venerdì 21 aprile 2017

The Bye Bye Man (2017)

E' uscito il 19 aprile, giusto per il compleanno della sottoscritta, The Bye Bye Man, ultima distribuzione cinematografica a marchio Midnight Factory, diretta dalla regista Stacy Title. Avranno fatto il colpaccio come le ultime volte? Ehm no. Non proprio.


Trama: trasferitisi in una nuova casa, tre ragazzi scoprono, vergato all'interno di un cassetto, il nome del Bye Bye Man. Da quel momento saranno affetti da malesseri e visioni, costretti a diffondere il nome di questo pericoloso essere...


Com'era quella storia del "non pensare all'elefante rosa" e tu, ovviamente, BAM! da quel momento pensi SOLO al leggiadro pachiderma? Non lo dicevano anche in Inception? Ecco, più o meno The Bye Bye Man segue questo concetto, partendo dal presunto reportage di una "vera" leggenda metropolitana intitolata The Bridge to Body Island ed inclusa da Robert Damon Schneck nel suo libro The President's Vampire. In base a questa leggenda, pare che il Bye Bye Man fosse un killer realmente esistito negli anni '30, che si spostasse in treno e che, avendo cominciato a perdere la vista, si fosse letteralmente costruito un cane coi pezzi delle vittime (da rinnovare periodicamente), amena bestiolina che riusciva a condurlo, per l'appunto, da coloro che pensavano o pronunciavano il suo nome. Così ci siamo levati anche l'incomodo del cane demoniaco e delle visioni del treno, che ovviamente non vengono minimamente spiegati nel corso di The Bye Bye Man, in quanto lo sceneggiatore Jonathan Penner (marito della regista, by the way) ha preferito concentrarsi su una storia di visioni e matti fuori di testa. In pratica, la leggenda dice che è il Bye Bye Man stesso ad ucciderti, mentre nel film neanche si scomoda, lascia che tre semplici parole ti incasinino il cervello e ti portino a fare secchi amici e famiglia per poi percularti con un ditino ungulato e darti in pasto al mostrocane: incrocio tra la maledizione di Samara e Candyman, questo nuovo boogeyman è, in pratica, colui al quale dovremmo imputare le colpe di chi sbrocca e stermina gente senza un motivo, quindi eliminandolo scomparirebbero probabilmente anche la D'Urso e quell'inquietante psicologo del TG5. Il problema è che, a quanto pare, il Bye Bye Man non si riesce a eliminare perché "qualcosa" è sempre lì a spingerti a balbettarne il nome, quindi a diffondere il virus del Male Dylandoghiano (seh, magari) e l'unico vero pregio di questa storiella raffazzonata è il pessimismo cosmico che la impregna, un senso di ineluttabilità che neppure il solito viaggio verso chi dovrebbe detenere il sapere riesce a cancellare.


Insomma, avrete capito che The Bye Bye Man è fuffosetto, un film che andrebbe giusto bene per una serata estiva a base di pop corn e horror supercazzola, non fa paura nemmeno per sbaglio però a tratti fa tanto ridere (il che, preso con lo spirito giusto, non è nemmeno un male). La risata sgorga spontanea grazie ad attori particolarmente cani, un terzetto di poveri mentecatti che, a mio avviso, già sbagliano in partenza ad andare a convivere in tre (due fidanzati e il migliore amico di lui, mandingo che si farebbe qualunque donna respirante): la biondina slavata da il meglio di sé quando finge spasmodici attacchi di tosse, il cioccolatino è inespressivo come pochi e il protagonista tocca picchi di ilarità involontaria quando cerca di prendere di petto il Male e ostentare sicumera, ritrovandosi incaprettato in due secondi netti (a proposito di incaprettamenti: quanto è gratuita la scena di sesso verso il finale? E, ancora meglio: perché John viene portato in cantina con le caviglie legate ma appena si sveglia le corde sono sparite? Mah). Della tizia darkettona non parlo che è meglio, vista la somiglianza vaga con Neve Campbell le auguro ruoli migliori di quello della Cassandra de noantri, mentre non posso invece evitare di compiangere Carrie Ann Moss e, soprattutto, Faye Dunaway, che come caspita ci sia finita in un horror dozzinale come questo è qualcosa che esula dalla mia comprensione. Considerato anche che a gore, inquietudine e persino jump scare siamo messi malissimo e che la parte migliore del film, sia come costumi che come scenografie, sono i pochi flashback ambientati negli anni '70, ritengo che domani mi sarò già dimenticata di The Bye Bye Man, alla faccia del boogeyman del titolo, che verrà seppellito nei recessi della mia mente dalla mancanza di infamia o di lode. Venisse mai a bussarmi alla porta verrà comunque abbracciato e consolato, ché povera bestia è talmente male imbelinato da far tenerezza.


Di Douglas Smith (Elliot), Doug Jones (Bye Bye Man), Carrie-Ann Moss (Detective Shaw) e Leigh Whannell (Larry), ho già parlato ai rispettivi link.

Stacy Title è la regista della pellicola. Americana, ha diretto film come Una cena quasi perfetta. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 47 anni.


Faye Dunaway interpreta la vedova Redmon. Americana, la ricordo per film come Chinatown, L'inferno di cristallo, I tre giorni del condor, Quinto potere (che le è valso l'Oscar come migliore attrice protagonista), Il villaggio dei dannati, Occhi di Laura Mars, Supergirl - La ragazza d'acciaio, Insoliti criminali, Giovanna D'Arco e Le regole dell'attrazione, inoltre ha partecipato a serie quali Colombo, Alias, CSI e Grey's Anatomy. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 76 anni e tre film in uscita.


Un paio di curiosità sui vari interpreti: Lucien Laviscount, che interpreta John, era nel cast della prima stagione di Scream Queens, Erica Tremblay, che interpreta la cuginetta di Elliot, è la sorellina dell'adorabile Jacob Tremblay e infine Jonathan Penner, marito della regista, interpreta Mr. Daizy. Se The Bye Bye Man vi fosse piaciuto recuperate Candyman e qualsiasi altro horror con un boogeyman degno di questo nome. ENJOY!

giovedì 20 aprile 2017

Il (Gio) WE, Bolla! che vorrei - Parte 1

Se tutto va bene oggi dovrei essere già da qualche giorno in suolo nipponico, sperabilmente alle prese con una sbronza post-誕生日, quindi non ho idea di cosa approderà al multisala di zona. Ecco però un paio di uscite che, almeno sulla carta, parrebbero interessanti e meritevoli di una visione... ENJOY!


The Bye Bye Man
Il trailer è bello e l'idea di base che da esso si evince, ovvero quello di uno spirito che ti spinge a compiere azioni nefande quando ne nomini il nome o quando lo pensi (impossibile non pensare a qualcosa quando ti viene detto: "Non dirlo, non pensarlo"!), sembra impossibile da rovinare. Eppure, ci sono riusciti. Ne parliamo domani, grazie alla programmazione di Blogger e a un'anteprima.

