realistica). Purtroppo, anche la sequenza incriminata, ovvero quella in cui Samara esce finalmente dallo schermo, sta cominciando a mostrare il fianco, non tanto per quel che riguarda l'atmosfera quanto proprio per l'effetto digitale che sta dietro alla costruzione della stessa: paradossalmente, nonostante la versione giapponese sia più artigianale, Ringu fa molta più paura, anche grazie all'utilizzo di una colonna sonora capace di fare accapponare la pelle, elemento di cui il film di Verbinski difetta. Quello che è ancora oggi molto apprezzabile è invece la scelta della carismatica Naomi Watts come protagonista, costretta a dismettere gradualmente la sua natura pragmatica man mano che la maledizione comincia ad agire sulle sue percezioni e su coloro che le stanno attorno, e anche il bimbetto che interpreta suo figlio continua ad essere inquietante come la prima volta che l'ho visto, oltre che fastidioso come pochi. Comunque, pur con tutti i difetti e la diminuzione progressiva dei pregi, The Ring ha segnato un'epoca particolare dell'horror (se in maniera positiva o negativa non sta a me dirlo ma punterei il dito su di lui se vi siete stufati, come me, dell'ondata di mostre bianchicce e capellone del cosiddetto J-Horror che per un decennio hanno invaso il mercato occidentale) e ad ogni visione non mi lascia mai insoddisfatta quindi ribadisco il mio voler bene alla creatura di Verbinski. Basta che non me lo chiamate "regista visionario" come nei trailer de La cura dal benessere, ecco. Quello proprio no.


Del regista Gore Verbinski ho già parlato QUI. Naomi Watts (Rachel), Brian Cox (Richard Morgan), Jane Alexander (Dr. Grasnik), Sasha Barrese (una delle due ragazze che fumano con Rachel dopo il funerale di Katie) e Adam Brody (all'epoca solo una comparsa, è il ragazzo che dopo il funerale di Katie racconta a Rachel della cassetta) li trovate invece ai rispettivi link.

Amber Tamblyn interpreta Katie. Figlia di Russ Tamblyn, ovvero il viscido dottor Jacobi di Twin Peaks, ha partecipato a film come The Grudge 2, 127 ore, Django Unchained e a serie quali Buffy l'ammazzavampiri, CSI, Senza traccia, Dr. House e Due uomini e mezzo. Americana, anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 34 anni e tre film in uscita.


Daveigh Chase interpreta Samara. Americana, ha prestato per anni la voce a Lilo nei film Lilo & Stitch, Stitch! The Movie, Leroy & Stitch e in Lilo & Stitch: La serie e ha doppiato Chihiro nella versione inglese de La città incantata oltre ad essere stata Samantha Darko sia in Donnie Darko che nel sequel S. Darko. Ha partecipato a serie come Sabrina vita da strega, Streghe, ER Medici in prima linea, CSI, Cold Case e Senza traccia. Ha 27 anni.


Il ruolo di Rachel era stato offerto a Jennifer Connelly (che avrebbe poi partecipato al remake di Dark Water) poi a Gwyneth Paltrow, Jennifer Love Hewitt e Kate Beckinsale prima di andare a Naomi Watts mentre Daveigh Chase è diventata Samara dopo che le era stata preferita Kristen Stewart per il ruolo della figlia di Jodie Foster in Panic Room. Altro fatto interessante: Chris Cooper avrebbe dovuto essere presente nel film ed interpretare un killer, probabilmente pedofilo, che all'inizio cerca di convincere Rachel a riabilitare il suo nome mentre sul finale riceve dalla giornalista la copia della videocassetta duplicata dal figlio, un subplot completamente tagliato dalla versione definitiva del film assieme ad un altro finale in cui Rachel nasconde la videocassetta tra i titoli di un videonoleggio. The Ring è stato seguito nel 2005 da The Ring 2 (nel mezzo c'è il corto Rings, girato nello stesso anno, utile ma non indispensabile per capire gli eventi iniziali della pellicola) e tra poco arriverà The Ring 3 mentre per quel che riguarda le versioni giapponesi, The Ring è il remake diretto di Ringu (già remake di un omonimo film  TV), il quale ha dato origine alla serie TV in 12 episodi Ringu - Saishuushou, al sequel Ringu 2 e al prequel Ringu 0: Birthday; in realtà, il "vero" sequel di Ringu, in quanto basato sui romanzi di Kouji Suzuki, sarebbe però Rasen, conosciuto come The Spiral, che ha dato vita a una serie TV omonima e ai sequel Sadako 3D e Sadako 3D 2. Se ancora non vi basta, sappiate che esiste anche un remake coreano dal titolo Ring e, come dimenticarlo, Sadako vs Kayako, dove la saga di The Ring si incrocia con quella di The Grudge. Recuperate tutto e... ENJOY!

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