lunedì 10 ottobre 2011

Slaughter (2009) - Recensione

Mai guardare un film a pezzi, in inglese e con l’audio orribile, o si rischia di schifare a morte una cosa innocua e banalotta come Slaughter, diretta nel 2009 dal regista Stewart Hopewell.



Trama: una ragazza con un fidanzato violento decide di scappare e rifarsi una nuova vita in un’altra città. Lì conosce una coetanea, la cui famiglia gestisce una fattoria con mattatoio in campagna. Presto si renderà conto di essere finita dalla padella alla brace…



Che dire di un film che mescola ogni possibile cliché sui thriller “al femminile” e sugli horror ad ambientazione campagnola? Che dire di un film il cui significato, gira che ti rigira, è “gli uomini sono tutti maiali, scema tu che non lo hai ancora capito”? Che dire di un film dove la noia regna sovrana per tre quarti della sua durata e l’incomprensibilità impera nel quarto finale? Effettivamente non ci sarebbe nulla da dire, problema mio che continuo a guardare questi oRori sperando che almeno il finale si riveli risolutivo e interessante, ma questa volta non è successo nemmeno quello. Tutto ciò che ci viene mostrato sono le due tristissime faccette delle protagoniste (una molla come un fico, l’altra forzatamente zoccola), che per tutto il film lavorano nella fattoria spalando escrementi di maiale con camicette e shorts di jeans come novelle Daisy Dukes, nelle pause vanno all’Opera (ma chi ci crede…) e poi in discoteca, il tutto sotto l’ovvia supervisione di un padre orco, un fratello scemo e un fratellino più furbo ma nel complesso sfigato.



E, credetemi, non bastano un paio di scene di “tortura odontoiatrica” che, peraltro, io non ho guardato per non mettermi a piangere come una bambina, a svegliare lo spettatore e a togliergli la convinzione che Slaughter sia scritto, diretto e recitato con i piedi. Al di là dell’ovvia stupidità della protagonista che, dopo avere subito sevizie dall’ex fidanzato, va a vivere con una tizia che nemmeno conosce, passa il tempo a farsi letteralmente i fatti altrui andando ad infilare il naso dentro porte chiuse e porcili in disuso, e verso il finale riesce persino a farsela mettere nello stoppino pur essendo armata fino ai denti, al di là del banale “twist” del film, che qualsiasi spettatore medio sarebbe riuscito ad anticipare praticamente dall’inizio, sta di fatto che, ripensando alle scene iniziali, il film sta poco in piedi, a meno che il tutto non venga introdotto da un flashback giusto per mostrare la padronanza del mezzo cinematografico. Ussignur, non bastava la poetica immagine nelle lucciole nel campo, rovinata dalla scoperta di una carcassa nascosta da un pezzo di cartone, per mostrare velleità pseudo – artistiche!! E vogliamo dire che la trama passa pure per essere tratta da una storia vera? No, è troppo anche per me. Avanti col prossimo…

Stewart Hopewell è il regista della pellicola. Americano, oltre a Slaughter ha diretto tre cortometraggi. Anche sceneggiatore, ha 32 anni.



David Sterne interpreta il padre di Lola, Jorgen. Molto probabilmente inglese, ha partecipato a film come Harry Potter e il calice di fuoco, Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma, I love Radio Rock, Wolfman e lo splendido Non lasciarmi. Di età sconosciuta (a occhio e croce sulla sessantina), ha due film in uscita.



Slaughter fa parte degli “8 films to die for” che annualmente vengono sfornati dall’ indipendente After Dark Horror Fest. Più che Slaughter, io guarderei Dying Breed o, al limite, Perkins’ 14 per avere un assaggio di questi 8 fantomatici film dell’edizione 2009. Vi lascio ora col trailer del film... ENJOY!!

11 commenti:

  1. Ciao...sul film nulla da dire, non l'ho visto e ti confesso di non amare particolarmente il genere. Volevo farti solo i complimenti per il blog.
    Se hai voglia di fare un giretto dalle mie parti, anche lì si parla di cinema ed affini...http://http://uonderuoman.blogspot.com/

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  2. Ciao e grazie per essere passata (e dei complimenti).
    Sicuramente farò una visitina al tuo blog!

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  3. Grazie per essere passata...ti aspetto nella banda la prossima volta...
    http.://uonderuoman.blogspot.com

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  4. Me lo ricordo bene e me lo ricordo pessimo. Secondo me il peggiore film proveniente dagli After Dark movies. Nemmeno i film tv in 2a serata su rai 2 sono così brutti ;)

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  5. Hai ragione, caro Anonimo.
    Ma purtroppo proprio in questo istante medesimo sto guardando In The Market. Il concetto di "brutto" ha assunto davvero tutto un altro significato o___O

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  6. totalemente d'accordo! una roba pessima.

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  7. ehi gran bel blog! ti seguirò con molto piacere!

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  8. Grazie per i complimenti, sempre molto graditi!

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  9. utente anonimo7 novembre 2011 08:57

    Dai, non è poi cattivo il film... quando non c'è niente da vedere manco su tv aperta e non c'è internet...

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  10. Si può sempre ripiegare su un buon libro! XD
    Capisco la voglia di provarci, sia da parte di registi, sceneggiatori ed interpreti, ma addirittura infilare una rumenta simile in un elenco di 8 films to die for.... Bah!!!
    InqualificaBBoli.

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  11. utente anonimo8 novembre 2011 00:04

    E' vero... comunque, dalla serie 8 films to die for... l'unico che veramente mi è piaciuto è quello dell'ospedale... non mi ricordo il nome... dove Robert Patrick fa di medico... uno spettacolo!

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