Baby Boss
Praticamente, il ritorno di Baby Herman in tempi non sospetti, ovvero quando i millenials non sanno neppure di chi sto parlando. Scherzi a parte, mi intriga l'idea di un bebé in giacca e cravatta impegnato a sconvolgere il mondo del fratellino di sette anni. Purtroppo, la voce di Alec Baldwin, che pare sia una delle cose migliori del film, in Italia ce la sogniamo.


domenica 16 aprile 2017

イースターおめでとう!



Sto scrivendo questo post quando mancano ormai solo nove giorni alla partenza ma quando leggerete queste righe dovrei ragionevolmente essere arrivata in Giappone, per un sospiratissimo e tanto atteso secondo viaggio nelle meravigliose terre nipponiche.
Per un paio di settimane non ci sentiremo quindi ma, grazie alla programmazione di Blogger, qualche post spunterà, di tanto in tanto (e poi conto di mettere un po' di foto su Facebook e Istagram, anche se sono quelli personali!) così magari non abbandonerete il mio piccolo blog vecchierello.
Nel frattempo, buona Pasqua a tutti voi e ricordatevi, il 19 aprile, di alzare un calice in onore della mia rinnovata vecchiaia... io farò altrettanto con un bicchiere di sake!
またね!

venerdì 14 aprile 2017

Ralph Spaccatutto (2012)

Nel 2012 il regista Rich Moore, anche in veste di co-sceneggiatore, realizzava Ralph Spaccatutto (Wreck-It Ralph) e io ho dovuto attendere fino alle feste natalizie del 2016 per guardarlo e addirittura aprile per pubblicare il post!!


Trama: Ralph è il cattivo del videogioco Felix Aggiustatutto Jr. ma col tempo si è stufato di vivere da reietto, odiato da tutti gli abitanti del videogame. Per provare a Felix e gli altri di essere in grado di diventare un eroe, cerca di rubare una medaglia d'oro da Hero's Duty ma finisce per errore nel gioco Sugar Rush, un mondo fatto di dolciumi dove gli abitanti si fronteggiano in spericolate corse coi go-cart...



Chissà perché, dopo mesi di attesa, avevo finito per snobbare Ralph Spaccatutto. Ho cercato ma non trovo traccia nel blog dei motivi che mi hanno spinta ad andare a vedere Vita di Pi piuttosto che il film Disney di quell'anno, quindi posso solo pensare che le recensioni tiepide degli appassionati mi avessero dissuasa dall'affrontare quello che, a conti fatti, è un omaggio ai videogiochi vintage. Da ignorante qual sono, credevo che Felix Aggiustatutto fosse un gioco realmente esistito, invece pare che l'abbia inventato la Disney, ma ciò non toglie che il film sia pieno di riferimenti più o meno velati a famosissimi personaggi del mondo videoludico quali Sonic, i protagonisti di Street Fighter (che si beccano le citazioni migliori, peraltro), Qubert, Pac-Man e mille altri che, in quanto poco appassionata del genere, non ho potuto riconoscere. Al di là di questo gioco citazionista, quella di Ralph Spaccatutto è una validissima e "tipica" storia Disney, con una bella morale di fondo. Ralph è costretto "per contratto" ad essere cattivo ma giustamente si è stufato di dover per questo essere isolato dai suoi comprimari "buoni". Per mettere una pezza alla sua condizione cerca di diventare un Eroe, snaturando completamente il suo modo d'essere e combinando solo casini, ignorando le sue abilità di distruttore in quanto portatrici sane di catastrofe e sguardi indignati; l'incontro con Vanellope, glitch del videogioco Sugar Rush incarnatosi in una bimbetta sboccata e peperina, gli aprirà ovviamente nuovi orizzonti e lo porterà a capire che essere sé stessi non significa necessariamente rimanere bloccati in una determinata etichetta, basta solo convincersi (e convincere gli altri) di essere in grado di usare le proprie capacità e predisposizioni al meglio. Voler essere qualcos'altro (o qualcun altro) è solitamente fonte di guai per tutti, soprattutto quando le nostre azioni sono mosse da invidia e disperazione, sentimenti negativi che è sempre meglio tenere sotto controllo per riuscire al meglio nella vita. Se tutto ciò vi sembra pedante, sappiate che messo su schermo con la sceneggiatura scoppiettante di Rich Moore e compagnia la cosa risulta molto più convincente, oltre che emozionante e divertente, soprattutto grazie all'intelligente scelta di affidare il timone della storia a due anti-eroi come Ralph e Vanellope che di buono, zuccheroso e perfettino non hanno proprio nulla.


Oltre alle divertentissime citazioni che, purtroppo, ho recepito solo per metà, e al gusto vintage che tuttavia nel 2016 risulta già stra-abusato (almeno per me ma, oh, come sempre viva gli anni '80, ci mancherebbe!!!) Ralph Spaccatutto vince innanzitutto per l'assenza di canzoncine e poi per l'abilità con la quale designer e animatori hanno saputo riproporre visivamente un insieme di mondi fantasiosi e ognuno dotato della propria personalità. L'idea geniale di raccontare il micro-cosmo di una sala giochi, dove nell'orario di chiusura i personaggi comunicano tramite un porto franco che somiglia tantissimo alla Central Station di New York, prevede un'infinità di ambienti e character design realizzati ognuno secondo uno stile diverso di videogame: c'è lo sparatutto, il gioco anni '80, l'ambiente zuccheroso simile ai vari Candy Crush di Facebook, il picchiaduro, ecc. ecc. Di base il character design dei personaggi ha qualcosa di simile per tutti (tranne per quelli non originali, chiaro) eppure ogni abito, taglio di capelli, modo di camminare inserisce ciascun eroe in un contesto ben preciso, anche quando si trova fuori dal suo ambiente. In tal senso, le scenografie hanno dell'incredibile e non si limitano a riproporre i luoghi tipici del singolo videogioco ma immaginano e creano elementi che vanno oltre ciò che ai giocatori è consentito di vedere: la festa in casa di Felix è esilarante ma il modo in cui vengono utilizzati i dolci che compongono l'universo di Sugar Rush ha del geniale e creano un insieme di mezzi, case e abiti che, se venissero messi in commercio, probabilmente farebbero la felicità di ogni ragazzina appassionata di pupazzetti. E poi, diciamocelo, Ralph Spaccatutto vince anche solo per il suo geniale ed ironico utilizzo dei flashback "traumatici" e per la migliore coppia vista sullo schermo negli ultimi anni (coppia che, per inciso, spero torni nell'annunciato Wreck-It Ralph 2!) quindi dategli una chance e non aspettate tanto quanto ho fatto io per guardarlo.


Del regista e co-sceneggiatore Rich Moore (che presta la voce ad Aspro Bill e Zangief) ho già parlato QUI. John C. Reilly (Ralph), Sarah Silverman (Vanellope), Jack McBrayer (Felix), Alan Tudyk (Re Candito) e Dennis Haysbert (Generale Ologramma) li trovate invece ai rispettivi link.

Jane Lynch è la voce originale di Calhoun. Americana, ha partecipato a film come Il fuggitivo, Fatal Instinct, Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi, 40 anni vergine, Talladega Nights - The Ballad of Ricky Bobby, Alvin Superstar, Paul e a serie quali Party of Five, Una famiglia del terzo tipo, Dharma & Greg, Dawson's Creek, Una mamma per amica, X-Files, La zona morta, La vita secondo Jim, Friends, CSI - Scena del crimine, Weeds, Desperate Housewives, My Name is Earl, Due uomini e mezzo e Criminal Minds; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie I Griffin, American Dad!, The Cleveland Show, I Simpson, Manny Tuttofare, Phineas and Ferb e nei film L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri e Shrek e vissero felici e contenti. Anche produttrice, ha 57 anni e un film in uscita, il seguito di Ralph Spaccatutto.


Come ho già accennato, l'anno prossimo dovrebbe uscire il seguito di Ralph Spaccatutto, in cui, apparentemente, Ralph spaccherà internet. Non vedo l'ora. Nell'attesa, se il film vi fosse piaciuto recuperate Big Hero 6 e la trilogia di Toy Story. ENJOY!

giovedì 13 aprile 2017

(Gio) WE, Bolla! del 13/4/2017

Buon giovedì a tutti!! Questa settimana escono giusto due film interessanti, Planetarium e Personal Shopper: il primo a Savona non è neppure arrivato, il secondo sì ma non al multisala, cosa che mi impedisce di andarlo a vedere in quanto... beh, lo scoprirete domenica. Per Pasqua. ENJOY!

Fast & Furious 8
Reazione a caldo: Anche basta, dai.
Bolla, rifletti!: Otto. Otto film. Persino il trailer mi infastidisce, santo cielo. Credo che quella di Fast & Furious sia l'unica tamarreide che non sopporto, chissà perché.

Moglie e marito
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Innanzitutto, invidia per la posa in cui si trova Kasia Smutniak nella locandina, dico davvero. Però lo scambio di corpi, con conseguente involgarimento di lei al limite del ridicolo, non si può vedere nel 2017, dai.

Lasciati andare
Reazione a caldo: Meh2.
Bolla, rifletti!: Questa poteva essere la settimana dei 2 euro al cinema, con 'ste due commedie italiane nobilitate da bravi attori. Invece, pagare prezzo pieno per vedere Servillo in crisi di mezza età, peraltro accompagnato da una co-protagonista che prenderei a schiaffi già dai trailer, è una cosa che non farei.

L'unico film interessante esce al cinema d'élite proprio la settimana in cui per me andare al cinema è impossibile!

Personal Shopper
Reazione a caldo: Uhm!
Bolla, rifletti!: Mezzo thriller, mezzo dramma psicologico, un po' paranormale, mi intriga talmente tanto che potrei anche sorvolare sul fatto che c'è Kristen Stewart come protagonista, Purtroppo chissà quando riuscirò a vederlo...

mercoledì 12 aprile 2017

Trash Fire (2016)

Un altro film presente nella top 2016 di Lucia, cosa che già di per sé ne giustificava un recupero, per quanto tardivo, era questo Trash Fire, scritto e diretto nel 2016 da Richard Bates Jr.


Trama: Owen ed Isabel sono una coppia in pesante crisi. Quando lei rimane incinta e sceglie di non tenere il bambino, lui cerca di convincerla a desistere promettendo di affrontare le questioni irrisolte con la propria famiglia, composta dalla nonna e dalla sorellina rimasta ustionata nell'incidente che ha reso orfani lei ed Owen...



E' possibile farsi piacere un film che non si riesce a classificare? Assolutamente sì e Trash Fire è un ottimo esempio di questa mia affermazione. L'ultimo film di Richard Bates Jr. è infatti difficilissimo da collocare in un determinato genere. Imdb lo fa rientrare nelle categorie comedy, horror e romance, probabilmente seguendo un ordine alfabetico, ed effettivamente Trash Fire è tutte queste cose. Per la prima parte si può dire che l'aspetto prevalente sia quello romantico, anche se l'aggettivo mal si adatta alla storia tra Owen ed Isabel, presentata allo spettatore proprio quando il sentimento che lega i due è praticamente ormai svanito; lui è letteralmente un "uomo di merda", apatico, cinico e interessato ad Isabel giusto quando gli viene voglia di fare sesso, lei reagisce diventando di rimando sempre più antipatica e disinteressata (per non dire disgustata) di fronte a qualsivoglia interazione "fisica" con Owen. Tra i due, indubbiamente, qualcosina c'è ancora capace di tenerli assieme ma, tra la situazione familiare disastrata di lui e e il fratello bigotto di lei, il futuro non è dei più rosei e la situazione precipita quando lei scopre di essere incinta. Dopo la notizia, lui reagisce in maniera inaudita (giuro che davanti alle cattivissime parole di Owen è quasi venuto da piangere a me) salvo poi pentirsi e rimediare nel modo più grottescamente romantico che abbia mai visto in un film e da qui prende il via la parte horror di Trash Fire, che prevede l'incontro tra Isabel, Owen e la famiglia di lui. Anche qui, parlare di horror è forse improprio. Già prima gli scontri verbali tra i due fidanzati erano pesantemente contaminati da venature comico-grottesche, assai distanti dai "drama" tipici di un film sentimentale, quando poi lo sceneggiatore introduce il personaggio di nonna Violet l'humour nero comincia a farla da padrone e l'inquietudine latente che si percepisce guardando Trash Fire viene sempre mitigata dalla lingua tagliente dell'anziana signora. Il che, ovviamente, non vuol dire che la pellicola di Richard Bates Jr. non tocchi argomenti pesanti e dolorosi che si accumulano deflagrando in un finale spiazzante, disperato e quasi "liberatorio": la sorella di Owen, per esempio, è una giovane donna traumatizzata non solo da un pesante incidente che l'ha lasciata sfigurata ma è soprattutto una ragazza plagiata da concezioni religiose deviate, abbandonata alla mercé di una donna bigotta ed incapace di provare piacere se non davanti ai crudeli castighi scatenati da un Dio che risiede solo nella mente dell'anziana.


Se siete arrivati a leggere fin qui avrete capito che Trash Fire è un film lento, che si prende tutto il tempo di esplorare i personaggi interessandosi più a ciò che li lega e li muove piuttosto che all'aspetto thriller/horror della vicenda; nel passato di Owen e della sorella c'è qualcosa di orribile ma Richard Bates Jr. punta più a mostrarci i risultati di queste vicende oscure piuttosto che a far luce sulle stesse, presentandoci comunque una situazione che non ha vie di uscita se non quelle tragiche e definitive del finale. Anche le suggestioni horror sono pochine, qualche visione spettrale e l'inquietante presenza della giovane Pearl che vaga nottetempo nelle stanze degli ospiti potrebbero non bastare per chi da questo genere di film cerca lo spavento facile, eppure la seconda metà del film è un bellissimo lavoro di suspance nato dalla combinazione tra una regia intelligente e degli attori capaci. Quando Owen, Isabel e nonna Violet sono seduti a tavola, la tensione tra i personaggi è palpabile e non solo a causa delle cattiverie che escono dalla bocca dell'anziana: c'è la presenza celata di Pearl, che si manifesta con la cinepresa che segue il piatto fatto strisciare sul pavimento, ci sono le carrellate sui volti dei vari personaggi, c'è l'impianto teatrale della pellicola, quasi interamente girata e recitata in interni, che già di per sé da un senso di claustrofobia devastante, assai adatto a rappresentare il mondo malato che si cela nelle case della piccola provincia americana. E gli attori, come ho detto, sono molto bravi, tutti costretti ad interpretare personaggi scomodi. Fionnula Flanagan è superba, capace di far ridere lo spettatore un attimo prima con le sue battute al vetriolo per poi inquietarlo con sguardi e gesti che lasciano trasparire la follia di Violet, ma i duetti tra Adrian Grenier ed Angela Trimbur sono insuperabili, talmente caustici e surreali che avrei voluto che la prima parte del film non finisse mai. Alla fine di Trash Fire, lo ammetto, si resta spiazzati, e serve lasciar macerare il cervello almeno fino a metà titoli di coda per riprendersi dallo schiaffone ricevuto a tradimento, poi fino al giorno dopo per rispondere alla domanda "cosa diamine ho visto?". Personalmente, a tale quesito non riesco ancora a rispondere, ma perlomeno so che mi è piaciuto parecchio.


Di Fionnula Flanagan, che interpreta Violet, ho già parlato QUI.

Richard Bates Jr. è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Excision e Suburban Gothic. E' anche produttore.


Adrian Grenier interpreta Owen. Americano, ha partecipato a film come A.I. Intelligenza
artificiale e Il diavolo veste Prada. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 42 anni e due film in uscita.


Angela Trimbur interpreta Isabel. Americana, ha partecipato a film come Halloween II, The Final Girls e a serie quali Hannah Montana. Anche sceneggiatrice, ha 36 anni e cinque film in uscita, tra cui XX.



martedì 11 aprile 2017

Il Bollalmanacco On Demand: Terkel in Trouble (2004)

Sempre più lenta e discontinua ma ogni tanto torna la rubrica On Demand e oggi tocca a Terkel in Trouble (Terkel i knibe), diretto nel 2004 dai registi Kresten Vestbjerg Andersen, Thorbjørn Christoffersen e Stefan Fjeldmarke (anche co-sceneggiatore) richiesto dal licantropaccio Nabil. Il prossimo film On Demand sarà Blu Profondo. ENJOY!


Trama: la vita di Terkel, studente di prima media, viene sconvolta quando comincia a ricevere pesanti minacce di morte...


Ricordo che nel 2004 si era fatto un gran parlare, soprattutto su un'ancora viva MTV, di Terkel in Trouble. Il motivo è presto detto: quasi tutti i personaggi del film sono stati doppiati dai membri della band Elio e le storie tese i quali, come si evince dai dialoghi, probabilmente hanno messo del loro anche in fase di adattamento e sicuramente hanno imposto il loro stile inconfondibile sulle quattro o cinque canzoni presenti nella pellicola. Sentire le voci di Elio, narratore onnipresente, Faso, bulletto dal cuore d'oro di una presunta periferia miladanese, Rocco Tanica e Cesareo, terribili stronzetti in erba, è effettivamente l'unica cosa che rende Terkel in Trouble meritevole di una visione, in quanto il film in sé da molto l'impressione di uno scherzo tirato anche troppo per le lunghe, intriso di un umorismo demenziale che aveva già dato i suoi frutti migliori in serie come South Park e che è nato, non a caso, da una trasmissione radiofonica danese del 2001. La particolarità di Terkel in Trouble, infatti, è quella di essere un mix di siparietti tenuti assieme da una sorta di "giallo" (chi è che sta minacciando di morte lo sfigato Terkel?), con un paio di monologhi esilaranti messi in bocca allo zio ubriacone del protagonista e alla madre ipocondriaca e alcune canzoni che sono, di fatto, il cuore pulsante e realmente geniale del film, con picchi di trashissima epicità toccati da una storia d'amore nata al ritmo di “Fanculo a te, sei troppo un cesso/ E tua mamma gonfia banane giganti/A mazzi da sei”, oppure grazie a una cattivissima ballata "ecologica" a base di bambini sfortunati.


Al di là dell'adattamento italiano, rimane di Terkel in Trouble grande abbondanza di humour nero e un gusto abbastanza accentuato per l'horror splatter, al punto che forse i realizzatori della pellicola funzionerebbero meglio se si impegnassero a mettere in piedi qualche delirante corto animato per un eventuale terzo capitolo di The ABCs of Death; il sangue scorre copioso, a grossi goccioloni, e tra spranghe usate come oggetto contundente, pugni che volano ed enormi ammassi di carne che impattano contro il suolo ce n'è abbastanza per togliere Terkel in Trouble dalla definizione di "film per famiglie", non bastasse già il turpiloquio messo in bocca ai vari personaggi o un paio di mise particolarmente kinky dei genitori del protagonista. Il resto, animazione con occhi scompagnati e arti simili a bastoncini di liquirizia molli in primis (per non parlare di quelle inquietanti dentature...) è abbastanza fuffosetto ed è un bene che il film duri solo un'ora e diciassette perché diciamo che alla base della storia c'è ben poca sostanza, alla faccia dell'insensibilità degli adolescenti di oggi e delle trame pretestuose; di fatto, se il brodo non fosse stato allungato con simpatici videoclip delle varie canzoni e con il personaggio di Elio che, di tanto in tanto, offre allo spettatore un riassunto degli eventi appena accorsi e un paio di considerazioni personali, probabilmente Terkel in Trouble non sarebbe durato nemmeno trenta minuti. Comunque, per gli amanti di un certo tipo di animazione "underground" e soprattutto per i fan degli Elii lo consiglio: il mio fidanzato ha guardato solo l'ultimo quarto d'ora e ha riso come un matto.

Kresten Vestbjerg Andersen è il co-regista della pellicola. Danese, anche tecnico degli effetti speciali, animatore, doppiatore e sceneggiatore, ha co-diretto il film d'animazione Ronal the Barbarian. Ha 39 anni.


Thorbjørn Christoffersen è il co-regista della pellicola. Danese, anche tecnico degli effetti speciali, animatore, doppiatore e sceneggiatore, ha co-diretto i film d'animazione Ronal the Barbarian e The Trouble with Terkel. Ha 39 anni.


Stefan Fjeldmark è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Danese, ha diretto film quali Aiuto! sono un pesce, Asterix e i vichinghi e The Trouble with Terkel. Anche animatore, produttore, doppiatore e tecnico degli effetti speciali, ha 53 anni.


Mentre tutti i personaggi della versione danese sono doppiati dal comico Anders Matthesen, creatore dello show radiofonico, oltre a quelle di Elio e le storie tese nella versione italiana ci sono le voci di Claudio Bisio (il papà) e Lella Costa (la mamma). Nel 2010 il film è stato ri-doppiato per il mercato americano col titolo The Trouble with Terkel, senza nessun rimaneggiamento delle animazioni e mantenendo inalterate le scritte danesi sugli sfondi, e a febbraio di QUEST'ANNO è stato distribuito negli USA, dove ha ricevuto giustamente solo insulti e sputi. Detto questo, se Terkel in Trouble vi fosse piaciuto recuperate Beavis & Butthead alla conquista dell'America e South Park - Il film. ENJOY!





domenica 9 aprile 2017

Nina Forever (2015)

Credevate che il recupero degli horror topici dello scorso anno fosse finito? Assolutamente no, me ne mancano ancora un paio e uno di questi era Nina Forever, diretto e sceneggiato nel 2015 dai registi Ben e Chris Blaine.


Trama: dopo la morte della fidanzata Nina in un incidente stradale, Ben è diventato un uomo taciturno, triste ed incline al suicidio. La giovanissima collega Holly in qualche modo riesce a fare breccia nel suo cuore ma la prima volta che i due fanno l'amore si ritrovano nel letto il terzo incomodo, ovvero il cadavere sanguinolento della defunta Nina...



Probabilmente, dopo aver letto la trama, penserete che Nina Forever sia uno di quegli horror morbosetti alla Buio omega incentrati quasi interamente sulla necrofilia, una robaccia cupa ed ammorbante al limite dell'umana sopportazione. Nulla di più sbagliato. Nina Forever, almeno nella prima parte, è più vicino nello spirito al divertente Burying the Ex, con la coppietta novella che deve fare i conti con l'ingombrante e caustica presenza di una cadaverA senziente e parlante dotata del brutto vizio di palesarsi ogni volta che i due fanno sesso e, ancor peggio, di vomitare loro addosso delle scomode verità. Nella seconda parte il tono da commedia nera del film cambia, immergendosi in un'atmosfera malinconica che rende Nina il fulcro di un discorso neppure troppo superficiale, incentrato sull'elaborazione del lutto, sulla cosiddetta "sindrome da crocerossina" e sul fondamentale masochismo dell'essere umano. Perché Nina è tornata o, meglio, non se n'è mai andata? Le storie di fantasmi o zombi ci hanno insegnato che, di solito, uno spirito inquieto rimane sulla terra per rancore, perché ha delle questioni irrisolte oppure perché viene trattenuto dai sentimenti di chi è rimasto in vita; senza fare troppi spoiler, il ritorno di Nina viene scatenato essenzialmente da quest'ultima condizione ma, anche qui, non nel modo che uno si aspetterebbe. La conditio sine qua non che porta Holly a corteggiare Ben fino a farlo capitolare è l'idea stessa del suo amore eterno per Nina, un sentimento che ne definisce la personalità e senza il quale il ragazzo non sarebbe più "quel" Ben; allo stesso modo, ciò che definisce Holly è proprio il desiderio di aiutare gli altri, di essere indispensabile per il benessere di qualcuno, che sia Ben oppure la stessa Nina e, venendo meno questa possibilità, la vita della ragazza si priva di senso. Detto ciò, Nina Forever non si limita ad indagare le dinamiche di questo complicato triangolo amoroso ma si focalizza anche su personaggi apparentemente marginali come i genitori di Nina, due figure tragiche attraverso le quali gli argomenti trattati nel film vengono ulteriormente approfonditi sul finale e grazie alle quali i protagonisti vengono messi ancora sotto un'altra luce, non necessariamente positiva.


Sento già voci di utenti anonimi che mi accusano di avere parlato bene di un horror che in realtà è un megapippone psicologico con qualche piccolo momento "de paura" (non sia mai!): anche qui, sbagliato. Nina Forever fa riflettere, è vero, e tratta argomenti più seri di quelli normalmente presenti in un film di genere ma lo fa con leggerezza (e non è un termine negativo) e senza mai dimenticare ciò che rende tale un horror incentrato sulle presenze malevole. E' impossibile ignorare, per noi e per i protagonisti, la fisicità di Nina, essere ormai morto ma fatto di carne e tantissimo sangue, capace di spuntare nei posti più impensati senza per questo ricorrere a jump scare scorretti ed impegnata nei ménage à trois più improbabili e grotteschi della storia del cinema; l'interpretazione di Fiona O'Shaughnessy è a tratti esilarante e palesa lo scazzo cosmico di chi sa di essere morta, ancora molto desiderabile e fondamentalmente circondata da imbecilli, ex fidanzato e nuova amante in primis. Bravissimi anche Abigail Hardingham e Cian Barry, rispettivamente nei panni di Holly e Rob, soprattutto la prima che, con l'evolversi della vicenda, snuda sempre più il lato dark del personaggio avvicinandosi a poco a poco all'aura mitica che circonda la misteriosa Nina. L'intero film è stato poi girato con uno stile di montaggio assai particolare e non consequenziale, fatto di piccole anticipazioni di quello che avverrà poco più avanti, tecnica che spezza l'azione e rende il film un collage di "flash", come se i personaggi vivessero in uno stato di confusione perenne, cosa che in effetti è... e vorrei ben vedere, poveri cristi. Bravissimi quindi anche i semi-esordienti Ben e Chris Blaine, fratellini da portare ad ennesimo esempio di come gli inglesi ci sappiano decisamente fare con i film horror!

Ben e Chris Blaine sono i registi e sceneggiatori della pellicola. Inglesi, sono al loro primo lungometraggio cinematografico; entrambi produttori, Chris è anche tecnico degli effetti speciali.


Se Nina Forever vi fosse piaciuto recuperate il già citato Burying the Ex. ENJOY!

venerdì 7 aprile 2017

Lupin III: L'ultimo colpo (2010)

Cifra doppia del nuovo millennio! Arriviamo al 2010, quando la TV giapponese trasmetteva Lupin III: L'ultimo colpo (ルパン三世 the Last Job) del regista Tetsurou Amino (meanwhile, in Japan è uscito il 4 febbraio Rupan Sansei: Chikemuri no Ishikawa Goemon e io ho una scimmia colossale che urla "vedilo!!!").


Trama: Lupin cerca di rubare una statua del Buddha contenente un misterioso segreto. Sulle tracce della statuetta e del suo contenuto ci sono anche il malvagio Morgana e Asuka, un'agente dell'Interpol discendente dal clan dei Fuma.



Messo da parte il crossover con Detective Conan, Lupin torna su terreni a lui più congeniali con questa storia che, apparentemente, riesuma il clan dei Fuma; in realtà, questi ninja e quelli de La cospirazione dei Fuma non hanno nulla a che spartire e di sicuro nel film TV diretto da Amino non torna la piccola Murasaki, magari cresciuta per far pentire Goemon di averla mollata sull'altare. In compenso, c'è la damsel in distress di turno che tanto in distress non è e si avvale non solo di spettacolari tecniche ninja ma persino di un badge dell'Interpol e di un cagnusso ninja protagonista di ricorrenti gag a base di mozzichi sulle chiappe di Lupin. Detta così, pare che la trama di L'ultimo colpo sia una cretinata senza capo né coda e diciamo che, effettivamente, tra momenti di fantastoria (antichi romani che vanno in Giappone, fondano clan, tornano in Italia e nascondono statuette ai piedi del Vesuvio, poi basta?), oggetti che ne custodiscono altri che ne custodiscono altri ancora, gente che muore "per sbaglio" e Fujiko che fa un casino indicibile per due spiccioli, c'è da mettersi le mani nei capelli ma è anche vero che in questo film TV non c'è un secondo di noia che sia uno. I cattivi sono abbastanza ben caratterizzati, soprattutto per quel che riguarda Morgana (un uomo, chissà perché dotato di un nome da fata) e i due killer al suo soldo, il tizio nerboruto con lo yo yo assassino (vecchia conoscenza di Jigen) e il buliccio con gli artigli in primis, e in generale a ciascun membro della banda di Lupin viene dato il giusto spazio, così da non scontentare nessun fan, tranne forse chi per la seconda volta è costretto a vedere Jigen col braccio al collo (succedeva anche ne La lampada di Aladino, lo special che ha preceduto il crossover con Detective Conan. Chissà se la cosa ha qualche significato...). Gli unici che ci rimarranno sicuramente male saranno gli aficionados di Zenigata visto che il povero Ispettore compare davvero poco, pur essendo nominato spesso.

Cosa diavolo ti sei messa, tipa?
Dal punto di vista del character design c'è una strana discrepanza soprattutto tra i personaggi secondari. Per esempio, Asuka è disegnata con uno stile completamente diverso rispetto a quello di Maya, la ninja al soldo di Morgana, mentre per quel che riguarda la scelta degli abiti si va dall'esagerato al trash, al punto che qualcuno, vedendo Asuka conciata da ninja smutandata, si chiede "ma perché è vestita così?" (contestualizziamo: i suoi colleghi si pongono la domanda in quanto non sanno che Asuka è anche ninja oltre che agente dell'Interpol ma lo stesso un ninja con 'sti due straccetti porno addosso è ridicolo!). Molto belle invece le abbondanti scene d'azione, con inseguimenti particolarmente spericolati che toccano la Germania e i monumenti più famosi di Roma, con un occhio di riguardo al Colosseo, a Piazza di Spagna e ai ponti zeppi di gatteenee da salvare, mentre vorrei capire quale sia il museo che viene distrutto a metà speciale lasciando intera giusto una statua equestre. Non ci si può lamentare neppure per la resa grafica dei combattimenti, con Jigen che è costretto ad evitare di venire ucciso da uno yo yo gigante ed ad armarsi di spettacolare stampella/bazooka, mentre grazie a ninja e affini gli amanti di spade, lame, artigli e in generale di armi bianche avranno di che essere parecchio contenti. Insomma, in generale L'ultimo colpo non sarà un prodotto memorabile ma è meno malvagio di altri e in definitiva gli si può persino perdonare quel finale un po' floscio, tara simile a quella di molti altri special TV dedicati al ladro gentiluomo.

E poi lui è sempre badassissimo!
Del regista Tetsurou Amino ho già parlato QUI.

La pagina italiana di Wikipedia ha davvero pochissime informazioni su L'ultimo colpo, tranne che purtroppo è stato l'ultimo film TV di Lupin in cui Sandro Pellegrini, morto nel 2011, ha prestato la voce a Jigen. Anche la pagina giapponese, ben più dettagliata, parla di molte defezioni tra i doppiatori originali, come Makio Inoue per Goemon, Eiko Masuyama per Fujiko e Goro Naya per Zenigata, tutti al loro ultimo lavoro; inoltre, racconta di come Lupin III: L'ultimo colpo sia un mix tra personaggi e trame utilizzate all'interno di un pachinko dedicato a Lupin (video al riguardo si trovano QUI) e almeno tre manga contenuti in diverse uscite del Rupan Sansei Official Magazine dove i personaggi cambiano un po' indole e scopo e dove si racconta del primo scontro tra il mercenario Andre Maxim e Jigen. Detto questo, se Lupin III: L'ultimo colpo vi fosse piaciuto recuperate tutta questa bella roba QUI.

giovedì 6 aprile 2017

(Gio)WE, Bolla! del 6/4/2017

Occavolo. Questa settimana posso dire per la prima volta che al cinema non danno NULLA che mi interessi. Nemmeno per sbaglio. Né a Savona né fuori. Che siano i prodromi della fine del mondo? ENJOY!

Power Rangers
Reazione a caldo: Per pietà.
Bolla, rifletti!: Avevo tredici anni quando la prima serie era arrivata in Italia e, obiettivamente, per un annetto mi ero anche scimmiata parecchio davanti a questi giovanotti indisponenti e coloratussi, con i loro nemici improponibili. Poi però anche basta e col cavolo che andrò a vedere il film al cinema!

I Puffi: Viaggio nella foresta segreta
Reazione a caldo: Anche no, grazie.
Bolla, rifletti!: Sinceramente, mi sarei fermata al primo film. E questo è persino privo di personaggi umani, quindi a maggior ragione eviterò.

Il segreto
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: Far diventare The Secret Scripture "Il segreto" per attirare le vecchie catananne appassionate di Spagna al cinema è davvero una delle più bieche operazioni commerciali di sempre. Ad occhio, comunque, mi pare che sia abbastanza camurrioso anche questo film, ottimo giusto come polpettone sentimentale.

Underworld: Blood Wars
Reazione a caldo: Ancora?
Bolla, rifletti!: Ormai anche questi sono arrivati al sesto capitolo e ne avessi mai visto uno di 'sti polpettoni pseudo-horror a base di effettacci speciali. In questo credo che l'unica cosa degna di nota sia che la Beckinsale si rifaccia il look o, perlomeno, la tinta.

Alla fine l'unica cosa interessante forse la danno al cinema d'élite...

L'altro volto della speranza
Reazione a caldo: Hmm.
Bolla, rifletti!: La nuova fiaba comica di Aki Kaurismaki, radicata nella triste realtà siriana di oggi. Se non fosse che da qui alla settimana prossima non avrò tempo neppure per respirare e che, come al solito, giorni e orari del cinema d'élite sono proibitivi, correrei subito al cinema!

mercoledì 5 aprile 2017

Il Bollodromo #28 - Legion (Stagione 1)

Torna oggi la rubrica del Bollodromo, quella in cui parlo di cose che esulano dal cinema, in quanto mi sono innamorata della serie Legion e volevo condividere questo aMMore con i pochi lettori che mi seguono! La prima stagione di Legion, creata dall'autore di Fargo Noah Hawley, è finita negli USA giovedì scorso ed è andata in onda sul canale FX ma nel 2018 dovrebbe tornare per una seconda stagione quindi recuperatela, che avete tempo, e... ENJOY!


Di cosa parla?
Legion è la storia di David Haller, mutante potentissimo con seri problemi psichici, che nei fumetti Marvel è figlio del telepate Charles Xavier. La serie si concentra sulla sua lotta per raggiungere un equilibrio mentale, tra misteriose organizzazioni che cercano di farlo fuori e un altro gruppo di mutanti che vorrebbe invece educarlo al controllo dei suoi immensi poteri, così da consentirgli di condurre una vita normale.

Cose che mi sono piaciute
Ci vorrebbe un libro di 1200 pagine per elencare tutto ciò che fa di Legion la serie dell'anno ma, siccome il Bollodromo nasce come spazio "ridotto", mi limiterò a concentrarmi solo su un paio, dalla più superficiale alla più "profonda". Innanzitutto, Dan Stevens, che interpreta David Haller, è un figo incredibile, bello bello in modo assurdo. Già quello, in quanto donna, è stato un particolare non da poco che mi ha attirata fin dalla prima puntata ma magari ci fosse "solo" quello. Legion è un capolavoro di scrittura, scenografie, costumi, colonna sonora (Dio, la colonna sonora meriterebbe di venire ascoltata in loop continuo) e attori della Madonna. Gli sceneggiatori hanno mandato alle ortiche l'approccio classico verso l'universo supereroistico Marvel e hanno creato ciò che in parecchi hanno definito mindfuck. Dimenticate lunghi spiegoni, villain mefistofelici dai colori sgargianti, costumini di spandex e quant'altro vi aspettereste da Avengers e X-Men: le prime due puntate di Legion sono un trip coi controcoglioni, puro delirio in cui immergersi e accettare di stare guardando qualcosa dove i confini del reale e dell'immaginario sono annientati. COSA è vero e COSA è frutto della mente folle di David? Dalla terza puntata in poi la questione diventa meno ingarbugliata ma questa è la domanda che vi farete per tutti gli otto episodi, persino se, come me, avrete capito chi è il burattino che manipola i fili in quanto lettori di vecchia data degli albi mutanti Marvel. Altra genialata, solo due personaggi della serie sono legati a doppio filo alle storie a fumetti degli X-Men, gli altri sono inventati e sono alcuni dei mutanti più interessanti visti finora sullo schermo; assieme a David, saltano all'occhio il favoloso Oliver di Jemaine Clement (bisogna aspettarlo un po' ma quando arriva...), la coppia Kerry/Carey, la bionda e bellissima Syd e l'ambigua Lenny di Aubrey Plaza (assieme a Clement e Stevens l'attrice più memorabile della serie, meritevole di almeno 20 Emmy Awards).

Cose che non mi sono piaciute
Siccome non ce ne sono, continuo con quelle che mi sono piaciute. La fatica mentale che proverete cercando di sbrogliare la matassa che è la trama di Legion verrà ricompensata da uno spettacolo per gli occhi a dir poco incredibile (oltre che dalla sensazione di avere davanti un prodotto che non insulta l'intelligenza dello spettatore, cosa non da poco di questi tempi). I costumi, se così si possono chiamare, dei vari personaggi si ispirano vagamente a quelli anni '70 mostrati in X-Men - First Class e in generale l'atmosfera che si respira è assimilabile ad un film di "supereroi" come lo girerebbe Wes Anderson ma con molta più "ciccia" e momenti di terrore reale (provate a guardare le puntate imperniate sul "mostro con gli occhi gialli" o sul "bambino più arrabbiato del mondo" da soli, al buio, poi fatemi sapere a quanto arriva il vostro battito cardiaco); la stanza bianca di Syd e David, il rifugio dei mutanti, il manicomio, persino la casa dell'"inquisitore" sono un trionfo di scenografia e, a proposito di quest'ultimo, finalmente un villain viene tratteggiato con umanità e profondità in pochissimi fotogrammi. Gli effetti speciali sono pochi, ben dosati e ben realizzati, e si integrano alla perfezione con delle scelte narrative e di regia mai banali, capaci di rendere al meglio lo strano universo che si cela nella mente di David, sul quale giustamente i realizzatori hanno preferito puntare piuttosto che giocare a "chi mostra i poteri mutanti più assurdi". Lo dico da anni, meglio caratterizzare a puntino personaggi dall'aspetto umano, insistendo non tanto sui loro poteri ma sulle loro fisime, i loro tic, le loro paure, le interazioni, i dialoghi e persino il loro stile particolarissimo (Oliver, parlo sempre di te. Mi sono innamorata, lo ammetto) piuttosto che schiaffare improbabili parrucche oppure orride protesi di lattice in faccia a degli attori solo per dare il contentino ai fan. Finalmente qualcuno mi ha ascoltata e io non posso che ringraziare tutti i realizzatori di Legion, aspettando con ansia una seconda stagione che spero non perda di qualità.

E quindi?
E quindi Legion va visto. A prescindere che siate o meno fan dell'universo Marvel, SOPRATTUTTO se Avengers, X-Men, persino i supereroi Netflix vi hanno stufato, e cercate qualcosa che appaghi occhi e cervello. Non spaventatevi, lasciate passare le prime due puntate e vedrete che non potrete più farne a meno. Se invece cercate banalità e/o linearità rivolgetevi altrove, ché Legion non fa per voi!


martedì 4 aprile 2017

Ghost in the Shell (2017)

Potevo non andare a vedere Ghost in the Shell, diretto dal regista Rupert Sanders e tratto sì dal manga omonimo di Masamune Shirow ma anche e soprattutto dall'anime diretto nel 1995 da Mamoru Oshii?


Trama: Il maggiore Mira Killian è il primo esempio di essere dal corpo interamente cibernetico ma con un cervello umano, frutto di un esperimento atto a salvarle la vita a seguito di un attentato che ha distrutto il suo corpo reale. Così potenziata, diventa la punta di diamante della Sezione 9, agenzia governativa impegnata, tra le altre cose, nelle indagini su un misterioso individuo che sta uccidendo tutti gli scienziati della Hanka Robotics, ditta responsabile della creazione del Maggiore...


Un film come Ghost in the Shell si può tranquillamente riassumere in una singola frase: semplicità, il tuo nome è "sceneggiatore americano". Prendete il delirio cibernetico di fine (scorso) millennio di Masamune Shirow prima e Mamoru Oshii poi, spremetelo molto ma molto bene fino ad ottenerne un blandissimo succo riassumibile in due frasi fatte sparate a inizio e fine film (vi vengo incontro: "Mira, tu sei umana anche se hai un corpo cibernetico perché non è il passato a fare di te ciò che sei, bensì le azioni che compi nel presente") e fate una distinzione abbastanza netta tra buoni e cattivi, chiarendo ovviamente senza ombra di dubbio sia il passato che il destino futuro della protagonista. Fatto? Ok, ora dimenticate Koukakou Kidoutai, titolo nipponico che non verrà più nominato né preso in considerazione perché sarebbe inutile fare confronti: la pellicola di Rupert Sanders è tutt'altra cosa e come tale va fruita e goduta. Ghost in the USAShell è un film action-fantascientifico interamente basato su una donna alla ricerca della sua identità perduta e, soprattutto, del suo passato, con qualche blando accenno di critica alla manipolazione delle informazioni e alla spregiudicatezza di governi e distruttori della "vita così come la conosciamo" e se volete aggiungerci anche un monito contro l'alienamento da iper-tecnologia nessuno vi dirà nulla. I personaggi introdotti dalla sceneggiatura, perlomeno il Maggiore, Batou e Aramaki, sono abbastanza ben caratterizzati da spingere lo spettatore a provare ansia ogni volta che le loro vite vengono messe in pericolo, mentre i vari villain (di cui almeno uno piazzato a mo' di depistaggio) fanno il loro dovere, mettendo sul piatto un valido mix di antipatia, ambiguità e spietatezza, alcuni più degli altri. Come detto sopra, la sceneggiatura è lineare ma ha il pregio di procedere come un treno senza concedersi a snaturamenti delle creature di Shirow (per esempio intavolando, che so, una relazione amorosa tra il Maggiore e Batou, il cui rapporto è palesemente, grazie a Dio, basato sul reciproco rispetto anche in questa versione) e offrendo allo spettatore una protagonista fredda, confusa, determinata a scoprire il marcio nascosto dietro intenzioni all'apparenza buone e, soprattutto, cazzuta a livello Milla Jovovich in Resident Evil nonché, lo dico a beneficio dei maschietti alla lettura, cyberneticamente nuda per buona parte del tempo.


Sempre per il discorso "non è il passato a fare di te ciò che sei, bensì le azioni che compi nel presente", Ghost in the USAShell è un film che vive nel presente conservando la propria identità, tuttavia non manca di omaggiare il passato o, se vogliamo essere maligni, di dare un contentino ai fan di "quell'Opera che avevo promesso di non nominare più". I riferimenti (le strizzate d'occhio, chiamatele come volete) al film di Oshii sono tanti quante le stelle in cielo, al punto che Sanders ne replica addirittura intere sequenze, soprattutto le più iconiche (e quasi tutte messe nel trailer, vedi il tuffo del Maggiore dal grattacielo oppure lo scontro nel canale appena fuori città), e non manca di ricordare anche l'esistenza di Innocence, tra terrificanti ginoidi geishe e cagnolini affettuosi; a parte questo, Ghost in the USAShell è visivamente bellissimo, soprattutto se goduto su schermo gigante, le scene d'azione sono incredibilmente ben fatte e la versione 2.0 dei paesaggi urbani alla Blade Runner mozza il fiato così come i bellissimi effetti speciali, sia che vengano applicati ai singoli personaggi sia alla realtà che li circonda. Come ho detto sopra, il Maggiore è una gioia per gli occhi e Scarlett Johansson è stata un'ottima scelta di casting, alla faccia di chi l'avrebbe voluta giapponese; non solo perché è "bellissima" (come le viene ribadito almeno sette volte in tutta la pellicola) ma soprattutto in quanto dotata del necessario piglio "duro" per interpretare Mira/Motoko e di una fragilità appena accennata che la rende allo stesso tempo più di una semplice macchina senza sentimenti. Voto dieci anche al danese Pilou Asbæk, un Batou particolarmente convincente e patato sia con gli occhi che senza, mentre a "Beat" Takeshi Kitano cosa gli vuoi dire, alla volpe che si scrolla di dosso i conigli col sembiante da Yoda e lo scazzo durissimo di un Aniki Yamamoto qualsiasi? Niente, si può solo chinare il capo e dire ありがとう、先生。Arrivata alla fine del post devo confessarvi di non essere una fan all'ultimo stadio di Ghost in the Shell quindi, se vi sono sembrata meno dura di quanto avrei dovuto, chiedo scusa ma non posso negare di essermi divertita durante la visione di Ghost in the USAShell; se siete degli otaku che vivono nel mito della creatura di Shirow stategli lontano chilometri, gli altri invece si godano pure tranquillamente un ottimo film d'azione/fantascientifico, meno tamarro e deprecabile di quanto avessi pensato.


Del regista Rupert Sanders ho già parlato QUI. Scarlett Johansson (Mira Killian) e "Beat" Takeshi Kitano (Aramaki) li trovate invece ai rispettivi link.

Pilou Asbæk interpreta Batou. Danese, ha partecipato a film come Lucy, The Great Wall e a serie quali Il trono di spade. Ha 35 anni e due film in uscita.


Juliette Binoche interpreta la Dottoressa Ouelet. Francese, ha ricordo per film come L'insostenibile leggerezza dell'essere, Cime tempestose, Film blu, Film bianco, Film rosso, Il paziente inglese (che le è valso l'Oscar come miglior attrice non protagonista), Chocolat, Cosmopolis, Godzilla e Sils Maria. Ha 53 anni e due film in uscita.


Michael Pitt (accreditato come Michael Carmen Pitt) interpreta Kuze. Americano, lo ricordo per film come Studio 54, The Dreamers - I sognatori, The Village, Funny Games, Hugo Cabret e 7 psicopatici; inoltre ha partecipato a serie quali Dawson's Creek, Broadwalk Empire e Hannibal. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 36 anni.

Passano gli anni e Pitt mi diventa Hansel...
Daniel Henshall interpreta lo spazzino hackerato. Australiano, ha partecipato a film come Snowtown, These Final Hours e The Babadook. Anche sceneggiatore e produttore, ha 35 anni e un film in uscita.


Nel film compare anche l'inguardabile Yukio di Wolverine - L'immortale, al secolo Rila Fukushima, che ha offerto i tratti somatici come modello per le varie robo-geisha. Per quanto riguarda il Maggiore, Batou e Kuze, prima che i ruoli venissero assegnati agli attori definitivi erano stati considerati rispettivamente Margot Robbie, Matthias Schoenaerts (oddio...) e Sam Riley. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate ovviamente ALMENO Ghost in the Shell e Innocence (O Ghost in the Shell- L'attacco dei cyborg) ma tenete conto che l'opera originale di Masamune Shirow ha dato origine anche alle serie Ghost in the Shell: Stand Alone Complex, Ghost in the Shell: Stand Alone Complex - 2nd GIG, Ghost in the Shell: Arise e ai due special Ghost in the Shell: Stand Alone Complex Solid State Society Ghost in the Shell: The New Movie, quindi roba da recuperare ne avete e potete aggiungere anche Lucy, Blade Runner, Ex Machina o Il quinto elemento. ENJOY!

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